CTRL+Z

Fratelli-Lumière-prima-proiezione-cinema

Scritto da Francesca Totaro (fonte immagine: longtake.it)

L’idea che la gente possa leggerlo mi spaventa, ma è molta di più la felicità di avere un giudizio, anche negativo, ma avercelo. Per me un libro senza lettori è come un ristorante vuoto, non ha senso.  Quello che ho fatto da piccola fino ad ora quasi non aveva senso perché scrivevo per me e per quei pochi che leggevano“- Margherita Giusti Hazon.

Il romanzo esordiente di Margherita Giusti Hazon prende il nome di ‘CTRL+Z’. La giovane milanese collabora per una rivista di cinema e lavora presso la Fondazione Cineteca  Italiana, la sua più grande passione è il cinema.  Il cinema è infatti l’unico elemento che subentra in ogni storia che viene raccontata nel libro.

CTRL+Z  è composto da tre capitoli, in ognuno dei quali viene raccontata una storia ambientata in un epoca diversa. Si parte con un racconto che risale all’Ottocento, poi si fa un passo indietro e sia arriva al Settecento, per poi fare un balzo in avanti ai giorni nostri.

Inizialmente, afferma  la scrittrice, la narrazione non era nata lineare come viene presentata nel libro. La sua idea di base era quella di creare un intreccio dove ogni capitolo non doveva essere necessariamente collegato a quello precedente o successivo, le storie sarebbero comunque rimaste le tre che ritroviamo nel libro.

Il primo racconto, quello ambientato nell’Ottocento, è un omaggio esplicito al cinema. Le vicende vedono protagoniste lanterne magiche e filmati dei fratelli Lumiére. Ma il modo in cui vengono descritte le fanno apparire in modo diverso agli occhi di chi le legge. Solitamente siamo abituati a sentir parlare delle proiezioni dei Lumiére come un rito culturale, ma mai nessuno aveva descritto quell’evento come un luogo d’incontro. Un luogo che, nel libro, diventerà testimone della nascita di un amore folle fra i due giovani protagonisti.

Il secondo capitolo narra le vicende del lontano Settecento. È il capitolo più lavorato tra i tre, lo ammette anche la Giusti: “ho fatto un grossissimo lavoro, studiato tanto e letto le bibliografie, per capire come era strutturata la famiglia di cui parlo. Dove vivevano? Come vivevano?”

Con il terzo capitolo ci scostiamo da tutto ciò che è stato letto nelle pagine precedenti. Il luogo centrale è il Museo del Cinema. La protagonista è una lavoratrice sottopagata che gestisce le visite degli ospiti del Museo. Una storia distopica, che va avanti e ritorna portando all’interno elementi di altre storie, rendendo l’ancoraggio alla realtà sempre più labile, trasformando il romanzo in un libro di fantasia o fantascienza.

Nel complesso CTRL+Z è un romanzo che vive fasi alterne, muore rinasce e si rincarna in se stesso. I protagonisti delle narrazioni sono ciclici e le loro anime, pur essendo morte in un capitolo, ritornano in vita nei racconti successivi assumendo un aspetto diverso da quello originale. L’elemento di forza è l’amore nel suo nascere, la sua passione travolgente, l’innamoramento. Margherita entra nella storia in modo letterario e astuto attraverso l’utilizzo degli inserti, che sono il suo autografo, in modo da tenere legate insieme tutte le storie.

Il titolo rappresenta alla lettera il classico movimento che si effettua sulla tastiera del pc quando si vuole azzerare un qualcosa. Per il libro succede un po’ la stessa cosa che sullo schermo, ad ogni nuovo capito tutto il resto viene azzerato, ma in fondo mai niente viene del tutto dimenticato.

In merito alla realizzazione del libro e alla grafica scelta, la Giusti dice: “Sono sorpresa per la copertina che non l’ho scelta io ma l’Erudita. A parte l’orologio, che immaginavo ci sarebbe stato, c’è una tartaruga. La tartaruga è sinonimo delle perseveranza e determinazione, alcuni sostengono sia la casa delle anime. Potrebbe servire da  totem o da portafortuna“.

La scrittrice conclude la presentazione quasi commossa: “Alcuni di voi saranno i miei primi lettori e per me è più che un sogno perché scrivo da quando sono piccola. L’idea che qualcuno possa leggere delle storie e commentarle, giudicarle, emozionarsi con quelle storie per me è indescrivibile […] io ho scritto questo libro perche secondo me la letteratura e il cinema dovrebbero, anzi sarebbe bello se riuscissero a fornire un aiuto per affrontare certe situazioni “.

 

 

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