Il sacrificio del cervo sacro

cervo

The Killing of a Sacred Deer – Regno Unito/Irlanda/Stati Uniti 2017 – di Yorgos Lanthimos

Drammatico/Thriller/Mistero – 121′

Scritto da Francesca Totaro (fonte immagine: cinemaastoria.it)

Steven Murphy (Colin Farrell) è un cardiologo e padre di famiglia. Sposato da dodici anni con Anna (Nicole Kidman), Steven ha due figli: Bob, minore, e Kim, una ragazza nel pieno della fase adolescenziale. Oltre a casa e lavoro, Steven ritaglia del tempo da dedicare ad incontri insoliti con un ragazzo di nome Martin (Barry Keoghan), affetto da disturbi psicologici subentrati con la morte prematura del padre. 

Il sacrificio del cervo sacro  viene presentato al Festival di Cannes 2017, dove vince il premio per la Migliore Sceneggiatura. Il regista, Yorgos Lanthimos, aveva già conquistato la critica francese negli anni passati: nel 2015 riceve il Premio della giuria per ‘The Lobster‘ e nel 2009 è vincitore del Premio Un certain Regard per il film ‘Kynodontas‘.

In apertura un cuore scalpitante e in chiusura un cuore che smette di battere. La vita e la morte. Il passato e il futuro. È sulla scia di due binari narrativi che Lanthimos decide di incentrare la sua storia. Due linee parallele vengono combinate, cambiando fatalmente il destino dei personaggi. L’unione di questi estremi crea una voragine dalla quale non è facile uscire. La storia si trasforma in un circolo di eventi macabri, che si chiude solamente quando avviene il tanto atteso sacrificio che pareggia i conti. 

Questo gioco di opposti si riflette anche sul personaggio di Steven, cardiologo. All’inizio il suo compito è garantire la sopravvivenza dell’uomo, alla fine è chiamato ad uccidere. Il dottore subisce un mutamento e da salvatore diventa assassino. Le stesse mani che operano sono pronte a sparare, ma in entrambi i casi sono mani macchiate di sangue. 

Nell’antica mitologia greca il cervo era considerato un animale spirituale, connesso direttamente agli Dei. Rappresenta infatti l’intermediario tra i due mondi, da qui il collegamento degli opposti che ritroviamo anche nel film. Uno dei significati che spesso vengono attribuiti a questo animale è il rinnovo continuo della vita e la capacità di rinascita dopo la morte, processo tipico delle corna del cervo che hanno la capacità di ricrearsi dopo la rottura.

Resta solo da capire chi è il cervo sacro. Chi bisogna ammazzare per ricevere la salvezza? Qual è il personaggio che si presta meglio a svolgere il ruolo da intermediario? Tutte queste domande sono implicitamente contenute nella narrazione. Arrivare ad una scelta non è cosa facile, soprattutto per Steven. Ma una volta compiuto il sacrificio le vite dei protagonisti riprenderanno la loro normale routine, solamente con un pezzo in meno. La sete di vendetta è stata soddisfatta, ma ad entrare in campo sul finale è una nuova entità, l’assenza, che trova casa nelle memorie dei vivi. 

Il sacrificio del cervo sacro‘ è un’opera minuziosamente studiata, ricca di simbologie e chiavi di lettura differenti. La narrazione ha una potenza magistrale, resa perfetta attraverso altri elementi di contorno mai lasciati al caso, come il suono e l’utilizzo del rallenty. Chi ha apprezzato i precedenti lavori di Lanthimos non può che amare quest’ultimo film del regista, che ancora una volta riesce a raccontare una storia all’apparenza surrealista ma che incarna temi molto più realistici di quanto ci si possa aspettare.

Voto: 9

 

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