Teatro – Non è una piscina in giardino

NEUPIG_loca3Scritto da Sarah Panatta (fonte immagine: ufficio stampa)

  • L’opera

Un manager, da poco in pensione, si ritrova per la prima volta a vivere la quotidianità del rapporto familiare con sua moglie e sua figlia. Comprende subito che l’inserimento a tempo pieno nel ménage non è gradito alle donne ma non sospetta fino a che punto. A pochi giorni dal Natale, però, riceve una visita inaspettata. Da quel momento realizza tutta la verità e davanti a lui si apre il baratro.

Realtà dietro gli specchi e distonia umoristica, surrealismo e black comedy, lo scrittore fantasy Antonio Amoroso, traduce in parte la propria rocambolesca biografia in uno spettacolo che racconta la famiglia “oggi” infiltrandosi con avventura e ironia trascinante nelle relazioni umane. Un cast stellare che vede protagonista Gaetano Ingala, il talento esordiente Chiara Tron.

Come scrive lo stesso Amoroso con il suo schiaffo partenopeo alla De Filippo, “è una commedia che mira a strappare una risata, ma offre anche qualche piccolo spunto per riflettere. La riflessione suggerita è verso noi stessi, i rapporti familiari che costruiamo, le conseguenze dei nostri errori. Guarda nel nostro sociale e lo fa con un pizzico di sarcasmo, non sempre benevolo, non sempre ammiccante. A tratti è perfino impopolare, cruda, pur nella sua leggerezza. Scruta un po’ dentro di noi e ci dice che forse dovremmo svegliarci dal torpore indotto dai piaceri e restare più sul pezzo, sacrificarci a volte per far sì che le nuove generazioni non finiscano alla deriva. Insomma Il surreale è lo strumento utilizzato, il reale il bersaglio… Ecco forse è questo. Detto così potrebbe sembrare un capolavoro. E chissà che non lo sia davvero! Scherzo ovviamente. Di certo non è una piscina in giardino!”.

Una scommessa e un’avventura la stessa messa in scena, che vedrà lo spettacolo a Roma per le prime due date il 24 e 25 febbraio presso il Piccolo Teatro San Pio.

  • Intervista all’autore

Antonio Amoruso scrive racconti e romanzi per ragazzi.

Ha 56 anni ( vale quindi per cinque bambini di dieci più uno di sei) e molti capelli bianchi. A dispetto della sua non più giovane età i comportamenti che ha e il suo modo di vedere il mondo sono del tutto adolescenziali: non ha voglia di far niente se non le cose che gli piacciono, come gli adolescenti ascolta musica pop e segue x-factor nutrendo la segreta speranza di trovare un giorno il coraggio di andare alle auditions.

Tra un dolce far niente e l’altro, però, ha stranamente trovato le energie mentali per scrivere. Le sue pubblicazioni finora sono state quattro, tutte intorno ad un personaggio che ha chiamato Ben e che di fatto è un modo del tutto personale di vedere Babbo Natale. Un modo  che rende l’ineffabile Babbo brioso e divertente, almeno nelle intenzioni. Le storie di Ben sono piene di gag ma con una linea romantica che coinvolge il giovane lettore sin dalle prime pagine. Oltre a scrivere compone musica pop che propina agli incauti che vengono alle sue presentazioni, illudendosi che possa piacere e aiutare nel gradimento e nella vendita dei suoi libri.

 

Il manager che ‘torna’ all’arte. Dal fantasy alla commedia, perché e per chi scrive Antonio Amoruso?

Comincio dalla seconda parte della domanda: Per chi scrivo. Scrivo per chiunque abbia la pazienza e la voglia di leggermi. Non importa quale sia la sua ’età il sesso o la sua estrazione sociale. Ammetto di non aver mai realmente capito il concetto di target. Forse è retorica perfino un po’ stucchevole ma nessuno può negare che ci siano ragazzi che leggono cose da adulti, evitando di leggere cose da ragazzi e viceversa. Donne che odiano le storie romantiche e uomini che preferiscono i romanzi ai saggi. Quindi scrivo per tutti. Il target è la popolazione del globo terraqueo. La prova è che sebbene la copertina dei miei fantasy sia studiata per attirare un pubblico giovane ( celta editoriale) finora mi hanno letto nella maggior parte dei casi persone sopra i trent’anni. È un fatto risaputo che soprattutto in Gran Bretagna Harry Potter debba il suo successo ai genitori che hanno deciso di comprare le sue avventure e leggerle ai propri figli. Se loro si fossero annoiati nella lettura HP oggi sarebbe solo un’unità di misura della potenza meccanica.

Quindi i fantasy che ho scritto sono lì per essere letti da tutti. Poi se non li legge nessuno, pazienza.

