Il giovane Hitler

il giovane hitlerHitler: The Rise of Evil – di Christian Duguay – biografico – 130′Scritto da Gabriele Niola (fonte immagine: imdb.com)

Adolf Hilter (Robert Carlyle) nato a Braunau da una famiglia della piccola borghesia austriaca sogna di diventare un giorno un grande artista  e perciò emigra a Vienna per tentare il successo. Frustrato per non essere riuscito a raggiungere lo scopo prefissatosi decide di trasferirsi a Monaco di Baviera. Nel 1914 scoppia la Prima guerra mondiale ed il giovane Hitler si arruola entusiasta nell’esercito tedesco dove si guadagna la Croce di Ferro e il ruolo di caporale. Al termine del conflitto conclusosi con la resa della Germania, che il futuro Fuhrer addebita agli ebrei e ai comunisti, egli decide di dedicarsi all’attività politica entrando nel piccolo Partito dei Lavoratori Tedeschi (Deutsche Arbeiterpartei, DAP) di Anton Drexler dalle cui ceneri sorgerà il futuro Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi (Nationalsozialistische Deutsche Arbeiterpartei , NSDAP). In breve tempo la sua figura diventerà sempre più popolare in Germania sino ad arrivare a conquistare il potere nel 1933.

Hitler: The Rise of Evil uscito in Italia con il nome de Il giovane Hitler è una miniserie televisiva canadese/americana suddivisa in due puntate che racconta la storia del futuro Fuhrer del Terzo Reich, dall’infanzia traumatica segnata dalla presenza di un padre violento e autoritario sino alla conquista del potere e all’instaurazione del regime nazista in Germania. Il ritratto che il regista Christian Duguay fa di Hitler, impersonato dall’attore scozzese Robert Carlyle, noto al grande pubblico per pellicole come Trainspotting (1996) o Full Monty (1997), è ben diverso da quello del pazzo megalomane che gioca con il suo mappamondo rappresentato sul grande schermo da Charlie Chaplin ne Il Grande dittatore (1940).

Qui il futuro Fuhrer della Germania nazista è raffigurato come un uomo ambizioso pronto a tutto per arrivare al potere e non spartirlo con nessuno. Considerato una pedina manovrabile dai suoi alleati e sottovalutato dai suoi nemici, Hitler riuscirà a farsi strada attraverso un abile gioco di potere e di alleanze e a instaurare la sua dittatura personale. Tuttavia è bene chiarire che il suo successo e quello del movimento da lui guidato è da addebitare alla condizione storica nella quale la Germania si venne a trovare dopo la fine della Guerra. L’Impero Prussiano, caduto dopo la «Rivoluzione di Novembre», aveva perso tutte le proprie colonie africane come il Camerun, il Togo e il Tanganica che erano state spartite fra le potenze vincitrici ovvero Parigi e Londra. Come se ciò non bastasse Berlino fu costretta a firmare l’umiliante Trattato di Versailles le cui clausole comprendevano oltre che onerose riparazioni di guerra la cessione di gran parte del proprio territorio. Alla Francia veniva assegnata l’Alsazia Lorena oltre che le miniere carbonifere della Saar, alla Polonia la maggior parte della Posnania e parte della Prussia orientale, al Belgio Moresnet, l’area di Eupen e Malmedy, alla Cecoslovacchia il circondario di Ratibor nella Slesia superiore. Venivano inoltre tolti alla Germania anche i territori intorno a Danzica. Le regioni in questione avevano un’importanza economica fondamentale per la nazione tedesca e il loro smembramento ebbe un effetto catastrofico sull’economia del paese. A criticare il Trattato di Versailles non furono solo gli ambienti nazionalisti tedeschi ma anche il famoso economista liberale britannico John Maynard Keynes il quale temeva che le condizioni troppo dure contenute nell’accordo avrebbero portato il continente, nel giro di due o tre decenni, a un secondo conflitto di gran lunga più sanguinoso del precedente.

E’ facile quindi comprendere come la popolazione tedesca, non solamente il popolino, ma anche uomini delle istituzioni come ufficiali dell’esercito, magistrati e poliziotti possano aver sentito l’attrazione verso un «uomo forte» capace di rimettere ordine ad una situazione caotica. A tal proposito è illuminante la parte del film in cui il giovane Hitler trasforma il suo processo per il putsch di Monaco in un comizio pubblico dal quale esporre le proprie idee e venga alla fine della seduta applaudito persino dal giudice. Attraverso le SA capitanate da Ernst Röhm (Peter Stormare) che agiscono nella più totale impunità da parte delle autorità, egli utilizza metodi intimidatori contro i propri avversari politici come i comunisti che vengono uccisi per strada o gli ebrei le cui vetrine dei negozi sono spesso distrutte dalle camicie brune. Solo il giornalista Fritz Gerlich interpretato da Matthew Modine (“Joker” di Full Metal Jacket) intuisce la pericolosità del personaggio e attraverso il suo giornale inizia una guerra personale contro Hitler cosa che gli costerà successivamente l’internamento e l’uccisione nel campo di concentramento di Dachau. Il resto è storia: dopo aver appiccato il fuoco al Reichstag ed avere incolpato di ciò i comunisti Hitler otterrà il 24 marzo del 1933 il Decreto sui pieni poteri che di fatto segnerà l’inizio della sua dittatura personale. Fra il 30 giugno e il 2 luglio dell’anno successivo i vertici delle SA fra i quali lo stesso Röhm e i membri dell’ala sinistra del partito nazista come Gregor Strasser saranno brutalmente uccisi durante la famigerata Notte dei lunghi coltelli. Inizierà così uno dei periodi più bui della storia europea conclusosi l’8 maggio 1945 con la resa incondizionata del Terzo Reich agli Alleati.

La lezione che dobbiamo trarre è che la democrazia è qualcosa di prezioso ma anche fragile da preservare. Il rischio di una nuova deriva autoritaria in Europa, soprattutto oggi in un periodo di grave crisi economica come quella che stiamo attraversando, è tutt’altro che lontano. Il Presidente americano Franklin Delano Roosevelt una volta disse: «La vera libertà individuale  non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature.» Se non vogliamo più rivedere aggirarsi per l’Europa lo spettro del nazifascismo non dobbiamo limitarci a ricordare le sue vittime ma è necessario anche fare in modo che le condizioni materiali della sua ascesa non si ripresentino più.

Voto: 9

 

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