Lady Bird

ladybirdUSA 2017 – di Greta Gerwig – commedia – 94′Scritto da Gabriella Massimi (fonte immagine: imdb.com)

Christine McPherson è di Sacramento ed è un’ambiziosa liceale all’ultimo anno. Sogna un’esistenza diversa in una città della costa orientale tra i grattacieli, i college e la cultura cosmopolita. Per essere accettata in un college, però, deve accumulare anche alcuni crediti extracurriculari, così decide di entrare a far parte di un club di teatro. Questa esperienza porta nuova energia alla sua vita sociale e a quella privata, segnata da una madre ipercritica e da un padre rimasto da poco senza lavoro.

“Who speaks about the hedonism of California, has never spent a Christmas in Sacramento”

Con questa citazione di Joan Didion si apre la prima pellicola completamente diretta dall’attrice e sceneggiatrice statunitense Greta Gerwig.

Passare per la prima volta dall’altra parte della cinepresa non deve essere un’impresa facile, forse per questo la Gerwig ha scelto Sacramento, sua città natale, come location e una probabile lontana versione di se stessa come protagonista. A interpretare l’adolescente Christine “Lady Bird” McPherson troviamo un’impeccabile Saoirse Ronan che dopo parti intense e drammatiche come la Susie di Amabili Resti o la Briony di Espiazione, che peraltro le valse la sua prima candidatura agli Oscar all’età di soli 14 anni, fa emergere un lato di sé diverso e inaspettato.

Siamo nel 2002, in un mondo di adolescenti ancora lontani dall’intossicazione dei social dell’ultimo decennio (un mondo che sembra anni luce da ora), e Christine sta attraversando la classica fase del passaggio dall’adolescenza all’età adulta, la cosiddetta Coming of Age: l’ultimo anno di scuola e l’ardua scelta del college, i primi ragazzi e i drammi che ne conseguono, le amiche di una vita e le “nuove” amiche più trasgressive e cool, ma soprattutto l’evoluzione (o esplosione) del rapporto con la madre. La signora McPherson è interpretata da Laurie Metcalf, perfetta nel ruolo della Donna di casa (con la D maiuscola), autoritaria, un po’ anaffettiva all’apparenza ma in realtà molto legata alla sua unica figlia naturale tanto desiderata. Un rapporto forte e difficile quello tra madre e figlia che non può che dare vita a discussioni, abbracci, litigi e lacrime. Quante pellicole sono state girate sul tema del passaggio dall’adolescenza all’età adulta e dei drammi e delle gioie che ne conseguono? Quante trame del genere vi sono già passate davanti agli occhi? Tante immagino… ma secondo me pochissime come Lady Bird. Questa volta è diverso, questa volta c’è un ingrediente nascosto.

E’ la leggerezza con cui la Gerwig affronta l’argomento e a cui riesce a dare una naturalità che fa si che lo spettatore si ritrovi coinvolto nelle vicende di Lady Bird, come se fosse anch’egli a Sacramento, dal lato “sbagliato” della ferrovia, a flirtare con i ragazzi e a sognare la East Coast. Non siamo davanti ai banali dialoghi di odio tra madri e figlie o ai soliti intoppi delle “prime volte”, qui siamo coccolati dai sentimenti, ma anche divertiti dalle situazioni. E tutta questa leggerezza e naturalità trovano il loro perfetto epilogo nell’ultima battuta del film dove si scaricano le tensioni e si spengono i fuochi.

Ma preferisco terminare la recensione con una citazione diversa, che a inizio proiezione mi ha fatto capire che sarebbe stato tutto un altro film:

“La cosa più entusiasmante del 2002 è che è palindromo”

Voto: 8

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