Pushing Daisies

pushing daisiesUSA 2007 – creata da Bryan Fuller – commedia/drammatico/fantastico – 44′Scritto da Cristina Coccia (fonte immagine: imdb.com)

Ned (un dolcissimo e fascinosamente goffo Lee Pace) è il protagonista, proprietario del Pie Hole e maniaco delle torte, per questo motivo chiamato nella storia il “fabbricatorte”: in realtà è possessore, fin dall’infanzia, di un potere magico che gli attribuisce la facoltà di resuscitare i morti toccandoli, ma solo per un minuto, trascorso il quale ha una triste alternativa: toccarli di nuovo per riportarli alla morte oppure lasciare che muoia qualcun altro al loro posto, in modo che venga ripristinato un ipotetico equilibrio nell’universo. Il fabbricatorte è in affari con l’investigatore privato Emerson Cod (appassionato di lavori a maglia e di libri pop-up), l’unico che inizialmente conosce il suo potere: insieme resuscitano morti per un minuto, facendosi dire chi li ha uccisi per risolvere casi di omicidio ed incassare le ricompense. La vera svolta nella vita di Ned arriva quando, casualmente, si ritrova a resuscitare la sua fidanzatina e amica d’infanzia Chuck (il suo primo bacio) di cui è sempre stato innamorato: sarà costretto, in quel caso, a scegliere di tenerla in vita, impegnandosi a proteggerla e amarla, ma, ahimè, senza poterla mai, in nessun caso, toccarla, per non ucciderla di nuovo, e questa volta per sempre. Chuck (il cui vero nome è Charlotte Charles, interpretata dalla vivace Anna Friel), viveva con le sue zie, Vivian e Lily Charles, ex-artiste del nuoto sincronizzato, a Couer d’Couers (la cittadina dove è nato anche Ned), faceva una vita piuttosto ritirata e produceva miele per i senzatetto; ora, nella sua nuova vita, aiuta il fabbricatorte al Pie Hole, ma soprattutto dà il suo notevole contributo alla risoluzione dei casi di omicidio.

Ideata da Bryan Fuller, Pushing Daisies è una serie fiabesca, arguta e ingenuamente bizzarra che non si può non amare. Con trovate sempre più geniali, personaggi che diventano ad ogni puntata più profondi ed intriganti (senza mai cadere nel banale o nel già visto), la prima stagione (composta da soli 9 episodi a causa dello sciopero degli sceneggiatori), non abbandona mai il suo spirito infantile e fantasioso e ogni puntata appassiona sempre di più lo spettatore al filone narrativo principale. La genialità della serie si può comprendere già dal titolo, che prende spunto dall’espressione inglese “spingere le margherite” (sottinteso: da sottoterra), ma la vera forza della sceneggiatura sono i personaggi, alquanto insicuri e apparentemente semplici e spontanei come le margherite, ma che nascondono segreti, bugie e storie stravaganti nel loro passato. Come in ogni fiaba, ci sono numerosi aiutanti e personaggi secondari, come la deliziosa cameriera Olive Snooke (interpretata da Kristin Chenoweth), follemente innamorata di Ned, che si prende cura del suo cane Digby (anche lui resuscitato dopo essere stato investito da un camion) e che, con molta fatica, diventerà amica di Chuck e delle sue deliziose zie.

L’intera storia è raccontata, spesso in rima, dalla voce narrante di Jim Dale, che non compare mai sullo schermo e che colloca ogni flashback e ogni storia collegata a quella principale, in una precisissima circostanza temporale, scandendo anni, mesi, giorni, minuti e secondi, con una sottile vena ironica nell’apparentemente distaccata narrazione. La bellezza e la magia di questa serie è nella profonda meraviglia che si prova nel vedere Ned e Chuck innamorati ma incapaci di toccarsi materialmente, che cercano disperatamente nuovi espedienti per sentirsi vicini e per portare avanti la loro dolcissima storia, ma soprattutto, la forza di Pushing Daisies è nelle ambientazioni, esplicite e ingenue citazioni dell’universo creato da un genio del calibro di Tim Burton. Ci sono personaggi che sono la palese rivisitazione dei suoi antagonisti: ritroviamo una versione del Cavaliere senza testa (il fantasma dell’episodio “Girth”), del Pinguino di Batman (l’Oscar Vibenius del settimo episodio) e di Catwoman (Chuck e Olive nel- l’ottavo episodio), passando per atmosfere e situazioni chiaramente di stampo hitchcockiano (si veda, ad esempio, l’ottavo episodio intitolato “Bitter Sweets” e il flashback con inquadratura in soggettiva sulla barca a remi che richiama Tippi Hedren in Gli uccelli).

In tutti gli episodi il tema centrale è sempre l’amore, capace di superare tutti gli ostacoli, di giungere sempre più forte alla sua apoteosi, ma soprattutto di essere trasmesso, in un modo o nell’altro, alla persona a cui è destinato; ma non è tanto il “cosa”, quanto il “come” a rendere seducente e straordinario il mondo di Pushing Daisies. In questa sorprendente serie, la rappresentazione di personaggi sempre meno umani e sempre più “straniati”, diventa una naturale evoluzione televisiva di Ed Wood, dei protagonisti di Big Fish o di Edward mani di forbice. Non ci sono più reali investigatori, nessun omicidio, nessuna morte triste e inconsolabile, c’è soltanto un sogno, da cui ci si può svegliare quando e come si vuole, soltanto per un minuto o per sempre, ma con la consapevolezza che, nella vita, una sola cosa è reale: l’amore ingenuo e infantile per tutto ciò che riesce a meravigliarci, sia esso una deliziosa torta o l’incomparabile sorriso della nostra anima gemella.

Voto: 8

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