Marlina

marlinaIndonesia/Francia/Malesia/Thailandia 2017 – di Mouly Surya – drammatico/thriller – 93′Scritto da Elena Rimondo (fonte immagine: imdb.com)

Marlina è una giovane vedova che vive sull’isola di Sumba, in Indonesia. Una sera le fa visita un branco di uomini che la depredano del bestiame e la violentano, ma nonostante tutto trova la forza per reagire e mettere in atto una vendetta adeguata.

In un momento in qui Hollywood trema a causa dello scandalo #MeToo, è il caso di guardare al di fuori del cinema americano, e pure di quello europeo, e di volgere lo sguardo, per esempio, all’Indonesia. Del cinema indonesiano lo spettatore medio, e quindi anche chi scrive, sa poco o nulla, perciò questo film dalla provenienza tanto esotica non potrà che riservare una piacevole sorpresa. Il film della regista Mouly Surya colpisce per il suo essere un ibrido – nel senso positivo del termine – da molti punti di vista. In primo luogo, per il suo essere strettamente locale e, allo stesso tempo, internazionale, globalizzato e universale. Internazionale perché coprodotto anche da un paese europeo (la Francia) e globalizzato perché in molti momenti quasi ci si dimentica che la storia si svolge su un’isola arida e petrosa dell’Indonesia e si ha la sensazione di assistere ad un western in piena regola. O, meglio, ad un western alla Tarantino, come vedremo in seguito. Infine, Marlina è la paladina di tutte quelle donne che, da Oriente a Occidente, sono vittime di violenze da parte degli uomini. Col suo gesto lucido e spietato, Marlina vendica non solo sé stessa, ma anche la sua amica Novi, maltrattata dal marito, e, in generale, tutte le donne che vivono in comunità patriarcali come quella indonesiana. In più Marlina porta dentro di sé il dolore per non essere mai riuscita a diventare madre, problema sempre più diffuso nel mondo occidentale.

Il carattere universale del film è dato senza ombra di dubbio dal tema della vendetta, un classico senza tempo. Infatti il film di Mouly Surya ha il potere di abbattere tanto le barriere geografiche quanto quelle temporali, per cui Marlina, giovane vedova proprietaria di una casa e di diversi capi di bestiame, ricorda un po’ Penelope. Così come la moglie di Ulisse deve respingere gli attacchi dei Proci, così Marlina diventa l’oggetto del contendere di sette uomini interessati esclusivamente ai suoi averi e al suo corpo. Le terribili scene iniziali, in cui gli uomini, capeggiati da Markus, il più anziano, si installano nella casa di Marlina pretendendo ospitalità (a quanto pare, sacra per i Greci tanto quanto per gli indonesiani), sembra rimandare proprio all’Odissea, con la differenza che qui non c’è nessun Ulisse a venirle in soccorso. Molto evidente è invece il riferimento a Giuditta e Oloferne, e in particolare, come ha dichiarato la regista stessa, all’opera di Caravaggio.

Nonostante Marlina parli pochissimo nel corso del film, non c’è un momento in cui lo spettatore non s’identifichi con lei e non parteggi per la riuscita della sua vendetta. Una vendetta pagata a caro prezzo, ma necessaria, in barba a chi sostiene che vendicarsi non paga. Tra l’altro, qui la vendetta non viene nemmeno servita fredda, ma ha inizio nel momento stesso in cui Marlina viene minacciata. Come per contrappasso, il branco viene fatto fuori proprio mentre è convinto di essere trattato con tutti i crismi dall’ospite. Non si svelerà oltre per non guastare la sorpresa, ma basti sapere che Marlina sfrutta a proprio favore l’obbligo che vige in Indonesia (e non solo), secondo cui le donne si devono occupare esclusivamente della casa e della preparazione dei pasti.

Il film di Surya è quanto di più diverso si possa pensare da un film di Stephen Frears o Cristian Mungiu, dato che, come si diceva, è più un western che un film intimista. Persino la musica richiama le colonne sonore di Ennio Morricone, mentre il paesaggio, valorizzato dai frequenti campi lunghi e da una bella fotografia, compete benissimo con la Monument Valley. Inoltre Marlina è anche, e soprattutto, un road movie, benché la distanza percorsa non sia presumibilmente delle più lunghe viste sullo schermo, ma probabilmente tra le più frastagliate. E sicuramente con uno dei bagagli più insoliti che mai donna abbia portato con sé.

Voto: 9

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