Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate

lo hobbit la battaglia delle cinque armateThe Hobbit: The Battle of the Five Armies – Nuova Zelanda/USA 2014 – di Peter Jackson – fantasy – 144′Scritto da Alessandro Giovannini (fonte immagine: imdb.com)

Mentre il drago Smaug flagella Lagolungo, Thorin viene infettato dalla malattia del drago, Gandalf è imprigionato dal Signore Oscuro e Bilbo tiene per sè l’Archengemma a costo di tradire il suo amico nano, eserciti di orchi, mannari, elfi, nani e uomini marciano ai piedi della Montagna Solitaria per la battaglia finale.

16 gli anni che complessivamente hanno tenuto occupato Peter Jackson nel realizzare le due trilogie Tolken-iane, ed ormai pregi e difetti del suo modo di fare cinema sono noti a tutti: da una parte la capacità di restituire un’epopea fantastica di grande impatto spettacolare, dall’altra una certa tediosa tendenza al didascalismo ed un umorismo che spesso poco si amalgama con l’afflato epico del resto. Bene o male queste due dimensioni si ripropongono tali e quali nel terzo ed ultimo capitolo della trilogia Lo Hobbit, giudicata da molti inferiore a quella de Il Signore degli anelli, nonostante il sempre grandioso successo di pubblico.

Altrettanto dibattuta è stata la scelta tecnica del 3D e dell’HFR, ovvero la registrazione a 48 fotogrammi al secondo invece dei tradizionali 24: maggior fluidità nei movimenti di macchina come pro, apparenza posticcia di scenografia ed effetti visivi come contro. Insomma il pubblico è ormai abbastanza edotto sul regista e sulla saga da poter decidere autonomamente se andare a vedere questa ennesma iterazione del brand o meno, a prescindere dalle recensioni. Questo è il capitolo in cui si sente di più la mancanza di materiale narrativo di base da cui attingere: la decisione (chiaramente dettata da meri interessi economici), di allungare il progetto originario di bilogia a tre film, avendo come base l’esiguo libricino di Tolkien (circa 400 pagine nelle versioni italiane più recenti) ha portato al risultato di dover impiegare l’ultimo capitolo del trittico come messinscena di un’interminabile battaglia, che non rasenta nemmeno di sfuggita l’epicità di quelle viste ne Le due torri o Il ritorno del re, poichè la posta in gioco (una manciata d’oro) è molto meno problematica. Certamente Jackson si sforza rendere questo film il trait d’union con la trilogia precedente/successiva (a seconda dei punti di vista), perciò inserisce ammonimenti, presagi ed anticipazioni della futura guerra dell’anello, ma se ciò riesce a giustificare il tono cupo del film rispetto ai due precedenti ed anche alcune aggiunte apocrife rispetto al libro, rende ancor più evidente come questo film non possa bastare a sè stesso in quanto a compiutezza. Nonostante sia il più breve dei tre (144 minuti contro 169 del primo e 161 del secondo) riesce a risultare prolisso nella sfiancante proposizione di scene di battaglia interminabili, a volte efficaci e coinvolgenti, più spesso eccessive ai limiti di ridicolo (come sempre sono le lotte acrobatiche di un Legolas dal pallore cadaverico), che per di più hanno il torto di allontanarsi di molto da quello che dovrebbe essere il centro d’interesse della saga, ovvero la figura dello hobbit: Bilbo ha un ruolo del tutto marginale negli eventi di questo capitolo, data la sua natura non certo votata al combatti- mento; e se il senso dell’opera, come era riuscito a passare nell’altra trilogia e bene o male era presente anche nei due film precedenti, ovvero che grandi cambiamenti ed imprese possono essere attuate anche dalle persone apparentemente più piccole ed insignificanti, questo messaggio va completamente a perdersi in un film in cui contano solo grandi condottieri che si muovono guerra con i loro eserciti, sacrificando psicologie dei personaggi (ridotte a marionette la cui eventuale morte non provoca altro che indifferenza) e piglio avventuroso della vicenda, che si risolve in un lungo film d’assedio, imprigionando in una fastidiosa immobilità una saga che dovrebbe fare del viaggio itinerante e periglioso il suo punto di forza.

In tutto questo fa ancor più dispiacere notare i pochi sprazzi del film in cui Jackson riesce ad essere emozionante, come l’acme della pazzia di Thorin che arriva a minacciare di morte i suoi fraterni compagni, o il finale che lungi dall’essere gioioso ed enfatico opta per una chiusa veloce e malinconica che prelude agli eventi futuri di Frodo&Company. Sono questi brevi momenti, in cui i quattro (!) sceneggiatori si ricordano di fare il loro lavoro, a salvare il film dal baratro, anche se purtroppo non bastano a riscattarlo. Alcune scene danno poi davvero fastidio perchè si capisce essere state tagliate, probabilmente relegate nella loro completezza in un’edizione integrale destinata al mercato home video (vedasi le scene in cui appare Saruman, o l’escursione di Legolas e Tauriel a Gundabad, tutte fastidiosamente monche).

Nulla da dire sul reparto tecnico: scenografie, effetti speciali e visivi, musiche e costumi sono sempre eccellenti e rappresentano forse gli unici veri elementi da apprezzare di questo film.

Voto: 5

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