Real

v1.bTsxMTE5ODc4MDtqOzE3Njc5OzEyMDA7MTIwMDsxNjAw

 

Riaru: Kanzen naru kubinagaryû no hi – Giappone 2013 – di Kiyoshi Kurosawa

drammatico/fantascienza – 127′

Scritto da Francesca Bozzetto (fonte immagine: rottentomatoes.com)

A causa di un tentato suicidio, la disegnatrice di manga Atsumi è in coma da ormai un anno. Il suo fidanzato Koichi non si arrende e, per capire le ragioni del suo gesto e provare a risvegliarla, si affida al “sensing”, una terapia neurochirurgica che gli consente di mettersi in comunicazione con la ragazza, penetrando nel suo subconscio.

L’ultimo lavoro del giapponese Kiyoshi Kurosawa è stato presentato in prima internazionale alla 66° edizione del Festival di Locarno. Il film è tratto da un romanzo di Rokuro Inui, vincitore di un importante premio letterario giapponese; il regista ha dichiarato alla stampa di aver mantenuto solo il trenta per cento circa dell’opera originale. Visto il risultato, forse sarebbe stato meglio se fosse rimasto più fedele al libro. Fin dalle prime scene, ambientate tra un laboratorio bianco e freddo e un appartamento triste, si è assaliti dal forte dubbio sul reale valore di ciò che si sta per vedere. La comparsa poi di cadaveri senza senso, zombie-pupazzo e, perchè no, un enorme dinosauro acquatico, trasformano quello che vorrebbe essere un thriller fantascientifico in un film quasi comico. Una domanda risuona in continuazione nella mente: PERCHE’? Nonostante la possibile originalità della trama, sia gli eventi principali sia i dettagli disseminati qua e là sono decisamente eccessivi: come si dice, il troppo stroppia, soprattutto al cinema. Il continuo passaggio dalla realtà alla mente dei protagonisti e dal passato al presente è snervante invece che avvincente. Se gli sviluppi della storia non sono prevedibili (il finale è già implicito nella prima scena!), risultano contorti e addirittura folli. E cosa dire dei due attori principali? Takeru Satoh e Haruka Ayase appaiono a tratti meno espressivi degli zombie-pupazzo. Durante il “gran finale” si ride per non piangere. Quando finalmente appaiono gli agognati titoli di coda, molti spettatori sono decisamente perplessi. Si respira però nell’aria anche della contentezza: dopo più di due ore, la tortura è finalmente finita!

Voto: 4

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: