Le Livre D’Image

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Le Livre D’Image – Svizzera/Francia 2018 – di Jean-Luc Godard

Drammatico – 90′

Scritto da Enrico Cehovin (fonte immagine: comingsoon.it)

Godard monta, sfalsa, deforma l’immagine, la digitalizza, le cambia il formato, l’esposizione, la saturazione, la nega fino a ridurla solo sonoro. Un chien andalou, La donna che visse due volte, L’Atalante, Johnny Guitar, La bella e la bestia. Immagini d’altri ma anche sue, trattate come non lo fossero. Fino all’ultimo respiro, che già nel 1960 si occupava dell’appropriazione dell’immagine, l’appropriazione giovanile francese della figura di Bogart, Addio al linguaggio.

Come Spielberg si appropria dell’immagine e dell’immaginario condiviso in Ready Player One condensandoli in Oasis e rendendoli sul grande schermo in affreschi, così Godard si appropria dell’immagine altrui sostenendo che ogni immagine altro non è che una rappresentazione e ogni alterazione di quell’immagine è a sua volta una rappresentazione diversa, un modo diverso per sentirsi re di una comunicazione visiva, la propria, destinata prima di tutto a se stessi e recepita prima di tutto da se stessi. Godard espone le immagini altrui senza affiancarle in una unica sua, ma lavorando sul montaggio disponendole consequenzialmente nella progressione dei fotogrammi come fossero le pagine di un libro e creando il suo Oasis, il suo libro dell’immagine.

Godard mescola cinema, documentario, citazioni e riflessioni, dagli albori della pellicola all’attualità con video di conflitto bellico, distorcendo le immagini sia degli uni che degli altri, negando la natura stessa di oggettività del documentario. Nulla è reale, tutto è rappresentazione della realtà. Uno dei punti chiave del ragionamento di Godard si concentra proprio sulle immagini di guerra declinandole in migliaia di frammenti visivi e sonori e rendendole allo stesso tempo concetto unico, rappresentazione contemporaneamente totale e puntiforme dello stesso.

Godard accumula suoni, feedback acustici, parole, la sua voce, narratrice per citazioni altrui o per parole sue, negando esplicitamente verbalmente che la parola potrà mai essere linguaggio, mostrando tutte le fonti citate in dei finti titoli di coda e dando quindi lo spazio di immagine alle parole, ai titoli dei film citati, ai titoli-contenitori delle immagini usate, affermando e negando contemporaneamente la sua dichiarazione.

Voto: 7

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