Antichrist

antichristDanimarca/Francia/Italia/Polonia/Germania 2009 – di Lars von Trier – horror – 108′Scritto da Gabriele Niola (fonte immagine: imdb.com)

In seguito alla morte del loro unico figlio, un incidente occorso mentre i genitori non potevano sorvegliarlo perchè presi dall’atto sessuale, una coppia non sembra reggere la pressione della colpa. In particolare la madre è sull’orlo di una crisi. Per affrontare i propri spettri decidono di recarsi in una casa al centro di un bosco dove si troveranno da soli con le loro colpe.

Sia ben chiaro da subito: Lars von Trier lo si ama o lo si odia. E questo von Trier di Antichrist non è quello cui ci siamo abituati negli ultimi anni, ma quello degli esordi, quello di L’elemento Del Crimine, di Epidemic e di Europa. Quello cioè che non cerca l’intreccio raffinato o la narrazione complessa ma la resa per immagini rivelatrice a fronte di una trama quasi elementare. Un uomo e una donna in seguito ad una tragedia vanno in un bosco per cercare di elaborare il senso di colpa. Il bosco non sarà un elemento neutro, come nemmeno le creature che lo abitano. Se questo sia per effetto di ciò che i protagonisti hanno portato con sè (le colpe) o meno non è dato saperlo e poco importa poichè in un film dove le immagini sono tutto tranne che naturali il regista è il vero artefice di ogni cosa.

Antichrist è un film molto difficile che in nessun modo cerca la benevolenza dello spettatore sebbene in più di un’occasione giochi con furbizia per accattivarselo. C’è poca violenza e poco sesso ma in entrambi i casi le poche incursioni sono fortissime e ci sono molte metafore più o meno dirette e più o meno di semplice comprensione. Su tutto regna il bosco, la foresta e l’immersione in quel contesto. Perchè entrati nel bosco i due protagonisti cambiano, il posto li cambia, li costringe ad entrare in contatto con se stessi e a confrontarsi con le proprie certezze. Li costringe a fare quel processo che il cinema dovrebbe fare con gli spettatori. La sala dovrebbe essere come il bosco di Antichrist, un luogo dove non poter sfuggire al confronto con se stessi, anche se si guarda la più divertente delle commedie.

Per questo bisogna stare in guardia davanti ad Antichrist, perchè è un film che facilmente si può rigettare. Facile, furbo, illusorio, misogino, inutile, vacuo, non riuscito e arrogante, sono solo alcuni dei molti aggettivi che con disprezzo sono stati rivolti al regista in occasione della presentazione di questo nuovo film, eppure Lars von Trier in più casi riesce a toccare corde alte, si propone di comunicare solo con le immagini e regala paesaggi e momenti per nulla facili e per nulla inutili ma anzi epidermicamente coinvolgenti. Forse non è il suo capolavoro ma Antichrist non va liquidato come “una truffa ben elaborata”. In una delle scene più discusse una volpe di colpo parla e dice “Il caos regna”, in un’altra un cerbiatto gira con un cucciolo morto rimasto incastrato nel fuoriuscire al momento della nascita ma ancora non è furberia. Si guarda a Andrej Tarkovskij e a quel Alexandr Sokurov che a sua volta elaborava sempre l’idea tarkovskiana che esistano “zone”, luoghi geografici che sono possibili solo al cinema e che sono più di quello che sembrano, che servono come contesto immaginifico per svelare l’essenza dei personaggi e che possono da soli comunicarci cose sui personaggi che sono al loro interno.

Voto: 7

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