A Quiet Place – Un posto tranquillo

a quiet placeA Quiet Place – USA 2018 – di John Krasinski – thriller/horror – 90′Scritto da Lorenzo Ceotto (fonte immagine: imdb.com)

La terra è abbandonata, scenario post-apocalittico, un’invasione aliena sta sterminando qualunque cosa faccia rumore, tutto è fermo e l’unica salvezza è il silenzio: “se ti sentiranno, ti daranno la caccia”. Queste creature terrificanti non hanno vista ma un udito sensibilissimo, perciò al minimo richiamo sonoro localizzano una potenziale preda. Perciò gli umani si muovono scalzi, in punta di piedi, per sopravvivere, per quanto possibile, hanno limitato ogni rumore e comunicano con il linguaggio dei segni. Chi è ancora in vita si è costruito dei rifugi silenziosi negli scantinati e nuovi metodi di comunicazione visiva, con luci e falò. Tra questi, una famiglia è isolata, marito e moglie (Emily Blunt e John Krasinski che sono marito e moglie anche nella realtà) con i propri figli provano a lottare per la sopravvivenza dal loro rifugio, pur sapendo che la situazione è invivibile, nell’attesa di scovare una nuova arma che possa essere letale per controbattere la minaccia aliena.

Quello di Krasinski, che oltre ad essere interprete è anche regista, è il classico horror post-apocalittico con invasione aliena, ma dalla sua ha delle originalità. La tensione è forte e si gioca tutta sul sonoro, sui suoni e i silenzi diegetici ed extradiegetici e sul loro rapporto con le immagini, è quasi totalmente interpretato con il linguaggio dei gesti e riesce a creare delle situazioni di “apnea” e suspense che hanno una grande efficacia. Si crea una sorta di contrasto e di battaglia tra suono e silenzio, che si costituisce in parallelo in una relazione simbolica tra paura e amore. Perché il suono diventa componente di timore, pericolo, sinonimo di minaccia. Così lo spettatore si affeziona alla famiglia e ne diventa parte in questo gioco macabro del silenzio.

Proprio la famiglia è la protagonista del film, dove si convogliano le ansia dei padri e delle madri, con il timore di non essere in grado di accudire i propri figli, di garantirgli protezione, paure che in questo film vengono amplificate all’ennesima potenza in un mondo ritornato agli albori, dove la comunicazione iperconnessa e iperinformativa che viviamo oggi è stata completamente spenta. I suoni e i rumori ora hanno una pesantezza tale che neanche piangere e ridere è più concesso. Così con i silenzi anche il tempo ritrova la sua dimensione più arcaica, non è più quel tempo frammentato tipico dell’epoca digitale in cui viviamo.

Da questa metafora in chiave horror che insieme all’originalità del sonoro e al connubio con la potenza evocativa delle immagini poteva essere interessante, emerge però una storia che così com’è non si regge del tutto. Se i simbolismi e la tensione vengono premiate, troppe cose rimangono poco chiare e il non detto narrativo che per certi versi poteva essere chiave di modernità dell’espressione cinematografica, in questo caso si fa fautore di una limitata chiarezza, poco utile per l’efficacia del racconto. Da dove vengono questi alieni? Sono alieni o creature frutto di qualche mutazione genetica? Siamo solo in un villaggio isolato o è un’apocalisse che riguarda l’intero pianeta?

In 85 minuti che sembrano quasi troppi per un film che con il silenzio ridisegna il tempo, la sensazione è che l’opera di Krasinsky sia solo un assaggio di un qualcosa di più esteso che per avere un senso completo debba per forza avere un sequel e/o un prequel, solo così potremmo giustificare del tutto a Krasinsky questo progetto cinematografico, altrimenti, l’originalità giocata sul sonoro rischia di rimanere la sola per un film che tutto sommato ci fa saltare bene sulla poltrona, ma poi nel tempo non ci lascerebbe molto di più.

Voto: 6

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