Sirio Luginbühl: film sperimentali. Gli anni della contestazione

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Scritto da Elena Rimondo (fonte immagine: fondazionepretorio.it)

Cittadella (PD), Palazzo Pretorio. Dal 28 aprile al 15 luglio 2018

Ingresso libero

La mostra è dedicata ad uno degli esponenti più importanti della controcultura italiana tra gli anni ’60 e ’70, il film-maker Sirio Luginbühl. Ai cortometraggi esposti si aggiungono, in un ricco programma di proiezioni, i capolavori che hanno influenzato il cinema di Luginbühl, da Stan Brakhage ad Andy Warhol.

Il cinema d’avanguardia è ancora sconosciuto ai più, ma del cinema sperimentale italiano si sente parlare ancora meno. Eppure c’è stato un periodo in cui un manipolo di cineasti italiani non aveva nulla da invidiare, in quanto ad inventiva e impegno, ai loro omologhi stranieri. Uno di questi fu Sirio Luginbühl, nato a Verona nel 1937 ma attivo a Padova per tutta la sua vita, fino alla morte avvenuta nel 2014. Tuttavia – aspetto che la mostra al Palazzo Pretorio di Cittadella mette in evidenza – nessuno più di Luginbühl seppe guardare al mondo esterno e stabilire relazioni con gli artisti (scrittori, musicisti, altri cineasti) più innovativi dell’epoca, tra cui gli autori del Gruppo 63 e gli artisti del movimento Fluxus. Allo stesso tempo, però, il cinema di Luginbühl è fortemente radicato nelle proprie origini, come dimostrano alcuni dei suoi cortometraggi esposti in mostra, primo fra tutti Festa grande di maggio del territorio padovano consacrato al cuore di Maria Santissima (il titolo chiesastico non deve trarre in inganno), in cui due giovani portano la rivoluzione sessuale nel Veneto più rurale e bigotto. In Amarsi a Marghera (Il bacio), in cui due giovani amoreggiano in una discarica, la provocazione è doppia, visto che la liberazione sessuale diventa il tramite per affrontare la questione ecologica. Tra l’altro, Amarsi a Marghera è il primo film che il visitatore incontra nel percorso, proiettato nel salone d’ingresso da un proiettore in piena regola.  

Oltre a sei tra i cortometraggi più significativi di Luginbühl, in mostra sono esposte alcune fotografie di Antonio Concolato, fotografo di scena e direttore delle fotografia del regista. Le foto di Amarsi a Marghera e Crepacuore sono forse ancor più intense dei film da cui hanno origine.

Da non perdere il laboratorio al piano terra in cui è possibile vedere e toccare vari tipi di pellicole (o “film”), ovvero il materiale che per anni ha coinciso con il cinema stesso. Con l’aiuto di apposite lenti d’ingrandimento, si può esaminare i fotogrammi e rendere conto della materialità della settima arte prima dell’avvento del digitale. 

Nella sala congressi, infine, viene proiettata un’intervista del 1997 a Luginbühl stesso, in cui il regista rievoca la nascita e lo sviluppo del cinema d’avanguardia italiano, la genesi dei suoi film e i legami con le avanguardie estere.

Benché certi cortometraggi possano risultare per alcuni eccessivamente provocatori o ermetici, si ha la sensazione che tra gli anni ’60 e ’70 il desiderio di contestazione e sperimentazione avesse raggiunto livelli tali da rendere qualsiasi tentativo di superamento vano.

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