Julieta

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Julieta – Spagna 2016 – di Pedro Almodovar

Drammatico – 99′

Scritto da Federica Cunego (fonte immagine: mymovies.it)

Julieta decide di rifarsi una vita in Portogallo con l’attuale compagno ma l’incontro con l’ex migliore amica di sua figlia Antìa, della quale non ha più notizie da quando la ragazza compì 18 anni, le sconvolge i piani. Julieta torna nel suo vecchio condominio e, decisa a chiudere il conto aperto con il passato, scrive su un quaderno le cose che avrebbe voluto spiegare alla figlia e le storie e i tormenti passati vengono finalmente a galla.

Quando si parla di un film di Almodovar è quasi impossibile non parlare del cinema di Almodovar. Si dice che il cinema del regista spagnolo sia melodrammatico, sopra le righe, folklorostico , irriverente , “colorato” e provocatorio; e si è anche detto che Julieta, ventiduesimo film di Almodovar, è uno dei film meno “almodoviariani” di questo regista, in quanto sono stati riconosciuti da buona parte della critica una vena tragica, al limite del realismo e una narrazione lenta e trattenuta.

Anche se si può in parte abbracciare il punto di vista dei più, di fatto Julieta resta un film di Almodovar, con il suo modo di raccontare e filtrare le storie, che la cosa piaccia o meno al regista. Infatti, vedendo Julieta, si ha sensazione che Almodovar abbia cercato di infilarsi uno stile narrativo che va gli troppo stretto ma che ha adattato in qualche modo al corpo narrativo. Il soggetto, tratto dai racconti di Alice Munro, ha delle componenti tipiche del cinema di Almodovar, come il rapporto conflittuale con la madre e con gli uomini, ma ha anche degli snodi narrativi, a mio parere, fortemente melodrammatici in quanto artificiosi e iperbolici; Il ripetersi storico degli avvenimenti, tramandato geneticamente di madre in figlia, in una sorta di eterno ritorno nietzchiano, si avverte come forzatura piuttosto che una riflessione filosofica sul destino e il senso di colpa.

Ed è proprio la tematica del senso di colpa l’aspetto più interessante del film, ma che purtroppo non viene indagato nel profondo. La bellezza del racconto di una protagonista che si muove portando con sè un fardello di colpe che di fatto non le appartiene e che inevitabilmente la trascina con il suo peso in una profonda depressione, non regge il confronto con la struggente malinconia del ricordo di una figlia perduta.

Forse una scena riesce davvero a sfiorare le corde della sensibilità: Julieta, distrutta dalla vita e con in mano una vita distrutta, riesce ad alzarsi dalla vasca da bagno grazie all’aiuto della figlia.

 

Voto: 5

 

 

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