Recensione DVD – Il signore delle mosche

 

Lord of the Flies- Regno Unito-1963- di Peter Brook- Avventura/Drammatico/Thriller-92′.

Scritto da Luca Biscontini (Fonte immagine: FilmTv)

 

Tratto dal più significativo romanzo dello scrittore Premio Nobel per la letteratura William Golden, Il signore delle mosche, diretto dal celebre autore teatrale e cinematografico inglese Peter Brook, è un film che ha tanto inciso nell’immaginario, laddove la metafora del naufragio su un’isola deserta di un gruppo di ragazzini, mentre è in corso un’inquietante guerra nucleare (il film è stato realizzato nel 1963, ma è ambientato in un futuristico e orwelliano 1984), evoca tantissime suggestioni, e assume le fattezze di un nuovo mito, attraverso cui fare esperienza della possibile degenerazione dell’uomo, che messo in una condizione di tensione e spaesamento abdica assai in fretta alle prescrizioni della ragione, regredendo a uno stato selvaggio, in cui dominano istinti e paure ancestrali.

I bambini rappresentato un po’ l’alba dell’umanità, e, sebbene non manchino tra di loro individui capaci di farsi portavoce delle istanze della razionalità (il piccolo Ralph, interpretato dal James Aubrey, che poi parteciperà a Miriam si sveglia a mezzanotte e a Spy Game di Tony Scott), ben presto l’aggressività, sorta dal bisogno di procacciarsi il cibo, prende il sopravvento sulle regole stabilite precedentemente dal gruppo, che aveva tra l’altro nominato democraticamente il proprio leader. Il fuoco appicciato per segnalare la presenza dei naufraghi a chiunque si avvicinasse all’isola si spe-gne rapidamente (la ragione s’infiacchisce fino a svanire), e il fiero Jack (Tom Chapin) forma una squadra di cacciatori che con metodi violenti setaccia il territorio impervio dell’isola alla ricerca di qualche preda. Velocemente si assiste al precipitare della situazione, giacché tra i ragazzi comincia a serpeggiare la paura della presenza di una fantomatica ‘bestia’ sull’isola e per evitare di attirare le sue ire iniziano a offrire sacrifici.

In tal senso è emblematica la sequenza in cui una grossa testa di porco viene posta su una lancia conficcata nel terreno, proprio come se fosse un totem eretto per scongiurare la mala sorte. E qui, tra l’altro, c’è una delle poche differenze con il libro, dato che nel testo di Golden il maiale così decapitato comincia a parlare, mentre nel film attira su di sé uno sciame di mosche, annunciando un senso di morte che fatalmente si insinua in quella che all’inizio era una terra paradisiaca. Brook poté contare su risorse modeste (centocinquantamila dollari), ma di contro ebbe, proprio per tale ragione, una grande libertà durante la realizzazione del film, grazie anche ad una troupe leggera e facilmente gestibile. I problemi, chiaramente, non mancarono, a partire dal reclutamento dei giovani interpreti, in particolare per il ruolo di Piggy (Hugh Edwards) che per la sua complessità richiedeva l’esperienza di un attore professionista, e, a conti fatti, la scelta finale fu assai felice.

Per risparmiare ulteriormente sui costi venne utilizzato un formato 4:3 full frame e il bianco e nero, e la fotografia venne affidata a Gerald Feil e Tom Hollyman, che fecero un ottimo lavoro, restituendo egregiamente il clima di crescente cupezza che si dipana durante il film. Si passa dagli assolati esterni della prima parte ai tetri grigio-neri del finale, che culmina con la danza idolatrica dei ragazzini attorno al fuoco, ormai in preda a un convulso fanatismo reso perfettamente da Brook, il quale, per rappresentare fino in fondo la follia collettiva che si era a quel punto impadronita del gruppo, tallonò con la macchina da presa i personaggi, tra le urla scomposte e deliranti di un rito che ango-scia per la sua totale mancanza di ragionevolezza.
Un film, Il signore della mosche, che a vederlo dopo cinquant’anni mantiene intatto il fascino, e la lungimiranza del suo ammonimento costituisce a tutt’oggi un’esortazione a non cedere agli impulsi, a quella innata tendenza a provocare il male.

Una frase emblematica del libro di Golden è profetica in tal senso: “Gli uomini producono il male come le api producono il miele”, vale a dire che non ci si può mai sentire al sicuro da un’intima e oscura natura che ha causato tragedie e sofferenze inenarrabili. Da vedere, dunque, per meditare ancora e di più sull’intima essenza dell’essere umano. Pubblicato da Sinister Film e distribuito da CG Entertainment, Il signore delle mosche è disponibile in dvd, in formato 4:3 con audio originale e in italiano (Dual Mono) e sottotitoli opzionabili. Nei contenuti extra una lunga intervista al regista Peter Brook, la galleria fotografica e alcune scene inedite.

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