Toy Story – Il mondo dei giocattoli

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Toy Story – USA 1995 – di John Lasseter – animazione/avventura/fantastico – 77min.

Scritto da Alessandro Giovannini (fonte immagine: imdb.com)

Woody, cowboy di pezza, è il giocattolo preferito di Andy. Woody vive nella cameretta di Andy assieme agli altri giocattoli del bambino: Mr. Potato (patata antropomorfa), Slinky (cane allungabile), Rex (dinosauro non proprio temibile), Hamm (maiale salvadanaio), e molti altri. Tutti vivono in armonia, consapevoli di essere amati da Andy, e pronti a condividere con lui molte avventure. Ma la paura di essere rimpiazzati da giocattoli più nuovi e belli si ripresenta a ogni compleanno di Andy, e questa volta i timori si rivelano fondati: al bambino è stato regalato nientemeno che lo Space Ranger Buzz Lightyear, che oltre ad essere iper-accessoriato non si rende conto della sua natura di “balocco per bambini”. Quando Woody inizia a sentirsi scaricato, comincia a meditare un piano per sbarazzarsi del nuovo, scomodo venuto, innescando una serie di eventi che porteranno lui e Buzz a vivere la più grande avventura della loro esistenza.

Pietra miliare della storia dell’animazione, Toy Story è il film giusto al momento giusto: un film di animazione brillante ed originale in un periodo fiacco dal punto di vista creativo, in primis a livello di idee fresche (il periodo d’oro del Rinascimento Disney è già passato); un film epocale per l’innovativo metodo realizzativo, che oggi appare certo obsoleto dal punto di vista grafico (pur essendo comunque godibilissimo), ma all’epoca era semplicemente sensazionale. L’impatto mediatico fu enorme, e venne citato da testate importanti come evento sensazionale (il New York Times l’ha messo tra i migliori 1000 film di sempre), senza contare che fu il maggior incasso mondiale dell’anno (356 milioni di dollari). Scritto da ben 4 autori (tra cui il futuro regista Joss Whedon), è un ottimo e raro esempio di riuscito lavoro di squadra in fase di scrittura: vedendo il film ci si accorge del calderone di idee che vi sono state buttate dentro, e si può immaginare che non ne siano state incluse molte altre (di certo si sa che nel finale doveva comparire una Barbie, ma la Mattel non diede la concessione dei diritti, cosa che avvenne invece per i due sequel): l’amalgama di riferimenti cinematografici (western, sci-fi, horror, commedia, comico) ed artistici in generale è sterminata, ma questa operazione di mash-up postmoderno non è un collage di citazioni né una serie di omaggi ad opere altrui, bensì una rielaborazione creativa di elementi pre-esistenti per dar vita a qualcosa di nuovo. La prospettiva del mondo cambia radicalmente dalle visioni cui siamo abituati: tutto appare meraviglioso, gigantesco, alieno se visto con gli occhi dei giocattoli, e ci fa riscoprire quella dimensione magica del mondo in cui viviamo di cui da bambini si è perfettamente consapevoli, e che poi si perde tristemente con l’avanzare dell’età. In un tripudio di SFX, di colori sfavillanti e di un uso della luce che da far invidia a molti direttori della fotografia, Toy Story entra nell’immaginario collettivo e consacra la Pixar a guru dell’animazione nell’era digitale.
Colonna sonora perfetta.

Voto: 8

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