L’Isola dei Cani

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Isle of Dogs -Germania/Stati Uniti 2018 – di Wes Anderson

animazione/avventura/commedia – 101′

Scritto da Francesca Totaro (fonte immagine: mymovies.it)

I cani di Megasaky City vengono deportati, in seguito ad un’influenza della loro specie, nell’isola dei rifiuti. Sei mesi dopo, un giovane pilota atterra sull’isola canina con l’intento di riportare a casa il suo amato cucciolo. Chief, King, Rex, Boss e Duke, i cani Alpha dell’isola, accompagneranno il ragazzino nell’avventuroso cammino alla ricerca di Spots.

Wes Anderson ritorna al genere d’animazione, con  L’isola dei cani” richiama lo stile applicato nel suo precedente lavoro “Fantastic Mr. Fox” del 2009. Per entrambi i lungometraggi Anderson fa uso dello stop motion, creando l’effetto marionetta sui personaggi.

Dopo l’esilio e la deportazione degli animali sull’isola della spazzatura, si darà il via ad una vera e propria lotta alla sopravvivenza dove a governare sarà la legge del più forte. 

Cani che si azzannano e si strappano pezzi di orecchio, per potersi sfamare con gli scarti dell’uomo, sono solo l’esempio rappresentativo della carestia che regna all’interno dell’abitazione canina. L’elemento che accomuna tutti questi esseri è la loro natura domestica, tutti sono cani di compagnia e vivono in una casa, tranne Chief, che è l’unico randagio del gruppo. Il cane nero e scontroso, solitario e senza nessuno che appoggi mai le sue proposte. Eppure è lui il leader del gruppo, è lui il cane più potente dei cinque alpha. Lui stesso afferma che è l’unico che morde. 

Chief non è mai stato addestrato a condividere uno spazio con qualcuno e non conosce le regole del bon ton, ma per fortuna sono tutte cose che non servono nell’isola della spazzatura. Raffigurato come la pecora nera del branco, paradossalmente troverà il riscatto proprio sull’isola in cui è prigioniero. Sarà il solo ad ambientarsi, essendo già a conoscenza di tutto il sistema di strada non troverà difficoltà a vivere in condizioni estreme e non sarà impaurito dalla caccia selvaggia di cibo.

La rivincita di Chief sull’isola coincide con il recupero della storia. Grazie al suo legame con il piccolo pilota, riuscirà a riportare in città tutti i cani. 

Si potrebbe fare quasi un paragone tra “L’isola dei cani” ed il film d’animazione di qualche anno fa “Inside Out“. In ambedue le storie la situazione drammatica viene risolta dai personaggi che inizialmente credevamo essere oppositori del lieto fine. Si pensi al ruolo di Tristezza nella pellicola della Pixar, senza il suo intervento la protagonista avrebbe perso tutti i ricordi e avrebbe vissuto una vita senza alcuna emozione; lo stesso vale per il personaggio di Chief, il ragazzino non avrebbe continuato a vivere senza la sua protezione e non sarebbe riuscito a liberare tutti loro dall’isola della spazzatura. 

Negli ultimi anni il cinema ha alterato la figura dell’antieroe rendendola quasi affascinante agli occhi del pubblico per via della sua ambiguità. All’eroe negativo viene chiesto di ridimensionarsi e fare un passo indietro. Un cambiamento, rispetto allo stile della narrazione classica, che lo porterà a ricoprire la figura del vero eroe solamente nel finale. Questa scelta risulta essere ancora innovativa per il pubblico, che sembrerebbe apprezzare i cambi di rotta e l’imprevedibilità dell’intreccio.

È interessante come Anderson abbia utilizzato queste figure animate, impersonificandole. I protagonisti hanno il potere della parola che gli accomuna con l’essere umano, hanno dei nomi che gli identificano dal resto del branco e hanno dei sentimenti. Tutte doti che rendono possibile l’immedesimazione dello spettatore in ognuno di loro, tant’è che nel finale tiferemo per il loro rimpatrio. 

L’isola dei cani è la rappresentazione della realtà che stiamo vivendo sul nostro pianeta. Apre un sipario con varie interpretazioni al suo interno: denuncia per lo sfruttamento della Terra? Campagna di sensibilizzazione per la raccolta differenziata? Proclamazione dell’uguaglianza dei diritti? Qualunque significato nasconda è un film che richiede una riflessione, nonostante sia all’apparenza una storiella divertente e spensierata.

Voto: 8 

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