Tokyo Tribe

tokyo tribeGiappone 2014 – di Sion Sono – musical/gangster – 116′Scritto da Alessandro Giovannini (fonte immagine: imdb.com)

Musical rap/hip-hop/techno/disco su giovani gangsta e rispettive tribù che si contendono il dominio su Tokyo. Benvenuti nel delirio. Benvenuti in Tokyo Tribe!!!

Con questo film il geniale Sion Sono adatta il manga Tokyo Tribe2 di Santa Inoue, pubblicato dal 1997 al 2005 e seguito del monovolume Tokyo Tribe. Già dalla sequenza di apertura si rimane stupiti: un lungo pianosequenza in cui ci addentriamo nei vicoli di una Tokyo reinventata in studio come covo di punk e gangster dai colori sgargianti, guidati da un rapper che ci fa da Virgilio in questo girone infernale a ritmo di musica disco/rap/elettronica. Anche se non totalmente cantato, il film ha una colonna sonora praticamente ininterrotta che, assieme ai colori psichedelici di scenografie e costumi, ha un poter ipnotico sullo spettatore, avvinghiato da un magma audiovisivo che martella il nervo ottico e l’apparato uditivo. Fra una citazione e l’altra (Quentin Tarantino e Lars von Trier tra gli altri) assistiamo alla passerella di improbabili personaggi e conosciamo le principali gang che si contendono il dominio sulla città. La trama è esile e non ha molta importanza, ciò che conta è farsi trascinare dall’azione, sempre più improbabile e surreale al procedere del film, il quale finisce con una lunga sequenza di scazzottata generale che ricorda quelle di The Way to Fight o Crows Zero di Miike Takashi.

C’è di tutto in questo film: azione, erotismo, commedia, amore, dramma, comicità grottesca tipicamente nipponica e come detto tanta musica. Ci sono poi le stranezze e le trovate tipiche di Sono, come gli esilaranti stacchi montaggio sulla vecchietta DJ o gli spericolati movimenti di macchina. E vi si può persino leggere un’allegoria della società giapponese – ancora radicata nella logica feudale dei signorotti locali con piccoli eserciti al seguito e perennemente in lotta fra loro – nonchè notare la predilezione nipponica per i giochi di ruolo e le meccaniche da videogame, in questo caso gli strategici e i beat’em up (da Double Dragon ad Advance Wars). Poco importa allora se gli effetti speciali siano vistosamente posticci, o se le scenografie tradiscano a volte la loro natura artificiale: in un film-gioco come questo anche la mancata sospensione di incredulità può contribuire al divertimen- to.

Voto: 8

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