Class Enemy

class enemyRazredni sovraznik – Slovenia 2013 – di Rok Bicek – drammatico – 112′Scritto da Alessandro Giovannini (fonte immagine: imdb.com)

Una classe di liceali di una scuola slovena è travolta dal lutto per il suicidio di una loro compagna di classe; i motivi del gesto, al di là di una situazione personale problematica, restano ignoti. L’incapacità di saper affrontare un’esperienza così tragica trasforma la tristezza degli studenti in rabbia dovuta all’impotenza ed allo sgomento, rabbia che viene incanalata contro un capro espiatorio: il severo ed inflessibile professore di tedesco (Igor Samobov) appena arrivato in sostituzione di una maestra in gravidanza; fra studenti e docente inizia una guerra fredda che non può avere vincitori, ma in cui perdono tutti.

L’incipit del film richiama alla mente Confessions di Testuya Nakashima; sarà un caso che la Tucker Film sia la casa di distribuzione italiana di entrambi questi film? Anche se la pellicola nipponica si sviluppa in modi ben diversi, lo spunto di partenza, ovvero l’opposizione spietata fra studenti e docente è anche il fulcro di questa opera prima (dopo tre cortometraggi) del regista sloveno Rok Bicek, classe 1985. Lo sviluppo è come detto differente: si tratta di un kammerspiel in cui non ci è concesso uscire dalla scuola, universo al di fuori del quale nulla si vede, solo una luce bianca e fosca entra dalle finestre; una dimensione che può ricordare dinamiche da cinema o da videogame di stampo horror quali Silent Hill. Ed in effetti quello di cui ci si occupa è un certo tipo di orrore: l’orrore della consapevolezza; lo scandalo di essere messi di fronte alla verità, ad una delle poche certezze dell’esistenza umana: la morte. Una classe di adolescenti alle prese con il suicidio misterioso di una loro compagna. L’età delle sregolatezze, dell’euforia del vivere anche un po’ irresponsabilmente, ma sicuramente con grande entusiasmo, viene contaminata dall’oscenità tragica dell’oblio.

Come affrontare un così brusco risveglio da un sogno di libertà e possibilità sconfinate? Impossibile per dei liceali che ancora poco sanno del mondo che li circonda e che sono cresciuti, pur odiandola a volte, all’interno di una realtà scolastica in cui sono abituati ad avere sempre una seconda chance, sempre una possibilità di riparare agli errori compiuti. Una realtà che non li ha ancora costretti a scelte definitive, un lungo periodo di vita in cui il proprio futuro è tutto da scrivere. Ciò che terrorizza questi ragazzi, ancor prima della violenza dell’atto compiuto dalla loro compagna (di cui non conosciamo i dettagli) è la risolutezza di quell’azione, il fatto che essa non sia ritrattabile ma definitiva.

Ciò porta allo sgomento: per la perdita di una persona cara ma anche per l’angoscia suscitata dal fatto che tra poco questa epoca di innocenza finirà, e che anche a loro toccherà prendere delle scelte definitive riguardo il proprio futuro. Assunzione di responsabilità: un incubo, un qualcosa a cui nessun libro di testo o insegnante può preparare. Ci prova Robert, supplente di tedesco dal carattere duro, inflessibile, e dal background del tutto ignoto, ma che certo deve avere avuto un passato spiacevole, una storia dura che lo ha temprato fino a renderlo ciò che è: non un tiranno, questo no, ma sicuramente un freddo e granitico dispensatore di dure lezioni di vita con un sospetto di sadismo. Il candidato ideale per diventare il class enemy: esempio estremo di fiducia nelle proprie scelte, uomo dalle certezze incrollabili e dalla forma mentis rigidamente strutturata, tutto l’opposto di una sbandata classe adolescenziale in piena crisi. Ragioniamo come uno di quegli studenti: “Ho appena visto il mio mondo di ovatta crollarmi addosso, sono paralizzato di fronte alla cruda realtà della vita adulta che non ho intenzione di intraprendere, non ancora almeno. Ed ecco che arrivi tu, Robert, uomo tutto d’un pezzo che non mi mostri alcuna compassione, che non mi coccoli e non mi proteggi dal crudele mondo esterno di cui io non vedo neanche l’ombra guardando fuori da quelle finestre, ma anzi mi dici che la vita continua, che devo ingoiare il rospo e andare avanti. Non posso accettarlo, perciò ti combatterò con tutte le mie forze, incurante delle tue buone azioni – che scelgo di non vedere – anzi gettando discredito su di te, imputandoti le peggiori nefandezze, compreso nazismo e abusi sessuali, rendendoti il nemico da abbattere per perseverare nella nostra condizione”.

Questo è Class Enemy. Un film stilisticamente e tecnicamente semplice ma dai dialoghi e dal concept talmente pregni di significato da richiedere probabilmente più visioni per essere goduto appieno. Oltre agli innumerevoli spunti di discussione rimane impressa la recitazione di Igor Samobov, attore teatrale pluripremiato in patria, di glaciale perfezione. Gli studenti comunque non sfigurano, sono tutti naturali e credibili nei loro comportamenti, eccetto forse qualche sparuta battuta che smaschera la sceneggiatura soggiacente: si sente la mano di autore che scrive sotto ad una battuta dell’unico studente della classe di origini straniere (cinese), quando incolpa gli sloveni di essere tutti uguali, facendosi la guerra da soli quando non la fanno contro qualcun altro; una delle rare cadute del film, ma che si nota proprio grazie all’alto livello complessivo dell’opera. Persino il finale aperto, soluzione che generalmente mi trova sfavorevole, mi è parso azzeccato: la vicenda non può che (non) finire in sospeso, in attesa di essere completato dalle riflessioni dei singoli spettatori; finito il film, toccherà a loro fare le proprie scelte.

Per quanto mi riguarda, il miglior film del 2013.

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