Boardwalk Empire – L’impero del crimine

broadwalk empire - l'impero del crimineUSA 2010 – creato da Terence Winter – gangster – 55′Scritto da Fulvia Massimi (fonte immagine: imdb.com)

Atlantic City, 1920. La mezzanotte del 15 gennaio sta per scoccare ma anziché perdere la famosa scarpetta, l’America-Cenerentola sta per abbandonare l’alcol, dichiarato illegale dal Volstead Act. Il tesoriere Enoch “Nucky” Thompson – mezzo politico, mezzo gangster – brinda ai futuri guadagni entrando in affari con i boss Arnold Rothstein, Johnny Torrio e Big Jim Colosimo sulle note di Caruso. Nel frattempo il suo giovane auti- sta, il reduce Jimmy Darmody, stringe amicizia con un Al Capone appena ventenne, nella speranza di veder affermata la propria ambizione.

Magnifici titoli di testa magrittiani aprono il primo episodio di Boardwalk Empire, ultimo gioiello di casa HBO (in onda da gennaio 2011 su SkyUno), prodotto nientemeno che da Mark Wahlberg e Martin Scorsese, anche regista del pilot.

Se Matthew Weiner continua imperterrito a ritrarre i Sixties dei Mad Men con stupefacente coerenza storica (la quarta stagione si è conclusa a ottobre), il collega Terence Winter (entrambi hanno fatto parte della fortunata schiera di autori de I Soprano) esplora i Roaring Twenties a partire dal romanzo di omonimo di Nelson Johnson, trasformando la celebre formula “sesso, droga e rock ‘n roll” in “sesso, alcol e twist”.

HBO ripara all’errore più clamoroso della sua quasi quarantennale esistenza (rifiutare la produzione di Mad Men), accogliendo nella sua scuderia quello che è forse il miglior prodotto televisivo dell’anno in corso (la “serie rivelazione” targata AMC, The Walking Dead, ha miseramente fallito nel compito, nonostante gli inizi brillanti). Magnificamente sceneggiata e diretta (per non parlare dell’aspetto visivo curato nei minimi dettagli), Boardwalk Empire (il titolo si riferisce alla passeggiata sul lungomare di Atlantic City) offre un ritratto a tutto tondo della società americana anni ’20, grazie ad una ricostruzione storica impec- cabile e ad un cast cinematografico d’altissimo livello, impegnato a dare corpo a personaggi memorabili.

Ad Atlantic City come negli uffici della Sterling & Cooper bere è lo sport più praticato: l’alcol scorre a fiumi al pari del sangue, nella città del vizio dove corruzione e violenza sono all’ordine del giorno. Nelson Van Alden (interpretato da un inquietante Michael Shannon), agente federale anti-proibizionismo con la passione per l’auto-fustigazione, dovrebbe vegliare sulla “novella Sodoma” lavandone le strade e i peccati, armato della parola del Signore. Ma la sua anima è tutt’altro che candida. E di certo non lo è quella della mite vedova irlandese Margaret Schroeder che di Thompson diventerà amante e complice silenziosa (ma neanche troppo), aggiungendo ad un intreccio già complesso una difficile storia d’amore. Kelly McDonald smette i panni “ribelli” di Trainspotting e quelli eccessivamente remissivi di Non è un paese per vecchi per plasmare una soggettività femminile forte, capace di incarnare i valori suffragisti di un’epoca dominata da una stringente logica maschilista (niente che Mad Men, a quarant’anni di distanza, non ci avesse già insegnato). A dividere con lei la scena – in un cast quasi interamente maschile – Aleksa Palladino e Gretchen Mol (nella veste di guest star), rispettivamente moglie e madre (giovanissima) del tormentato Jim Darmody, interpretato da un Michael Pitt al meglio del suo talento.

Grazie alla sapienza di Winter & Co., gli ingredienti per un serial avvincente si miscelano alla perfezione: Boardwalk Empire non conosce momenti di stanchezza nemmeno lungo dodici episodi da sessanta minuti ciascuno (il pilot è quasi un lungometraggio a sé). Personaggi indimenticabili e scene epiche (la vendetta di Jimmy con la complicità del cecchino “freak” Richard Harrow e il massacro dei fratelli D’Alessio nel magnifico finale, tanto per citarne qualcuna), potrebbero farne un cult già dalla prima stagione.

Voto: 10

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