Montedoro

montedoroItalia 2015 – di Antonello Faretta – fantastico – 88′Scritto da Marta Terzi (fonte immagine: imdb.com)

Una donna americana di mezza età scopre inaspettatamente le proprie vere origini solo dopo la morte dei genitori. Profondamente scossa e in preda ad una vera e propria crisi di identità, decide di mettersi in viaggio, sperando di poter riabbracciare la madre naturale mai conosciuta. Si reca così in un piccolo e remoto paese dell’Italia del Sud, Montedoro. Al suo arrivo viene sorpresa da uno scenario apocalittico: il paese, adagiato su una maestosa collina, è completamente abbandonato. Grazie all’incontro casuale con alcune persone misteriose, quelle che non hanno mai voluto abbandonare il paese, la protagonista compirà un affascinante e magico viaggio nel Tempo e nella Memoria, ricongiungendosi con gli spettri di un passato sconosciuto ma che le appartiene, parte della sua saga familiare e di quella di un’antica e misteriosa comunità ormai estinta che rivivrà per un’ultima volta.

Montedoro è il primo lungometraggio del regista Antonello Faretta, di cui è anche sceneggiatore e produttore. Nella mia storia di appassionata del cinema mi sono accorta che alcuni film italiani funzionano proprio perchè sono legati a un territorio e, narrando, lo raccontano: prendiamo ad esempio L’albero degli zoccoli, Anime nere, ma anche Benvenuti al  Sud; sono generi diversi, per storie diverse, ma col minimo comun deno- minatore di mostrare i personaggi attraverso la terra che li ha generati.

Montedoro segue lo stesso percorso, in un viaggio di continua transizione tra la realtà, l’onirico e lo spirituale, viaggia sulle montagne della Basilicata, muovendosi tra persone, luoghi e tombe. Nella sua ricerca, Porziella, riscopre il mondo che aveva abbandonato; un mondo fatto di persone sospese nel tempo, di fantasmi che prima la rincorrono nel sonno e poi, quando finalmente ella è condotta a Montedoro, si materializzano davanti a lei come contadini con la pelle bruciata dal sole, bambini vestiti di bianco oppure storie di morti. A viaggiare al suo fianco due donne che somigliano a delle parche e che hanno lo stesso compito di Virgilio nell’Inferno dantesco: accompagnano la protagonista permettendole di entrare a Montedoro, mediandone i rapporti con gli abitanti e raccontando le storie dei fantasmi che vivono lì. Fantasmi giovani, fantasmi vecchi, fantasmi come la madre di lei. La ricerca diventa dunque un pretesto per raccontare un luogo che ormai non esiste più e persone che, per citare uno dei personaggi, esistono solo per Montedoro; siamo agli estremi della società, in un paese che vuole essere dimenticato, che non vuole essere modificato dal mondo che avanza. Montedoro è una città inalterata da ormai 50 anni, una città fatta di esistenze che non si limitano a vivere il presente, ma narrano la vita di chi  non c’è più e, così facendo, permettono al passato di vivere oltre il presente. Un’opera prima degna di nota e profonda per Faretta, che dimostra subito come la bellezza per lui sia nella terra che lo ha ospitato e lo ha cre- sciuto; un omaggio alla Basilicata e al suo non-luogo, Montedoro, che rimane terra madre anche di chi una madre non la ha più. Una fotografia stupenda che sembra riprendere l’incedere di un fantasma, di uno spirito, catapultandoci nella realtà in rovina di questo luogo. E, concluso il film, è difficile capire dove l’onirico sia cominciato e dove sia finito, ma quello che rimane certo è l’accuratezza con cui i personaggi e i luoghi sono stati de- scritti e la pienezza di sensazioni che questo film lascia.

Voto: 8

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