L’affido- Una storia di violenza

Jusqu’à la garde-Francia, 2017- di Xavier Legrand- Drammatico- 93′- Recensione di Francesca Totaro (Fonte immagine: Casa Internazionale delle Donne)

Dopo la separazione dei genitori, Julien (11 anni) viene chiamato a testimoniare in tribunale. Il ragazzino dichiara fermamente al giudice, che si occupa del loro caso, di non voler rivedere mai più suo padre, Antoine. Nonostante la sua forte ostinazione nei riguardi dell’uomo il giudice stabilisce l’affidamento congiunto, che si rivela essere un’arma violenta per lo stesso Julien e sua madre Myriam.

Il lungometraggio esordiente per il regista francese, Xavier Legrand, riceve il Leone d’argento alla Biennale di Venezia del 2017. Il suo lavoro precedente, il cortometraggio ‘Avant que de tout perdre‘, è stato selezionato in più di cento festival, ricevendo anche alcune nomination agli Oscar e vincendo numerosi premi. A metà tra un thriller psicologico e un film drammatico che sfocia nell’horror, Xavier regala una prova di regia all’altezza di ogni aspettativa. L’aria di tensione è percettibile già dopo le prime inquadrature di apertura: quando i dei due ex coniugi, accompagnati dai rispettivi avvocati, si trovano a discutere del futuro del loro bambino in presenza del giudice. La drammaticità è un elemento che rimane fortemente presente in tutta la narrazione.

Ad aumentare la sensazione di pericolo è la scelta che fa il regista di non utilizzare alcun suono all’interno della pellicola. Tutto ciò che viene visto non è mai accompagnato da un sottofondo, motivo per il quale l’attenzione viene riservata solamente a ciò che viene riportato in scena. I rumori naturali accentuano l’esperienza dello spettatore che viene catapultato all’interno della narrazione senza alcuna protezione, vivendo le stesse torture che vengono inflitte sui personaggi, vittima della brutalità dell’uomo. A giocare un ruolo importante nella narrazione sono anche i colori scelti, sui toni freddi del blu, che conferiscono alla pellicola un’aria spettrale.

Legrand utilizza il classico stile narrativo che si ricollega al cinema di Antonioni, uno stile che è meglio conosciuto con il nome di noia antonioniana, che prediligeva l’utilizzo dei cosi detti ‘tempi morti‘. Antonioni aveva un’idea di cinema che andava oltre quella dei suoi colleghi, per lui il cinema doveva essere una rappresentazione della realtà e nella realtà sono presenti  dei tempi morti, situazioni di stallo in cui non accade nulla di interessante. Ma se nella vita questo aspetto ci sembra del tutto normale, nella narrazione filmica assume il ruolo di alimentatore delle aspettative. Quando guardiamo un film come ‘L’affido- storia di una violenza‘ siamo perennemente alla ricerca disperata di qualche avvenimento che riesca a rivoltare la situazione e far scorrere gli eventi in maniera fluida e lineare.

Un regista che Legrand omaggia in questo film è sicuramente Kubrick. La scena in cui Antoine cerca di forzare la porta di casa ricorda molto il finale di Shining, in cui Nicholson rompe la porta con un ascia. In entrambi i film sia il bambino che la mamma trovano rifugio nel bagno di casa. La parte più toccante di tutta la pellicola è l’ultima inquadratura, dove vediamo una porta che si chiude di fronte ad una violenza domestica. Il nero che abbraccia lo schermo è un urlo alla società che molto spesso finge di non vedere, o peggio sottovaluta la natura della violenza, giustificando quasi il carnefice. Questa non curanza ovviamente non può che subentrare prepotentemente nella vita delle vittime che si sentono sempre più vulnerabili e poco capite.

Concludere la storia con uno schermo nero dovrebbe far riflettere sull’importante ruolo che ogni cittadino può avere in situazioni come quella descritta nel film.Ciò che decide di portare sul grande schermo Xavier Legrand è una storia di violenza domestica, come afferma lo stesso titolo del film, con la speranza di denunciare questi eventi che sono sempre più ricorrenti nello scenario quotidiano. Lo stesso tema viene anche trattato nel cortometraggio precedente, il regista ha affermato che è un argomento a lui molto caro.

Voto: 8

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