Molly’s Game

molly's gameUSA 2017 – di Aaron Sorkin – biografico – 140′Scritto da Sarah Panatta (fonte immagine: imdb.com)

Alice nel Paese del gioco d’azzardo, non un film, una partita epocale, senza bluff

Tratto dalla storia vera e very american di Molly, un’ex enfant prodige e campionessa di sci, figlia di uno psicologo di fama che dai figli pretende l’eccellenza. In conflitto con la figura maschile e fortemente intraprendente, Molly inizia a gestire prima da dipendente e poi da freelance, enormi partite di poker clandestine, diventando in breve la principessa (mondiale) del poker e finendo sotto il mirino tanto dell’FB quanto della mafia russa.

Non commettere niente di illegale mentre commetti qualcosa di illegale. Gioco di paradossi. E gioco dell’assurdo possibile che diventa reale perfettibile. Non è un film dei Coen, e manca quella sottile, multiforme, sanguinaria ironia della precarietà umana. Ma è una bomba ad orologeria che non scoppia mai, impregnando del tuo ticchettio insistente e denso, di detto (molto) e non detto un’opera che è una sfida, un duello tra comprimari, una partita tra star. Molly’s game, tra Mamet, Scorsese, Polansky e i migliori procedural tv americani, esordisce con una messa in scena serrata e spettacolare ed una regia che è mero strumento della scrittura, il vero effetto speciale, uno dei più acclamati sceneggiatori della nuova Hollywood, Aaron Sorkin.

Un film che risponde alla domanda che cosa sia o dovrebbe essere Cinema d’autore (ma) hollywoodiano oggi. Intrattenimento e denuncia retorica e altisonante. Cast senza pecche. Immaginario contemporaneo egregiamente surrogato in poco meno di tre ore. Neo kolossal in pillola.

Facendo metacinema e botteghino, scegliendo un tema tanto glamour quanto appetibile e insieme simbolico quale il poker ma anche il gioco d’azzardo tout court, Sorkin si arma paziente ma incalzante del suo asso, la prosa investigativa, servita da un montaggio alternato e una voce off complementari alla storia stessa, che fluisce piena inevitabile e trascinante. E setaccia la storia vera di Molly (superba Jessica Chastain), principessa del gioco d’azzardo, genio apparentemente incompreso che tra motivazioni inconsce e tipico bisogno di primeggiare attaccato ai geni wasp (anche quelli meno “reali”), si ribella ad una società velleitaria classista e maschilisa divenendone egemone, tenendo per le palle, anzi per le carte, uomini tra i più potenti e in “vista” al mondo. Dapprima gestendo in modo “legale” partite clandestine, poi iniziando a lucrare sempre più pesantamente, diventando miliardaria ma anche bersaglio dell’FBI e della mafia russa, che si sacrifica in modo inaudito per non svendere i propri clienti. Tra pestaggi, interrogatori e processi, trova nel suo avvocato (impeccabile e dirompente Idris Elba) un angelo custode, seguace, confidente. Quasi Molly fosse una creatura del mondo “sottile”, uno spirito superiore, lettera scarlatta sul petto del potere che incastrato nel mondo terreno tra i giochi mortali, debba librarsi tra i suoi simili, finalmente. Sudore sangue e corpi magnetici. Sorrisi sensuali e dialoghi frenetici e misurati con il calibro di un fucile di precisione che non smette di sparare, per oltre due ore.

Pink friendly, quindi mediaticamente corretto nell’epoca del fenomeno #MeToo e dello sdoganamento degli abusi “VIP” subiti da tante donne invischiate nel mondo dello shobiz, Sorkin trova un’eroina che non fa nulla per caso e che sopravvive e si libera da quel mondo, nonostante la sua ultraumana fragilità e sensibilità, si riscatta difendendo il proprio nome, la propria identità e non solo un ruolo o un genere, diventando allo stesso tempo, paradossalmente, tipico baluardo femminile e a sua volta VIP. Nel crogiolo informe del capitalismo e degli ismi, della caccia alle streghe per proteggere le magie veramente occulte, delle mode con e senza lustrini e dei vizi ego-centrati, delle mafie poliglotte e dei giochi di potere, vinti e persi, il gioco di Molly è il gioco di Sorkin, un meccanismo di precisione integrità e semplicità, una sfida artistica oltre che intellettuale verso la perfezione e l’autorealizzazione. Non un film, una grande epica partita, pulita e martellante, senza ricatti, senza bluff.

 Voto: 8

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