La Fiammiferaia

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Tulitikkutehtaan tyttö – Finlandia/Svezia 1990 – di Aki Kaurismaki – drammatico/commedia – 68′

Scritto da Francesco Carabelli (fonte immagine: filmtv.it)

 

Iris, giovane operaia in una fabbrica di produzione di fiammiferi è alla ricerca della pro pria felicità e di un uomo che la accompagni nella vita. La ricerca sembra vana, ma un giorno, dopo aver acquistato un vestito alla moda, conosce un uomo e se ne innamora. Pur troppo sarà l’inizio dei suoi guai…

Conosciamo tutti la fiaba di Hans Christian Andersen. Aki Kaurismaki si ispira a questo racconto, ma lo rielabora a proprio modo, ambientando la fiaba ai giorni nostri e facendo della protagonista un’operaia che lavora in una fabbrica che produce fiammiferi. Al di là delle affinità lo svolgimento e la fine di questo racconto sono ben diversi. La protagonista, Iris, è alla ricerca della propria felicità: sostegno di famiglia, in quanto la madre e il padre acquisito vivono del suo stipendio senza nulla fare, servizievole, purtroppo in capace di fare amicizie e di trovare un uomo con cui condividere il proprio desti no. L’occasione per una svolta è data dalla decisione di acquistare un vestito all’ultima moda, che le permette così di essere notata da qualcuno che non evita però di approfittarne per una notte. Iris cerca in Aarne l’amore, ritiene che possa essere l’uomo della sua vita e favoleggia una vita diversa per sé. Purtroppo la realtà è ben altra. Uomo d’affari Aarne, per lui Iris è una delle tante e anche quando viene a conoscenza del fatto che Iris è incinta, non vuole altro che far sparire il bambino. È una delusione troppo grande, per Iris, che cerca il conforto del fratello, e per i suoi geni to ri che decidono di “sfrattarla” da casa. A tale delusione Iris non può rispondere che con la vendetta. La giusta punizione concluderà la pellicola, non lasciando spazio a dubbi come in ogni parabola morale. Da notare che a differenza della fiaba di Andersen, Iris non usa i fiammiferi se non alla fine per accendersi una sigaretta, quando tutto è compiuto. Di questo cinema ci colpisce il silenzio quasi perenne che mette in risalto le immagini. Solo poche parole interrompono questo silenzio, nei momenti decisivi. Parole semplici asciutte, mai sofisticate che ci dicono della semplicità di una vita e allo stesso tempo ci fanno riflettere sull’abuso della parola in tanto cinema contemporaneo. Ci aiuta a sostenere questo silenzio la musica che accompagna in modo diegetico ed extra-diegetico la pellicola, il buon rock anni ’50 americano o il rock finlandese che ci sorprende per le sue melodie. Kaurismaki realizza una serie di quadri che si distinguono l’uno dal l’altro per delle cesure rese possibili dalle dissolvenze in nero, che creano una sospensione e un’atte sa che aiutano l’economia della storia narrata. Un cinema alternativo questo del regista finlandese, capace di farci riflette re senza mai scadere nel banale sulla durezza della vita, sul dolore provocato dagli uomini e sul l’impossibilità di sottrarvi si senza pagare un prezzo. Piace in fatti di questa pelli co la l’equilibrio con il quale il regi sta affronta i fatti raccontati e l’ironia che non manca nei momenti più tragici. Belle le immagini inizia li che ci rendono edotti sulla produzione contemporanea dei fiammiferi e che non sfigurerebbero in un bel documentario di gene e. Da segnalare la gran de prova del l’attrice protagonista Kati Outinen, musa del cinema di Kaurismaki, per la sua capacità di impersonare con verosimiglianza il personaggio di Iris.

Voto: 7

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