Escobar – Il Fascino del Male

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Loving Pablo – Spagna/Bulgaria 2017- di Fernando Leòn da Aranoa

Drammatico/biografico – 123′

Scritto da Francesca Totaro (fonte immagine: mymovies.it)

Il colombiano Pablo Escobar decide di intraprendere una carriera da fuorilegge. Tralasciando i suoi doveri di marito e padre di famiglia, Pablo fa irruzione nelle dinamiche criminali ed entra nel giro illegale dello spaccio di cocaina. La sua fama lo proclamerà l’uomo più famoso e ricco del ventesimo secolo.

Presentato fuori concorso alla 74° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e successivamente al Toronto International Film Festival, Loving Pablo (titolo originale della pellicola) è un film del regista spagnolo Fernando Leòn da Aranoa.

Il lungometraggio trae spunto dal bestseller di Virginia Vallejo “Amando Pablo, odiando Escobar“.

Erano gli anni ’80 quando Virginia Vallejo (Penelope Cruz) incontrò Pablo Escobar (Javier Bardem). Lei giornalista televisiva e lui aspirante politico. Tra i due ci fu subito un’attrazione fatale che sfociò in una relazione illegittima. Le giornate frenetiche di lei non riuscivano ad affiancare lo stile di vita tranquillo di lui, così idearono una collaborazione per incentivare la campagna politica di Pablo, che ne uscì vincente alle successive elezioni.

Dovendo rispettare gli eventi narrati nel libro, il regista decide di puntare tutto sulla scelta del cast. Cruz e Bardem sono una coppia ormai consolidata nel cinema, grazie alle numerose collaborazioni precedenti. Con Loving Pablo entrambi i protagonisti ricevettero le candidature per miglior attore/attrice per il Premio Goya (riconoscimento più importante per la cinematografia spagnola).

Javier Bardem incalza alla perfezione i panni del criminale, probabilmente perché coerente con i personaggi che ha interpretato precedentemente. Con il lavoro fisico, si pensi alla protesi all’addome e ai baffi folti, porta sul grande schermo una delle interpretazioni più persuasive di sempre. L’incarnazione dell’uomo ermetico che farebbe raggelare il sangue a chiunque incroci casualmente il suo sguardo.

La scena più angosciante di tutto il film è la conversazione telefonica tra Pablo e la polizia, che ha bloccato e sequestrato la sua famiglia al confine della Colombia. In questa sequenza ammiriamo la prorompente dote attoriale del protagonista, che raggiunge l’apice prendendo a mani nude gli spaghetti colmi di sugo per poi farli schiantare sul piatto con un colpo secco. La telefonata continua, Bardem è in primo piano e vediamo le sue mani imbrattate di rosso che lasciano tracce su tutto ciò che toccano. La sua espressione rimane impassibile a quello che accade nella stanza, nei suoi occhi c’è solamente rabbia e voglia di vendetta.

Siamo nel 1993, anno della morte di Escobar. I servizi segreti rintracciarono il suo nascondiglio grazie all’aiuto di Virginia, che dopo essere stata rifiutata dall’uomo decide di collaborare per ripulirsi di tutti i crimini commessi dall’amante.

Il registro stilistico della messa in scena si sposa alla perfezione con la personalità di Virginia, Escobar è il protagonista indiscusso ma lei è il film. Primo perché è lei che racconta, anche se indirettamente, la loro storia; secondo perché il montaggio ha un carattere delicatamente femminile, non assistiamo ad uccisioni brutali o a corpi mutilati, il sangue è un elemento che il più delle volte passa inosservato.

Escobar – Il fascino del male rientra in quella categoria di film impossibili. Raccontare l’intera esistenza di un uomo in un unico film è un lavoro di continue sottrazioni, per via della limitatezza temporale della pellicola. Fernando Leòn de Aranoa ha accettato la sfida ma il risultato è una storia sacrificata ai ritmi ristretti del montaggio. A tratti risulta essere poco limpida, soprattutto per chi non ha dimestichezza con le vicende che videro protagonista Escobar.

Voto: 5

 

 

 

 

 

 

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