Fernanda Pivano. L’altra America

fernanda pivano. l'altra americaItalia 2018 – di Rossana De Michele – documentario – 55′Scritto da Elena Rimondo (fonte immagine: cinetecamilano.it)

A quasi nove anni dalla scomparsa, questo documentario prodotto da Sky Arte offre un ritratto più vivido che mai di Fernanda Pivano, ovvero la più grande traduttrice italiana e una delle figure di spicco della cultura italiana del Novecento.

Fernanda Pivano è un po’ come certi fiumi carsici, che a volte rispuntano quando meno te l’aspetti, per poi riscomparire quasi senza lasciare traccia. In realtà la “Nanda”, come la chiamavano (e continuano a chiamarla) gli amici, non è mai scomparsa, ma siamo noi (noi lettori, noi italiani) che spesso ci dimentichiamo di lei. A far riaffiorare dall’oblio, prima che sia troppo tardi, il ricordo di Fernanda Pivano, morta nel 2009 a più di novant’anni, ci pensa questo bel documentario scritto da Rossana De Michele (anche regista) con Stefano Senardi e prodotto da Sky Arte.

Come spesso accade, sono i primissimi istanti di un film (o le prime righe di un romanzo) a contenere tutti gli elementi e i temi significativi, e qui la prima cosa che si dice di Fernanda Pivano – cioè che amava i libri – si rivela essere la chiave di lettura per capire a fondo chi sia stata e quanto importante sia stata per la cultura e la società italiane. I libri sono pertanto il filo conduttore di questo documentario diviso in dieci parti, ciascuna dedicata ad una tappa fondamentale della vita privata o della carriera di Fernanda, dal colpo di fulmine per la letteratura americana, avvenuto grazie a Pavese, alla realizzazione, nel 2001, del documentario A Farewell to Beat in cui, già anziana, intraprese un viaggio in America sui luoghi a lei familiari. Occupano un posto di rilievo, ovviamente, l’incontro con De André, la traduzione dell’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters e l’amicizia con i più grandi della letteratura americana del Novecento, da Hemingway ad Allen Ginsberg. Il ritratto della personalità di Nanda è affidato ad interviste inedite di personaggi e artisti che l’hanno conosciuta direttamente, come il produttore di Fandango, Domenico Procacci, con il quale realizzò il documentario del 2001, o Enrico Rotelli, il suo ultimo assistente personale. Le più sorprendenti, però, sono le interviste a cantanti come Jovanotti, Vinicio Capossela, Vasco Rossi e Morgan, che dimostrano come la Pivano fosse sempre alla ricerca di novità e avesse un intuito formidabile per il talento. Non mancano estratti da interviste alla Pivano stessa, oltre a una quantità impressionante di fotografie che la ritraggono con artisti e scrittori sia italiani che americani, con i quali era entrata in contatto non solo grazie alla sua attività di traduttrice, ma anche attraverso il matrimonio con l’architetto e designer Ettore Sottsass. In poco meno di un’ora (la durata del documentario), la quantità e la qualità delle personalità conosciute da Fernanda Pivano (Montale, Ungaretti, Saul Bellow, Henry Miller, per citarne alcuni) sono tali che non si può non ritenerla una delle figure del Novecento più importanti d’Italia, e non solo.

In definitiva, due sono i meriti del documentario di Rossana De Michele: il primo è quello di rendere giustizia ad una delle più grandi esperte di letteratura di cui l’Italia dovrebbe andare fiera, e il secondo è quello di mostrare l’importanza dei traduttori, sempre malpagati e solitamente snobbati e misconosciuti, ma dei quali nessuna cultura può fare a meno.

Voto: 8

 

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