Fabrizio De André- Principe Libero- Il Film

DeAndrè_1200x675

Fabrizio De André-Principe Libero- Il Film -Italia 2018 – di Luca Facchini

biografico

Scritto da Sarah Panatta (fonte immagine: nexodigital.it)

La storia di una personalità libera e fuori dalle convenzioni, stretta negli schemi borghesi. Fabrizio De André dall’infanzia in una famiglia ricca e potente, alla prima chitarra in regalo, dagli amori nei vicoli ai matrimoni, dalle serate tra amici ai concerti fino al rapimento in Gallura. In mezzo l’amicizia con Paolo Villaggio e Luigi Tenco, lotte e delusioni, grandi canzoni e conflitti interiori, il rifugio nell’alcol e i tanti volti della sua grande famiglia “allargata”.

 

Quella “specie di sorriso” che inganna gli anni e che “sa” ridere. Mentre si indigna nel mondo senza sdegnarsi di esso. Che accetta la realtà, la compiange, la disturba, trasformandola nei suoi “personaggi”, (poveri) cristi laici di questa terra ubriaca. Che trova le sue “verità” tra i vicoli, anzi, i carruggi, le puttane, le bettole, i salotti padronali, i prati della vacche, ma soprattutto tra le corde dell’amore. Multiplo e contrastato, come l’animo di Fabrizio.

I suoi “due occhi enormi di paura”, specchio di “un’avventura” lunga una vita intera, fatta di famiglie allargate e di insanabili interdizioni interiori, di esplorazioni necessariamente proibite e di piccole grandi battaglie irrinunciabili, la musica, la campagna, i mari della solitudine e del vagabondaggio nel tutto dell’esistere.

Evento speciale al cinema solo il 23 e il 24 gennaio e in onda sulla rete pubblica in due puntate il 13 e 14 febbraio, Faber si fa miniserie, Fabrizio De André. Principe Libero, autorizzata da Dori Ghezzi, vera e propria ancella dell’operazione, diretta dal quasi esordiente Luca Facchini. Revival american style della biografia del cantautore simbolo nazionale, che cerca l’emotività profonda del personaggio tracciando a marcate linee il contesto socioculturale che diventa sfondo impressionista annacquato nei gorgoglii delle acque genovesi e nelle chiacchiere con i tanti amici e comprimari della fiction. Uno spot del “biscottone” tricolore che dall’anarchia disfunzionale del nostro Faber discende un prodotto di consumo medio, una storia d’amore musicata tra la voce del mito reale e quella graffiata e imperturbabile del pur sempre gigantesco Luca Marinelli, che tra macchiette, fumetti e ritratti storici si conferma il più versatile e coerente interprete della sua generazione.

Dischiude gli occhi guardandosi intorno Luca/Faber e vede una famiglia di imprenditori sì illuminata ma troppo spigolosa e clientelare per la sua rivoluzione ardente nel sangue, sin da ragazzino, tra un disco di Elvis rubato nel vicolo e una notte con la Marinella bionda del quartiere povero. Giurisprudenza è uno scoglio scomodo per Fabrizio, che presto abbraccia la musica e tra i canti per gli amici e un matrimonio con “la più bella” della città, una rossa in cerca di dote e di sogni non infrangibili, incide il primo disco. Fabrizio è tormento puro, pacata febbre di dolore e di incertezza verso quel mondo assopito che lo circonda e soprattutto verso, dentro, contro, quel mondo di ombre passate e future che lo avvolge personalmente. Ombre poco decifrabili se non per quella ricerca di “libertà” che lo ossessiona. Un uomo che si concede alla vita tra donne e qualche bicchiere di troppo, grandi amici, il Villaggio da cabaret che lo sostiene e debutta persino con lui, e il Tenco che scrive canzoni sui tovaglioli del bar e commenta la vacuità del successo sotto l’immancabile luce di stelle lunari ribaltate nel nero del mare arrotolato sulle rive dei pescatori, testimoni di tante confessioni. E poi la passione complice ed eterna con Dori Ghezzi, la fuga nella fattoria in Sardegna, mentre le fortune musicali vanno vengono e tornano come pure il terrore del palco e il confronto con il “pubblico”. Fino al rapimento in quella villa-nido vicino Tempio Pausania la sera del 27 agosto 1979 e la liberazione quattro mesi dopo, dietro riscatto.

Faber, l’anti borghese a cui non piacevano le caselle della società ma neppure i cliché dell’artista, Faber fabbro di tanti Sé e se. Figura complessa e leggendaria trasformata dalla grande Mamma Rai in feuilleton del weekend, tra imprecisioni, vizi di forma, tentativi pittorici e istantanee corali, il “ballo mascherato”.

 

Voto: 5

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: