Corpo e anima

corpo e animaTeströl és lélekröl – Ungheria 2017 – di Ildikó Enyedi – sentimentale – 116′Scritto da Alessandro Giovannini (fonte immagine: imdb.com)

Il direttore di un mattatoio e la nuova assunta al controllo qualità delle carni, scoprono di condividere ogni notte lo stesso sogno, in cui un cervo e una cerva si muovono in un bosco innevato inseguendosi l’un l’altro. I due, che nel quotidiano sono persone schive e di poche parole (specialmente la ragazza che ha orrore del contatto fisico), si avvicineranno sempre più.

Orso d’Oro a Berlino, Corpo e anima è un storia d’amore o più precisamente la storia di come un uomo e una donna imparino ad amare. Lui, che essendo un uomo di mezza età con una misteriosa romance finita male tempo addietro, è ormai disincantato e non si aspetta nulla dalla vita. Lei, sulle soglie della patologia mentale, incapace di intessere il minimo rapporto umano, che pure vorrebbe. Il loro avvicinamento avviene un po’ per volontà reciproca, un po’ per caso, un po’ per magia: l’attrazione fisica è ciò che muove in primo luogo l’uomo; le circostanze casuali (un furto interno che provoca indagini e screening psicologici di tutti i dipendenti) li portano ad entrare in contatto; il sogno condiviso li spinge a tessere un profondo legame reciproco. La regista Ildikó Enyedi mette in scena un avvicinamento sentimentale lungo e difficile, fatto di dialoghi rarefatti e linguaggio non verbale, pieno di ripensamenti e dubbi, per parlarci di triti problemi della società contemporanea occidentale quali la difficoltà di comunicazione tra i sessi, la fatica dei rapporti umani, l’alienazione sul luogo di lavoro, ma lo fa con una certa leggerezza, con un umorismo sotterraneo che regala un paio di momenti divertenti, con una libertà dai registri di genere che le permette di aggiungere un mix di umori in alcune scene, come un climax drammatico nel pre-finale in cui riesce ad inserire una punta di black comedy.

A volte la sceneggiatura si avventura in vicoli ciechi, come il subplot “investigativo” che appare un innesto spurio nella trama, altre volte getta spunti narrativi che si guarda bene dall’approfondire (la ragazza è in cura presso uno psicologo infantile che la sprona a trovarsene uno per adulti, ma il motivo di tale circostanza non viene mai chiarito e la backstory della protagonista rimane ignota e misteriosa). A parte questi difetti di scrittura, la romance avvince per la sua stranezza e incuriosisce circa il suo esito, non troppo scontato. Le belle prove attoriali di Morcsányi Géza e Alexandra Borbély sono il miglior incentivo a vedere il film, meno brillante la regia che insiste su inquadrature strette di dettagli, che fungono più da orpello che da sostegno alla narrazione. Colonna sonora sobria come la messinscena.

Voto: 7

 

 

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