Corpo estraneo

corpo estraneoObce cialo – Polonia/Italia/Russia 2014 – di Krzysztof Zanussi – drammatico/sentimentale – 117′Scritto da Marta Terzi (fonte immagine: imdb.com)

Angelo, giovane e fervente cattolico, incontra la polacca Kasia all’interno del movimento dei Focolarini: i due si innamorano ma, nonostante la passione per Angelo, lei decide di tornare in Polonia e di entrare in convento. Lui sceglie di seguirla e di starle vicino, sperando che la ragazza rinunci ai suoi propositi. Trasferitosi a Varsavia, trova lavoro in una multinazionale dove conosce Krystyna, la sua superiore, una donna cinica, disinibita e arrampicatrice che sottopone Angelo a ricatti e molestie, cercando di sedurlo, e non si fa scrupoli a renderlo capro espiatorio quando vengono a galla episodi di corruzione in cui lei è coinvolta. Quando Kasia farà definitivamente la sua scelta, Angelo si troverà schiacciato tra i suoi ideali e un amore irrealizzabile da una parte e la ferocia disumana dell’ambiente lavorativo dall’altra. Ma non sarà soltanto lui ad entrare in crisi e veder vacillare le proprie convinzioni.

I tre temi al centro di questa storia sono l’amore, la fede e la volontà di dominio; tre temi che si sviluppano attraverso le diverse relazioni che Angelo intraprende con i personaggi che lo circondano: Angelo, il protagonista, si ritrova schiacciato tra due fuochi, quello dell’amore e quello del potere, e la sua unica via di fuga sembra la sua fede che non vacilla fino alla fine. L’ultimo lungometraggio di Zanussi vuole raccontare tante ingiustizie, tante trappole della società, un amore passionale, una fede cieca verso Dio e si cimenta anche nella resurrezione di un passato stalinista e questo forse è il reale problema della pellicola: il troppo. Zanussi fa fatica ad approfondire una delle tante storie che racconta e lo spettatore, allo stesso modo, fatica a mettere a fuoco quello di cui interessarsi. All’inizio, al centro della storia, sembra esserci la relazione tra Kasia e Angelo, ma poi viene messa da parte, relegata a poche scene che non rendono credibile il tentennamento di Kasia o l’estrema decisione di Angelo. Poi si passa al tema del potere e del cinismo, incarnato dall’antitesi di Angelo, Krystyna, e si dedica talmente tanto tempo a questa figura, alle sue paure, ai suoi desideri, al legame con la madre, che per metà del film pare lei la vera protagonista. Allora ci si aspetterebbe una catarsi, qualcosa che la smuova, o che faccia smuovere il povero Angelo, ma nessuno dei due subisce una sviluppo progressivo: alla fine si vedono, improvvisamente, cambiati e lo spettatore non riesce a comprendere pienamente perchè. Infine vi è la vicenda che lega Angelo al giovane Adam e al padre malato. Storia che sembra procedere quasi per caso, abbandonata ad un certo punto e miracolosamente risolta nel finale, anche qui, senza capire bene perchè. L’impressione è di un film che procede linearmente, senza i classici alti e bassi delle storie cinematografiche; si parte con un idillio, si passa ad una serie di situazioni brutte, poi peggiori e infine pessime: lo spettatore non riesce neanche a credere per un secondo che le cose possano andare bene. I personaggi sono fissi, non cambiano.

Angelo nelle sue sventure, viene sempre salvato da un cardinale senza volto. Il finale nella sua drammaticità forzata, comunica poco e non è ben delineato dai precedenti atti. Il risultato è un film noioso in cui non si sa bene dove focalizzarsi e per questo non si riesce ad empatizzare veramente coi personaggi. Da controaltare a questi difetti vi è una fotografia curata che si esibisce spesso in lenti movimenti di macchina e una colonna sonora semplice, nascosta, ma toccante. Infine anche un buonissimo lavoro degli attori, tra cui spicca Agnieszka Grochowska.

Voto: 6

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