A Serious Man

a serious manUSA 2009 – di Joel Coen e Ethan Coen – commedia – 106′Scritto da Gabriele Niola (fonte immagine: imdb.com)

All’interno di una comunità ebrea negli anni ’60 si muove un uomo come molti, quasi un uomo che non c’era tanto sembra impassibile di fronte alla vita che gli scorre davanti. Ha una moglie, due figli, una cattedra di matematica. La moglie lo lascia per un altro uomo, il figlio non lo ascolta e la figlia non va a scuola per badare alla pettinatura. Ha sulle spalle un fratello con qualche problema di relazione che vorrebbe aiutare senza ri- sultati, in più qualcuno sembra ricattarlo sul lavoro. Tutto va verso il peggio.

Quest’ultimo film dei Coen non finisce. O meglio arriva alla fine chiudendo un ragionamento ma non le diverse trame, rimane sospeso molto di più di come rimaneva apparentemente irrisolto Non è un paese per vecchi, ragione per la quale in molti non lo ameranno. E non lo ameranno anche perchè a fronte della solita ironia stavolta non c’è nessuna morale da cogliere, stavolta tutto quello che crediamo significare non significa niente. Si affannano come dei matti i fratelli a metterlo in chiaro. Cosa impariamo da tutte queste storie? Niente! C’è anche un prologo che apre il film, un prolo- go ambientato in un’altra epoca che suona come una di quelle storie della tradizione ebraica. Di quei prologhi che danno la chiave di lettura al film.

Beh questo non significa nulla. Ovviamente, che i fratelli lo vogliano o no, le storie insegnano e anche il fatto che non ci sia insegnamento in una storia è di per se è un insegnamento. Veicolato da una storia in questo caso. Cominciate a capire perchè questo film non incasserà vero? E invece è uno dei migliori, se non il migliore dei Coen, dotato del medesimo alito di tragedia che riempie ogni inquadratura, anche le più innocenti, immerso in un mondo che è il loro per provenienza (vivevano anche loro in un sobborgo ebreo negli anni ’60) e per fantasia (i personaggi sono quelli più ricorrenti nella filmografia del duo), A serious man è un’opera davvero audace, finalmente i due autori osano senza nasconderlo e con il sorriso sulle labbra mostrano l’impossibilità di conoscere la realtà e di padroneggiarla in un film nel quale essi stessi sembrano preoccupati per il proprio futuro.

Si prenda ad esempio il montaggio incrociato dell’incidente. Che abbiate visto o non abbiate visto il film poco importa, c’è un incidente d’auto e i fratelli ci mostrano con montaggio alternato due personaggi alla guida distratti, uno si sta per immettere in una corsia, l’altro sta guidando senza guardare avanti, le inquadrature si alternano con maggiore concitazione fino a che, come spesso capita al cinema quando uno si immette finalmente nella corsia scopriamo che l’altro non è nella medesima strada e che il montaggio alternato ci ha ingannato. I due non si scontreranno. Poche scene dopo però verremo a sapere che il primo personaggio immettendosi in quella strada ha fatto effettivamente un incidente con qualcuno. Quell’inganno era una parziale menzogna. Il cinema ci inganna, ci inganna continuamente e i racconti non ci insegnano nulla se non che la vera conoscenza non deriva dalla morale di una storia ma dall’affresco di mondo che quella storia è capace di dare. E quest’affresco dei Coen è, ad essere cauti, fenomenale!

Voto: 9

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