Pixar Animation Studios

pixar

Scritto da Alessandro Giovannini (fonte immagine: artofthetitle.com)

La storia dell’animazione al cinema passa inevitabilmente per la Pixar. La sua attività segna uno spartiacque fra un certo modo di intendere i film di animazione ed un altro; la tecnica del disegno, non solo strumento cinematografico, ma artistico in senso più generale ed esistente fin dall’alba dei tempi come primigenia forma di rappresentazione figurale addirittura con scopi sacri (i dipinti rupestri come parte dei riti di buon auspicio per la caccia) viene definitivamente soppiantato dal wireframe, dalla modellazione poligonale, dal predominio del software modulare.

I disegnatori, pur ancora presenti dietro le quinte, lasciano spazio ai programmatori ed agli esperti di computer animation, in una situazione non di abbandono della creatività in favore della tecnica, ma di una nuova declinazione dell’atto creativo nella performance digitale. Se il luogo di fruizione è ancora la sala cinematografica (magari attrezzata per una proiezione 3D), non si tratta più di impressionare una pellicola filmando disegni ed animazioni a passo uno, bensì di dar vita ad immagini generate direttamente al computer ed assemblate con strumenti composition-based e non piùtime-based (cioè non più basati sul fotogramma come unità minima di contenuto).

A livello culturale, la nascita della Pixar ed in particolare il suo primo lungometraggio, Toy Story, ha avuto un impatto colossale sulla scena dell’animazione, dando vita alla proliferazione di un gran numero di film realizzati con tecniche simili da altre case di produzione, nonché la progressiva rinuncia da parte di un colosso come Disney all’uso del disegno ed il suo accodamento alla rivoluzione della CGI totale introdotta da Pixar. E’ inoltre probabile che il fenomeno abbia provocato un’accelerazione nel livello di sofisticazione degli effetti speciali dei film in live action, i cui produttori si saranno sentiti maggiormente legittimati ad annegare in un bagno cibernetico di SFX i loro action movies e sci-fi movies grazie al successo ottenuto dai primi film realizzati interamente con queste tecniche (quest’ultima ipotesi rimane comunque una speculazione personale; senza contare il fatto che molti altri film hanno aperto la strada per un’implementazione massiccia di CGI nei film in live action, in primis la saga di The Matrix).
Se i primi film realizzati dagli Studi costituiscono grandi risultati in termini formali, bisognerà aspettare qualche anno prima di vedere emergere anche una componente sostanziale più sviluppata. Il 2008 può essere considerato un anno spartiacque nella storia della Pixar in questo senso, con la pubblicazione di WALL•E, film epocale che permetterà una volta per tutte ad un film d’animazione di elevarsi al rango qualitativo dei migliori film della storia del cinema (cosa per la verità sì rara, ma già accaduta per almeno un paio di pellicole dello stesso genere: quell’indimenticabile esperimento surrealista che è Fantasia,1940, e quel formidabile poema intimista antibellico che è Una tomba per le lucciole, 1988).

La storia della Pixar inizia molto più là del suo primo lungometraggio: nel 1979 nasce come reparto della Computer Division della Lucasfilm, con il nome Graphics Group e con a capo Ed Catmull, che all’epoca lavorava ad alcune ricerche in campo di computer graphic al New York Institute of Technology. Il reparto iniziò subito a lavorare ad una versione embrionale di quella che sarebbe diventata l’interfaccia di rendering di ambienti 3D di cui avrebbe fatto uso in seguito, RenderMan; nel corso degli anni inoltre collaborò con l’Industrial Light & Magic per la realizzazione di SFX di alcuni film. Nel 1986 il reparto fu acquistato in blocco da Steve Jobs, fondatore di Apple da cui era stato “accompagnato alla porta” a fine 1985. Lucas infatti aveva bisogno di soldi, così vendette il gruppo a Jobs per 5 milioni di dollari (ed altri 5 vennero messi sempre da Jobs nel gruppo come capitale), che battezzò questa nuova società con il nome Pixar, con a capo lo stesso Jobs, Ed Catmull e Alvy Ray Smith. Lo scopo principale della Pixar in questo periodo era la ricerca sull’hardware: in particolare la creazione del Pixar Image Computer, potente macchina venduta un po’ al governo, un po’ ad istituti sanitari, senza grande successo; ciò che conta però fu che venne anche acquistato dalla Disney, che lo usò per creare il suo software CAPS (usato per la primissima volta ne La Sirenetta e poi più massicciamente nei film successivi). All’epoca John Lasseter, che diverrà successivamente capo della società e regista di molti suoi film, nonché inventore del logo della ditta, era già impiegato dell’azienda.
Gli affari non vanno bene, e fra il 1990 e il 1991 si procede tra vendite di parti dell’azienda e licenziamenti di personale, finché arriva il contratto risolutore con Disney, con cui la Pixar si accorda per distribuire 3 film realizzati totalmente in CGI, il primo dei quali era proprio Toy Story (tutti i film sarebbero stati prodotti interamente dalla Pixar stessa). Le risorse comunque scarseggiavano, e Jobs fu tentato di vendere tutto fino al 1995, quando il film fu finalmente finito e distribuito dalla Disney, come da accordi.

Toy Story – Il mondo dei giocattoli

Dopo Toy Story 2, Lasseter si prenderà una pausa di qualche anno dalla regia, che passerà ad altre mani. Fra Pixar e Disney iniziarono delle dispute contrattualistiche proprio in occasione di Toy Story 2 (in sostanza Disney era troppo esosa a parere di Pixar). Nel 2004 i rapporti si aggravano, tant’è che gli accordi saltano e Jobs si dichiara intenzionato a cercare nuovi partner commerciali (cosa che però non si è fatta). Un nuovo accordo fu raggiunto solo nel 2006, anno in cui le due aziende si fusero. Prima di ciò però la Pixar fece in tempo a rilasciare ancora un film da casa indipendente, Cars – Motori ruggenti. Il 5 maggio 2006 viene stipulato il fatidico contratto: Pixar è acquisita da Disney, ma non viene “soffocata” in essa, anzi: Jobs diventa il maggior azionista singolo della Disney detenendone il 7% (era già il maggior azionista Pixar con il 50,1%); inoltre John Lasseter diventa Chief Creative Officer sia di Disney che di Pixar, mentre Catmull diventa presidente di entrambe le aziende. Le due entità inoltre rimasero ben separate in quanto a nomi e reparti, come evidenzia il nuovo nome dato all’ibrido aziendale così creato: Disney•Pixar (il logo appare già in Cars, sebbene esso sia stato realizzato prima della firma del contratto), marchio che firmerà tutte le produzioni successive. Insomma quella che poteva essere una fagocitazione del piccolo studio da parte del colosso si è tradotto nel suo quasi-contrario: segno dell’incertezza creativa e perdita di status da parte di Disney e di sempre maggior forza da parte di Pixar.

Il 2009, anno di Up, primo film realizzato in 3D (in seguito i film precedenti verranno riproposti con questa tecnica), in occasione della presentazione del medesimo alla Mostra del Cinema di Venezia, John Lasseter e gli altri registi degli Studios hanno ricevuto un Leone d’Oro alla carriera.

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