Transformers 4 – L’era dell’estinzione

transformers 4Transfomers: Age of Extinction – di Michael Bay – fantascienza/azione – 165′Scritto da Alessandro Giovannini (fonte immagine: imdb.com)

Dopo la distruzione di Chicago (che però nel film è perfettamente integra!!!) la CIA dà la caccia agli autobot per distruggerli, affiancata da un cacciatore di taglie anch’egli autobot di nome Lockdown, che lavora per i creatori dei Transformers. Una multinazionale capeggiata da un geniale inventore votato al profitto (Stanley Tucci) è al lavoro per creare degli autobot controllabili dagli umani. Intanto Optimus Prime si cammuffa da vecchio furgone scassato, e viene rimorchiato da un solitario inventore (Mark Whalberg) proprietario di una tenuta nel Texas in cui vive con la figlia diciassettenne (Nicola Peltz) e lavora con un collega. Prime si sveglierà, la CIA arriverà, e inizierà una sfilza di inseguimenti e battaglie per circa due ore e mezza.

Il primo film della saga costò 150 milioni di dollari e ne incassò poco più di 700. Il secondo film ne costò 200 e ne incassò 800. Il terzo costò leggermente meno del secondo, 195 milioni, e incassò l’astronomica di cifra di un miliardo e 100 milioni (attualmente il settimo incasso più alto della storia). Quest’ultimo episodio, presentato in anteprima mondiale ad Hong Kong (dove è ambientata la parte finale del film) il 19 giugno e già uscito negli USA da circa 3 settimane, ha incassato per ora circa 600 milioni, e deve ancora uscire in Europa e in altri paesi del mondo. La domanda sorge spontanea: come diavolo è possibile?

Come è possibile che una serie di film qualitativamente infimi come questi possa avere tanto successo? Io non ho visto tutta la saga, ma mi è capitata la sfortuna di vedere il secondo episodio, da cui mi sono difeso addormentandomi a circa metà film. I film d’azione d’intrattenimento puro di qualità esistono, basti vedere il recente Edge of Tomorrow; purtroppo non è il caso di questo film, come di vari altri film di Michael Bay, la cui unica prova interessante a mio parere rimane Pain & Gain. Qui non c’è una cosa che funzioni: la trama è poco più che abbozzata, e al di là di quello ricicla stereotipi di genere dai film Marvel ai fantahorror; gli attori sono pessimi, se si eccettua Stanley Tucci che se la cava con mestiere nella sua solita parte da gigione; colpa loro fino a un certo punto, dato che sono tutti mal serviti da dialoghi assolutamente scialbi pieni di battute cretine (ecco un momento che dovrebbe suscitare ilarità: “Ti sono mancato?” “No”) e parentesi poetiche che fanno rabbrividire (ad esempio il momento Re Leone nel finale: “Ci rivedremo?” “Guarda le stelle…”). In tutto questo il regista non si risparmia nemmeno una parentesi nazi/razzista, quando uno dei Transformers (quindi uno dei buoni) massacra senza ragione un alieno chiuso in una gabbia perchè “Sei troppo brutto per vivere”. Insomma l’aria- nesimo spiegato ai bambini.

Indubbiamente Bay conosce i suoi polli e sa come accalappiarsi le simpatie del pubblico, dati gli incassi: quasi tre ore di esplosioni sempre più esagerate, robot sempre più sgargianti su cavalcature dinosauro-robotiche (a mio parere l’unica bella invenzione visiva del film), in cui si spara e si distrugge tanto per distruggere; davvero, ogni tanto i robot sparano e sforacchiano cose solo per il gusto di vederle esplodere. Il film ha una sorta di potere ipnotico: dopo due ore di scontri apocalittici si comincia ad entrare in uno stato di catatonia che rende apatici rispetto alle immagini a schermo, fa perdere la concentrazione (chi sta facendo cosa e perchè?) lasciandoci ad assistere impotenti al diluvio di effetti speciali e suono surround. Forse è questo l’ingrediente segreto della ricetta Bay: l’imbambolamento surrettizio dello spettatore, favorito dall’immersione totale offerta da Imax e 3D.

I veri autori del film sono i tecnici degli effetti speciali. Ben 4 società concorrono allo sforzo: Industrial Light & Magic, Legend 3D, Method Studios e Prime Focus World. Va loro un plauso per l’ineccepibile resa grafica, ma non c’è proprio nient’altro da salvare.

Voto: 3

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