Recensione DVD – Papaya dei Caraibi

 

Italia-1978- di Joe d’Amato (Aristide Massacesi)- Drammatico/Erotico-90′. Scritto da Luca Biscontini (Fonte immagine: Amazon.it)

Parlare del cinema di Joe D’Amato, alias Aristide Massaccesi, è un’impresa tutt’altro che semplice, laddove il prolificissimo regista ha realizzato nell’arco della sua lunga carriera più di duecento film, sperimentando ogni genere possibile e contribuendo a inventarne di nuovi. È bene, dunque, dovendo tentare un’analisi di Papaya dei Caraibi (1978), circoscrivere il raggio d’azione, limitandosi a delineare quel periodo in cui Massaccesi girò otto film erotici-esotici, sovente contaminati con l’horror. In particolare D’Amato diresse una serie di film ambientati a Santo Domingo, con attori locali – lanciò tra l’altro l’attrice Lucía Ramirez -, con un budget minimo. Questi film avevano anche inserti hard, girati da Mark Shanon, Lucia Ramirez e Annj Goren. Papaya dei Caraibi è il primo di essi, e presenta tutte le caratteristiche dei film successivi: l’ambientazione esotica, l’erotismo misto all’horror e una particolare attenzione per i riti vudù tipici dei luoghi.

Il film inizia senza fronzoli, con una sequenza altamente erotica che vira velocemente verso lo splatter, dato che la bella protagonista, la cantante e attrice italiana Melissa Chimenti (nativa di Asmara), si produce in un rapporto orale che degenera in una evirazione, e il corpo del malcapitato si ricopre di un fiume di sangue, tra urla disumane e spasmodiche. Il violentissimo atto compiuto dalla sensuale indigena non è gratuito, ma l’effetto della rivolta che la popolazione locale ha intentato nei confronti di tutti coloro (occidentali) che sono coinvolti nella progettazione e realizzazione di una centrale atomica nella meravigliosa isola in cui si svolge l’azione (Santo Domingo). Il protagonista maschile, quel Maurice Poli che aveva già partecipato alla pellicola di culto di Mario Bava, Cani arrabbiati (1974), è anch’esso un ingegnere spedito sull’isola in vista della costruzione della centrale, e, tra riti vudù con sacrifici umani, situazioni erotiche e lo stordimento provocato dalla ipnotica Papaya, pagherà caro il suo tentativo di contaminare la purezza ancestrale di un luogo che fa dell’amore, la natura e la semplicità i propri capisaldi.

Papaya dei Caraibi e sì un’opera di conclamata exploitation, eppure Massaccesi seppe dare al film un’interessante premessa che riuscì a fornire un solido supporto, laddove il rapporto tra l’antico, il sacro, la purezza, da una parte, e il nuovo, lo sconsacrato e la contaminazione, dall’altra, produce un cortocircuito, i cui effetti si traducono in improvvise esplosioni di violenza. L’altra protagonista femminile, la finlandese Sirpa Lane (che si spense prematuramente a causa dell’HIV), lo dice con chiarezza: la violenza è legittima quando è provocata da un’altra violenza, è l’estremo rimedio per cercare di riequilibrare l’alterazione causata da chi vuole imporre, senza chiedere il permesso, il proprio ordine. Ecco che, dunque, Papaya dei Caraibi, alla luce di questa contestualizzazione, acquista un valore aggiunto, senza contare che, comunque, la regia di Massaccesi è sempre incisiva; le scene erotiche risultano ogni volta interessanti, in quanto il vivace montaggio dinamizza piacevolmente le effusioni degli amanti, marcando la plasticità dei corpi che si uniscono, quasi si fondono, in un impeto che non riproduce la tipica iconografia che di solito interviene in questo tipi di situazioni cinematografiche.

Il finale del film, d’altro canto, con Papaya che si appresta a far cadere in trappola un nuovo inviato dell’impresa di costruzione della centrale, segnala quanto Massaccesi si schierasse con i deboli, gli umili, coloro che chiedono solo di vivere in pace e di non essere disturbati da un progresso fracassone, non rispettoso di quelle modalità di vita che rigettano una smoderata logica dei consumi. Un film interessante senza dubbio, dunque, che a quasi quarant’anni di distanza dalla sua realizzazione non cessa di esercitare un certo fascino. Pubblicato da Surf Film e distribuito da CG Entertainmet, Papaya dei Caraibi è disponibile in dvd, in formato 1.85:1 con audio in italiano (DD 2.0) e sottotitoli per non udenti opzionabili. Nei contenuti speciali; Inside Papaya (intervista all’attore Maurice Poli); Joe D’Amato totally uncut: the horror experience (lunga intervista al regista, realizzata da Manlio Gomarrasca, intervallata da alcune celebri sequenza dei suoi film).

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