Gualtiero Marchesi – The Great Italian

gualtiero marchesi the great italian

Italia/UK 2018 – di Maurizio Gigola – documentario – 85′Scritto da Elena Rimondo (fonte immagine: imdb.com)

A pochi mesi dalla morte di Gualtiero Marchesi, è uscito in sala Gualtiero Marchesi – The Great Italian, un documentario concepito e girato quando il nome più noto della cucina italiana era ancora in vita. Non un biopic né un’agiografia, bensì un ritratto ad opera dei suoi allievi pluristellati, degli amici di una vita e del protagonista stesso.

Fa un certo effetto pensare che Gualtiero Marchesi, il protagonista del documentario di Maurizio Gigola e nome leggendario della cucina italiana, sia morto appena qualche mese fa, poco prima dell’uscita in sala (il 20 e il 21 marzo) di questo ritratto appassionato della sua figura e del suo contributo rivoluzionario all’arte culinaria del nostro Paese. Usare il termine “arte”, poi, non è assolutamente fuori luogo, soprattutto quando lo si applica al rapporto che uno chef tra i più celebri al mondo ha avuto con la cucina e il cibo. Il documentario mette in luce proprio l’aspetto artistico e artigianale che ha caratterizzato la lunga carriera di Marchesi, e lo fa sia dando rilievo ai suoi molteplici interessi, dalla pittura al design, sia analizzando come Marchesi abbia utilizzato gli ingredienti alla stregua di un vero e proprio artista, e come l’influenza delle arti sia visibile in ogni sua creazione. La primissima parte del documentario è il ritratto di un Marchesi insolito e poco conosciuto, amante della musica e appartenente ad una famiglia di musicisti. Per tutta la durata del documentario, la classicissima colonna sonora di Giovanni Sollima non farà che richiamare alla memoria lo stretto legame di Marchesi e della sua arte con la musica. Dopo la musica, l’altra grande passione di Marchesi è la pittura, che ha imparato ad apprezzare grazie all’amicizia con artisti come Giò Pomodoro, Aldo Calvi e Gillo Dorfles (anch’egli scomparso da poco) e che ha praticato egli stesso, a modo suo, con creazioni come “Dripping” del 2004, ispirata a Pollock. Infine, come ricorda Carlo Petrini, anche la letteratura ha influenzato il suo modo di far cucina, nel senso che Marchesi ha tentato di raggiungere in cucina un giusto equilibrio tra forma e contenuto, regionalismo e globalizzazione, ricerca del bello e della verità.

Da non trascurare, poi, è il ritratto di Marchesi come maestro, nel senso più alto e complesso del termine, ovvero di insegnante e guida del tutto disinteressata. E qui è incredibile la lista di chef e ristoratori ora celeberrimi che sono stati allievi di Marchesi, da Carlo Cracco ad Ernst Knam. Pur diversissimi dal maestro, tutti gli allievi riconoscono in Marchesi colui che ha insegnato loro l’importanza di rendere giustizia agli ingredienti e la necessità di trovare la propria strada, sperimentando e imparando dagli altri, siano essi chef o artisti (o entrambe le cose).

Più che la musica, l’arte, la cucina o Gualtiero Marchesi stesso, è il paesaggio il vero protagonista del film. Non è un caso se Marchesi ricorda, tra i tanti clienti famosi che ha incontrato durante la sua carriera, Visconti, Monicelli e Soldati, ovvero registi che, nei loro film, hanno spesso trattato i luoghi come qualcosa di più che semplici sfondi.

Infine, bisogna ricordare – e questo emerge chiaramente nel documentario – che Marchesi fu soprattutto un rivoluzionario nel suo campo, e che, in quanto tale, fu fortemente osteggiato, in particolare per i suoi spaghetti freddi con caviale del 1980. Eppure, i suoi piatti sono ormai diventati dei classici e la notizia della morte ha scatenando un’onda di cordoglio che neanche Umberto Eco. Al che non si può non pensare alla definizione della carriera dello scrittore secondo Alberto Arbasino (“Brillante promessa, solito stronzo, venerato maestro”) per applicarla anche agli chef di successo.

Voto: 7

 

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