La moglie del poliziotto

la moglie del poliziottoDie Frau des Polizisten – Germania 2013 – di Philip Gröning – drammatico – 175′Scritto da Alessandro Giovannini (fonte immagine: imdb.com)

In un paesino della campagna tedesca, in una casa stretta e a più piani dai soffitti bassi, abita una famiglia: padre poliziotto (David Zimmerschied), madre casalinga (Alexandra Finder) e bambina (Pia Kleeman e Chiara Kleeman) adorata da entrambi.

A 8 anni di distanza da Il grande silenzio, Philip Gröning torna al cinema con un film di fiction che riprende almeno parzialmente i modi rappresentativi del suo celebre documentario. La “storia” è raccontata attraverso un mosaico di 59 capitoli (alcuni durano lo spazio di un’inquadratura) di cui non è chiara la disposizione temporale, anche se una certa progressione c’è senz’altro. Privo di commento musicale a parte le parentesi canore dei protagonisti, il film si compone di sipari più o meno lunghi che mostrano attività quotidiane di questa famiglia, dapprima in modo apparentemente confuso, poi via via incentrandosi su quello che riconosciamo essere il fulcro del film: la violenza domestica. Il padre poliziotto, in teoria figura integerrima, si rivela incapace di tenere a freno violenti attacchi di ira ingiustificata verso la moglie, che ne subisce gli improvvisi scoppi di violenza. La situazione è data e non spiegata: non si sa a cosa sia dovuto il comportamento schizofrenico del poliziotto; forse la troppa ansia accumulata nel suo lavoro, forse il fatto che non sia mai cresciuto e sia rimasto un bambino a livello di maturità (molti suoi comportamenti suggeriscono questa ipotesi: gioca col Nintendo Wii spaparanzato sul divano, dorme fino a tardi e non vuole azarsi, si arrabbia subito se non ottiene ciò che vuole – in effetti alcuni scatti di violenza contro la moglie sembrano l’ingigantimento dei dispetti che si fanno i bambini quando bisticciano).

Anche della moglie non sappiamo molto di più: è sicuramente innamorata del marito e ne sopporta, tacendo, il lato oscuro, si rifugia nell’amore per la figlia la quale però è a sua volta condizionata dai comportamenti paterni e verso la fine del film pare incattivirsi come lui, quasi ne assorbisse le qualità negative. C’è infine la figura misteriosa di un vecchio che sembra slegato dalla vicenda, e che si presta ad una serie di interpretazioni (per alcuni rappresenta l’occhio spettatoriale, una teoria suggestiva lo identifica con il po- liziotto invecchiato in un tempo futuro, il regista dichiara di averlo immaginato come un coro greco muto, specchio di una società indifferente al problema della violenza domestica).

La violenza non si vede quasi mai, e questo è l’aspetto più inquietante della vicenda: vediamo la donna occupata nelle sue faccende ed ecco che iniziamo a notare un livido sulla sua pelle, poi qualche scena dopo vediamo che ne ha di più in punti diversi, in altre scene sembra integra eppure è profondamente depressa, e forse se potessimo spogliarla vedremmo un corpo martoriato. Il finale raggiunge una vetta di pathos davvero notevole, per chiudersi su un’immagine che personalmente mi ha ricordato lo Starchild di 2001: odissea nello spazio: lo stesso senso ambivalente di speranza e terrore.

Attori eccellenti fra cui spiccano le due gemelle che interpretano la bambina: attrici formidabili. Grande spazio è riservato agli animali, che sembrano giocare un ruolo importante tanto quanto quelli in Antichrist di Lars von Trier: qui in particolare aiutano lo spettatore a cogliere le differenze di approccio alla vita dei vari protagonisti: amoroso nel caso della madre (che comunica alla bambina la bellezza della natura), fiabesco in quello della figlia (che ha anche degli animali giocattolo sul comodino), violento in quello del padre (la scena del cervo).

Stilisticamente il film può anche non piacere (la divisione in capitoli può essere estenuante, la lentezza del ritmo potrà scoraggiare parecchi e infatti in sala ci sono state delle defezioni, la regia a volte abbandona il registro realistico per confezionare qualche inquadratura onirica o simbolica che potrebbe infastidire chi si aspetta solo un film di denuncia sociale) ma il consiglio di visione resta.

Voto: 8

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: