Charley Thompson

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Lean on Pete – Regno Unito 2017 – di Andrew Haigh

avventura/drammatico – 121′

Scritto da Lorenzo Ceotto (fonte immagine: comingsoon.it)

Charley Thompson nonostante la vita difficile se la cava bene, è un bravo ragazzo che si dà da fare e che sta crescendo in fretta. La madre lo ha abbandonato in tenera età e vive con un padre scapestrato e troppo impegnato con le donne: nel nulla di Portland i due hanno deciso di ricominciare la loro vita. Charley ogni mattina va a correre alla scoperta di sé e del nuovo mondo che lo circonda. Trova presto una particolare attrazione per i cavalli, nella limitrofa America che lo circonda sono molti gli ippodromi o i rodeo dove gli sprint dei “puro sangue” portano assidui gli scommettitori. Un giorno, proprio passeggiando a ridosso di un ippodromo, incontra Del Montgomery, uno che con i cavalli cerca di fare i soldi partecipando con la propria scuderia in diverse gare fra Oregon, Colorado e Wisconsin. Charley per alzare qualche soldo si mette al lavoro per Del e si affeziona ad uno dei suoi cavalli, Lean on Pete, un cavallo che presto sarà suo compagno di vita silenzioso e volano dell’unica sua speranza. Le sorprese tragiche della vita non si sono esaurite e Charley ben presto si troverà costretto ad intraprendere un nuovo viaggio: in compagnia di Lean on Pete condurrà una fuga disperata alla ricerca di un luogo dove trovare protezione e vivere una vita normale, al sicuro.

 

Il ritorno del regista scozzese Andrew Haigh prende spunto dal romanzo edito da Mondadori “La ballata di Charley Thompson” di Willy Vlautin, dopo gli apprezzatissimi “Weekend” e “45 anni”, le modalità questa volta sono quelle di un road movie classico che racconta la crudeltà della vita e la difficoltà di un giovane “adulto” di trovare il proprio spazio nel mondo. La missione alla base del viaggio di Charley è la ricerca di appartenza e stabilità, mettendo fine allo sconforto e alla solitudine e ai pericoli di una vita di strada, come l’Huckleberry Finn di Mark Twain applicato all’America di oggi.

La straordinaria performance del giovanissimo e bravissimo Charlie Plummer, che non a caso ha vinto il Premio Mastroianni all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, regge buona parte dell’opera e si contorna del supporto ben dosato di un cast interessante che funziona particolarmente bene per l’economia del film, da Steve Buscemi che interpreta un nuovo loser nella sua filmografia, alla fantina Chloe Sevigny incoronata a madrina del cinema indipendente americano contemporaneo e oramai una certezza anche se per brevi scorci di film. I personaggi che ruotano attorno a Charley, infatti, sono persone tutto sommato buone ma tutti dei perdenti e degli antieroi, che rappresentano degli esempi da non imitare, ognuno a modo suo insegnerà qualcosa che servirà al protagonista per fare dei passi avanti nella sua vita e nel suo percorso verso la salvezza, anche il prezioso Travis Fimmel che interpreta il padre Ray. L’evoluzione del personaggio Charley Thompson e la bravura del giovane interprete sono certamente uno dei plus della pellicola di Haigh.

Ci appassioniamo alla storia del giovane Charley e questo accade anche perchè c’è la bellezza delle ambientazioni dell’America profonda, selvaggia, che da sole hanno una potenza evocativa e narrativa stupefacente, la bellissima fotografia di Magnus Jønck persegue perfettamente l’intento di esaltare questa straordinaria fascinazione del contesto e degli scenari al servizio della diegesi. Charley Thompson, in tutto questo, ha il pregio di essere coinvolgente, forse tutto ciò è propiziato anche dalla scelta di adottare una narrazione lineare e classica, lo spettatore per due ore, con facilità, si lascia prendere dalle peripezie e dalla fluidità della storia. Il cineasta scozzese non costruisce nulla di rivoluzionario e di visionario, sceglie una rappresentazione equilibrata, ma comunque empatica, non stravolge nulla ma consegna un bel film ben confezionato. Una storia lirica e struggente che permette ad Andrew Haigh di aggiungere un’altra rispettabilissima opera alla sua filmografia, magari non la più luccicante ma tuttavia una tappa efficace di un viaggio che si fa molto promettente.

Voto: 7

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