Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali

miss peregrine ela casa dei ragazzi specialiMiss Peregrine’s Home for Peculiar Children – USA/GB/Belgio 2016 – di Tim Burton – fantasy – 127′Scritto da Alessandro Giovannini (fonte immagine: imdb.com)

Il giovane Jacob assiste alla morte del nonno, stravagante personaggio che gli raccontava fantasiose storie sulla sua permaneneza in gioventù in un orfanotrofio abitato da ragazzi con poteri soprannaturali. Le misteriose circostanze della morte del nonno e il ritrovamento di una lettera, iniziano a far dubitare Jacob del fatto che quelle fossero soltanto storie inventate…

La filmografia di Tim Burton è destinata, da Big Fish in poi, a spaccare il pubblico in due, fra chi non ha mai smesso di apprezzare la sua arte anche in questa seconda fase della sua carriera, oggettivamente inferiore alla precedente costellata di piccoli e grandi capolavori ma con elementi comunque gradevoli, e detrattori delusi che emanano sentenze definitive ad ogni suo nuovo lavoro. per onestà intellettuale, personalmente metto in chiaro che pendo più dal versante critico di questa diatriba, ma ciò non mi preclude il fatto di potermi “accontentare” di quel che di buono Burton riesce ancora a offrire al suo pubblico.

Anche questo Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali, può essere oggetto di tali sentimenti ambivalenti. innestandosi nel filone del fantasy per ragazzi, la pellicola non offre nulla di nuovo o di mai visto, rispettando vari cardini classici dei racconti fantastici basati sui viaggi temporali: il loop infinito, la modifica del futuro in base alle azioni compiute nel passato, il pericolo della creazione di paradossi temporali e così via. Uniti a questi topoi, il conoscitore dell’opera Burtoniana vi può ravvisare alcune delle sue idiosincrasie, fra tutte il tema della tensione tra ricerca di accettazione e rivendicazione di diversità, in poche parole i sentimenti adolescenziali sui cui sono modellati molti protagonisti dei suoi film, adulti infantili e/o giovani disadattati in cerca del loro posto nel mondo. La materia narrativa dei libri di Ransom Riggs da cui la storia è tratta è insomma già di per sè un compendio di tematiche Burton-iane, ed il regista deve aver avuto gioco facile a metterle in scena con il suo consueto estro figurativo. Visivamente il film è sgargiante, ispirato, moderatamente fantasioso in scenografie e costumi anche se un po’ troppo baraccone nell’uso della CG (vedere la sequenza di lotta degli scheletri, esempio perfetto del troppo che stroppia).

Eppure va detto che per la prima ora il film funziona grazie a una sceneggiatura ben organizzata, che bilancia bene descrizione dei personaggi, mistero, senso dell’avventura e tocchi inquietanti. Questo, almeno, fino alla comparsa della combriccola guidata da Miss Peregrine. Da metà film in poi sembra improvvisamente mancare il tempo per portare avanti una narrazione completa: è tutto un procedere incalzante di avvenimenti alternati a scene che assolvono la fuzione di “spiegoni” di quanto deve accadere nelle scene successive. Quando insomma inizia ad essere il momento di tirare le fila del racocnto, Burton non riesce a cavarsela con leggerezza: abbondano i dilaoghi in campo e controcampo che illustrano le “regole del gioco”: cosa bisogna fare con i loop temporali, quello che bisogna evitare di fare per creare disastri tra i diversi piani, qual è la funzione di Miss Peregrine, chi sono i cattivi e cosa vogliono… tutto è spiegato dai dialoghi più che dalle immagini, grave mancanza dato che si parla di cinema e non del romanzo.

Sembra insomma di leggere il “manuale di istruzioni” del mondo narrativo in cui il film è ambientato e francamente non è a questo che voglio assistere in una sala cinematografica. Dialoghi velocissimi che non permettono peraltro alcun approfondimento psicologico dei protagonisti, tutti geni che capiscono al volo quale sia il problema e come sia necessario affrontarlo: non si alimenta la tensione, non si dà al pubblico la possibilità, il tempo materiale di elaborare una propria strategia, un proprio pensiero sulla vicenda. Problema e soluzione camminano a braccetto, appiattendo l’intero plot verso un grado nullo di coinvolgimento spettatoriale. Chi guarda assiste alla messinscena di un gioco di cui Burton si preoccupa di spiegare le regole, più che far giocare effettivamente. Ne è dimostrazione anche l’affrettato finale, che rimane aperto per il gusto di esserlo e perchè ormai si fa così nell’industria, dove non ci si deve mai precludere la possibilità di un sequel o di uno spin-off, con il risultato che la storia a cui assistiamo ha una prima parte di costruzione delle premesse efficace e coinvolgente, una seconda fatta di spiegazioni arzigogolate, compulsive e poco interessanti e un non-finale che non si capisce che tipo di pubblico potrebbe essere in grado di accontentare.

Cosa resta nella memoria, insomma, di questo Miss Peregrine – La casa  dei ragazzi speciali? Come sempre in Burton, qualche bella immagine, la bizzarria di alcuni personaggi di contorno, il condire il mondo reale di tocchi fantastici e viceversa. Film deludente? Dipende dalle aspettative. Sicuramente un film che scivola via innocuo, è questo non è mai un bene, ma ben confezionato e in grado di offrire un paio d’ore di intrattenimento senza pretese.

Voto: 6

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