Dal fantasy alla commedia. Be’ a dirla tutta anche in “Non è una piscina in giardino” c’è l’elemento diciamo fantasy anche se sarebbe meglio dire surreale. Ma in effetti si tratta di una commedia ed ha tutte le caratteristiche della commedia. Che, dici bene, è molto diversa da un romanzo fantasy. Per struttura e per intenzione. Ho scoperto però di trovarmi a mio agio in questo mare. Ci nuoto bene, sono contento e perfino orgoglioso di riuscire a sviluppare una storia attraverso il congegno della commedia. Che prevede attenzione estrema ai dialoghi e alla loro veridicità. Che deve considerare un piccolo trascurabile dettaglio: qualcuno dovrà recitare in maniera convincente le battute scritte. Il romanzo si pone meno questo problema. Certo, in qualsiasi romanzo i dialoghi curati fanno la differenza ma nella commedia sono come l’ossigeno per gli animali terrestri. Da autore mi diverto sia nel romanzo che nella commedia. E se la domanda si riferisce in particolare ai contenuti, be’ la fantasia è fondamentale in ogni opera letteraria. In un fantasy come in un thriller o in una storia d’amore. Perché altrimenti è cronaca giornalistica, è reportage, è diario, biografia. Io, confesso, sono per una letteratura fantastica a prescindere dal genere. Per cui il passaggio dal fantasy alla commedia non mi è pesato. Anzi. Mi ha consentito di scaricare la mia potenza di fuoco in un altro ambito. Tutto qui.

Che cosa significa ‘farsi’ produttore teatrale?

Impegnarsi nella produzione di un’opera teatrale è in generale un’impresa ad alto rischio. Nel mio caso si tratta addirittura di una specie di missione suicida. Mi sento come in volo su uno Zero, senza munizioni e con la portaerei nemica di fronte. Tuttavia mi sono detto: hai scritto un testo che ritieni valido. Sai che nessuno ci metterà i soldi per produrtelo perché sei solo e non hai un nome. Nemmeno nessuno lo leggerà mai. Hai una sola possibilità: lanciarti nella produzione. Per farlo arrivare al pubblico. Non ci guadagnerai, anzi. Sarà una perdita certa. Ma il tuo obiettivo sarà raggiunto. Duecentocinquanta potenziali spettatori avranno visto e apprezzato. E il testo non sarà rimasto lettera morta. In fondo forse il VERO produttore dovrebbe sempre muoversi così: produrre cose di cui è convinto a livello qualitativo. E affrontare i rischi di una perdita economica. Non sarà mai ricco ma sarà serio. Da questo punto di vista mi sento soddisfatto e sereno.

Tre parole per invitare tutti a teatro

Sarà istruttivo. Divertente ed emozionante. Coinvolgente, rapido come Pic indolor … e soprattutto utile. Se non per voi lo sarà senz’altro per me. A parte gli scherzi e fuor di metafora, bandendo le ciance e andando al sodo, “non è una piscina in giardino” è… una piscina di lacrime di risate. Con qualche lacrima vera. Ma dentro una piscina chi le distinguerebbe mai?

  • Intervista a Gaetano Ingala

Gaetano Ingala-5

Laureato in cinema, televisione e produzione multimediale presso l’università degli studi di Roma Tre, diplomato all’accademia Corrado Pani, Gaetano Ingala ha vestito ruoli trasversali lavorando tantissimo tra cinema, televisione e radio. Un vero navigatore ed esploratore, curioso e trasformista, dei mass media e dell’arte.

Hai viaggiato spesso nei mondi della commedia. Com’è il mondo di Non è una piscina in giardino (dal punto di vista attoriale)?

I viaggi sono belli perché parti ma non sai mai cosa ti aspetta né durante e né all’arrivo, quindi anche questo viaggio, è come gli altri. Una cosa è certa: ancora una volta il viaggio è emozione. Comunque stavolta non so davvero cosa aspettarmi al mio arrivo… il mondo di questo spettacolo dal mio punto di vista non l’ho ancora capito, perché io non ho né una piscina né tantomeno un giardino!

Lavorare in sinergia con il giovane talento Chiara Tron (regia) e con l’autore-produttore Antonio Amoruso.

Non l’avessi mai fatto!!! Ma dico: non mi bastavano tutti i problemi che avevo già nella mia vita? La cosa più assurda è che sia che faccia teatro o che faccia cinema, si crea sempre intorno a me una famiglia; e in famiglia si sa: ci si vuole bene tra abbracci, scontri e risate. Essere il protagonista di questa storia è una fortuna, per la travolgente e meticolosa regia di Chiara Tron, e per la cura autoriale di Antonio Amoruso, sempre a favore dell’arte e non del marketing, come ormai molti sono soliti fare nel campo culturale italiano.

Tre parole per invitare tutti a teatro il 24 e 25 febbraio

Venite a teatro altrimenti vi rimarrà per tutta la vita un dubbio… Se non è una piscina…sarà… Boo… Mah!

 

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