Stark Trek

star trek

USA/Germania 2009 – di J.J. Abrams – fantascienza – 127′Scritto da Gabriele Niola (fonte immagine: imdb.com)

Un viaggio indietro nel tempo dei Romulani cambia la storia del capitano Kirk, ma nemmeno troppo. Segue comunque le orme paterne, si iscrive comunque all’accademia per diventare ufficiale e incontrerà comunque i suoi compagni di viaggio come è già capitato. Ma le cose non saranno esattamente le stesse. Ad unirli stavolta saranno gli attacchi che sempre i Romulani intendono portare al pianeta Vulcano e al pianeta Terra, attacchi letali ma misteriosamente legati ad una vendetta contro Spock.

Che J.J. Abrams possa rivelarsi una delle figure più influenti della narrazione contemporanea è ancora da vedersi. Di sicuro è sulla buona strada. Sembra non conoscere ostacoli infatti la capacità di quest’uomo di organizzare racconti appassionanti usando di volta in volta i diversi strumenti che ha a disposizione. Serialità, effetti speciali, macchina a mano, sceneggiature originali e personali o grandi franchise del cinema. Comunque si sia trovato a lavorare Abrams ha realizzato exploit di grandissimo e raffinato intrattenimento. E Star Trek non solo non fa eccezione, forse è anche una delle punte più alte.  Lontano anni luce da un’intellettualismo all’europea e molto più vicino al modo in cui l’America regala suggestioni Abrams non gira l’ennesima storia su Kirk e Spock ma crea il suo Star Trek privato. Nei primi 10 minuti del film resetta tutta la continuity e crea un’inedita realtà parallela popolata dai medesimi personaggi nella quale può farli interagire come crede senza timore di contraddire quanto accaduto in precedenza.

Nello Star Trek di Abrams c’è più azione, c’è più coinvolgimento, ci sono figure più moderne e c’è un modo di fare cinema che pur non essendo qualcosa di realmente innovativo riesce lo stesso a traghettare meglio di quanto abbia fatto chiunque finora le classiche dinamiche del cinema hollywoodiano nella modernità. C’è una paternità mancata, c’è una minaccia incombente, c’è il senso della lotta ai confini del mondo per fini che alla fine sono anche individualisti (il proprio pianeta, i propri amici) e c’è il trionfo dell’uomo solo o della coppia, cioè il cinema d’azione dall’etica yankee. Ma guardate come lo gira Abrams: inventa, sperimenta, acceca, crea, cita e muove macchina e personaggi come crede. In Star Trek l’azione è al centro di tutto. Come nelle sue serie anche qui è il gesto a contare e da lì si comincia a ragionare. Sono i fatti e le svolte nar- rative che portano avanti il film e ci tengono avvinti allo schermo facendoci desiderare alla fine di ogni scena l’inizio di quella successiva, allo stesso modo in cui alla fine di ogni puntata di Lost aneliamo l’inizio di quella dopo. Sembra strano a dirsi ma la scoperta dell’acqua calda di Abrams (se accadono cose interessanti il film è interessante) non è così facile come sembra. La sua abilità è tutta nel saper comunque raccontare di uomini, sentimenti, suggestioni fantastiche e terribili dilemmi mentre succede l’inverosimile. I personaggi si parlano, e molto in Star Trek, ma mentre corrono da una stanza all’altra.

Coadiuvato da una troupe di prim’ordine (su tutti basta nominare Ben Burtt, il re dei sound designer, che fa una lavoro a dire poco “fondamentale”) Abrams somiglia più ai grandi produttori dell’era d’oro dello studio system che ad un regista autoriale della new Hollywood, è sicuramente più David O. Selznick che Steven Spielberg: un grande uomo di cinema dotato di una visione chiarissima di ciò che vuole e capace di affidarsi ai migliori elementi per raggiungerla.

Voto: 8

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