Ippocrate

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Hippocrate – Francia 2014 – di Thomas Lilti

Drammatico – 102′

Scritto da Francesca Totaro (fonte immagine: movieplayer.it)

Benjamin, ancora impegnato negli studi universitari, inizia il suo tirocinio nel reparto di medicina interna. Senza volerlo, il ragazzo si ritrova a lavorare a stretto contatto con suo padre, un medico affermato dello stesso comparto. Il loro legame extra lavorativo non porta alcun vantaggio a Benjamin, che inizia a mette in dubbio anche la sua certezza di essere un bravo medico. Ad affiancare il ventitreenne in questa nuova esperienza c’è Abdel, un tirocinante più grande di lui.

Con Ippocrate,  Thomas Lilti firma il suo secondo lungometraggio da sceneggiatore e regista. Il film arriva in Italia solamente dopo il successo riscontrato con la terza pellicola dell’autore, ‘Il medico di campagna‘ (2016), nonostante Ippocrate sia anagraficamente più datato (2014). Con questo lavoro Lilti porta a casa ben 7 candidature ai César, il riconoscimento più celebre del cinema francese. 

Il racconto autobiografico del regista ha dato vita alla pellicola e voce ai personaggi. Ciò di cui aveva bisogno Lilti erano dei contenitori per le sue storie. I suoi protagonisti incarnano i ricordi, rendendoli visibili e memorabili anche agli occhi del pubblico. Thomas, come Benjamin, aveva intrapreso gli studi di medicina seguendo le orme del padre.  Anche se la sua carriera professionale ha subito un cambiamento, Lilti non rinnega gli anni passati a stretto contatto con i pazienti. 

Il regista francese decide di raffigurare l’ambiente ospedaliero rendendolo il più realistico possibile e per farlo sceglie, ripescando tra conoscenti ed ex colleghi, un gruppo di veri infermieri che interpretano se stessi. La struttura che ospita i personaggi e il reparto in cui accadono le vicende narrate, sono gli stessi che accolsero Thomas nel suo tirocinio universitario anni fa. Persino il nome del protagonista non è stato lasciato al caso, Benjamin infatti è il secondo nome del regista. 

Tutti questi elementi collaborano alla buon riuscita della denuncia che si trova alla base della storia raccontata. La macchina da presa di Lilti è giudicante e, a differenza degli altri prodotti cinematografici e televisivi, Ippocrate offre una nuova visione verosimile di ciò che accade all’interno di una struttura ospedaliera. Il modo in cui entrano in scena i protagonisti dà l’impressione che una macchina da presa sia stata lasciata lì a registrare tutto ciò che accade, senza alcun filtro. Lo spettatore è partecipe della malasanità e della ribellione dello staff che lavora al suo interno. Questo film sdogana le classiche aspettative dell’hospital-movie, dove le vicende si muovono seguendo intrighi amorosi e litigi privati, privilegiando invece la messa in scena dell’esperienza lavorativa, dell’errore umano e della morte. 

Seppure con qualche colpo di scena sul finale, Ippocrate resta una narrazione a tratti lenta. Più che un film, la pellicola ricorda alcune caratteristiche del documentario. Sicuramente interessante da vedere ma con poco spessore nei personaggi, che pur subendo un’evoluzione non ci attraggono mai del tutto. 

Voto: 5

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