Lost

lostUSA 2004 – creato da J.J. Abrams, Jeffrey Lieber, Damon Lindelof – fantascienza – 44′Scritto da Cristina Coccia (fonte immagine: imdb.com)

I sopravvissuti del volo Oceanic 815 (Jack, Kate, Sawyer, Sayid, John, Hugo, Claire, Charlie, Sun, Jin, Shannon e Boone, solo per citare i principali personaggi), precipitato a causa di un errore di Desmond, si trovano a girovagare nell’isola (rintracciabile nelle Hawaii con il nome di Ohau), spostandosi tra passato, presente e futuro, realtà alternative e continui flashback e flashforward, e solo ogni tanto trovano spiegazioni grazie a personaggi chiave come Benjamin Linus, Richard Alpert, John Locke e ovviamente Jacob, il misterioso patriarca che sembra collegare tutti i personaggi all’isola.

Acclamata da pubblico e critica di tutto il mondo, Lost è stata probabilmente la serie tv di sci-fi più famosa in assoluto, e tra alti e bassi nella sceneggiatura è arrivata alla sesta stagione con un seguito di fans sempre più numeroso. Gli episodi di LOST sono caratterizzati da una struttura particolare in cui ogni puntata inizia con un prologo che termina con un forte climax drammatico seguito dalla comparsa della scritta LOST, in bianco su sfondo nero, che si avvicina sempre di più; solitamente nella struttura interna della narrazione vi è sempre una storia principale che riguarda gli avvenimenti sull’isola, affiancata da una secondaria che riguarda uno dei protagonisti. I punti di forza di questa serie sono sicuramente, in primo luogo, l’abilità degli sceneggiatori nel creare trame sempre più fitte o intrecci che coinvolgono tutto e tutti e, in secondo luogo, la forte connotazione simbolica di dettagli e personaggi: il bianco e il nero per indicare la rivalità tra due esseri indistinti che governano l’isola, le figure paterne, la rinascita, la redenzione, il mostro, la malattia, i geroglifici egizi, i simboli esoterici (come la ruota, la caverna, l’orso) e poi ovviamente i famosi numeri che ritroviamo un po’ dappertutto.

Negli ultimi episodi, inoltre, viene usato una nuova tecnica narrativa, il flash sideways, che mostra due realtà parallele, una sull’isola e una nel mondo estraneo ad essa, che ad un certo punto della stagione si fondono, fino ad arrivare ad una congiunzione dove non ci saranno più flash di alcun tipo. Probabilmente la frase che John Locke pronuncia nel primo episodio, spiegando le regole del Backgammon, potrebbe racchiudere il significato di tutto ed essere una possibile chiave di lettura dell’intera trama: Due giocatori, uno contro l’altro. La luce e l’oscurità. Quando, dopo “soltanto” sei stagioni, Lost è giunto al termine, ha lasciato tutti i suoi sostenitori dubbiosi e forse delusi, a giudicare dai numerosissimi commenti in rete e dalle proteste che si possono leggere dappertutto. Tuttavia, il finale (molto bello, se parliamo strettamente delle ultime due puntate) non è per niente enigmatico come si pensa: in realtà, dice molto più di quanto sembri ed è coerente con la narrazione delle serie precedenti; purtroppo, ci sono troppe premesse buttate lì e mai più prese in considerazione (un errore troppo evidente per una serie di questo livello!) La sesta stagione è basata sulla visione di un’ipotetica realtà parallela che sembra accomunare, in un modo o nell’altro, tutti i protagonisti della serie, che conducono vite differenti da quelle in cui siamo abituati a collocarli e che, inspiegabilmente, si trovano in un mondo dove l’isola è sprofondata in fondo all’oceano e dove il volo che, precipitando, li ha portati lì, è atterrato senza problemi.

(Da qui in avanti si avvisa i lettori che l’articolo contiene spoiler riguardanti la sesta stagione)

Proviamo ad analizzare la stagione conclusiva e più oscura, per giungere a comprendere in maniera più approfondita la trama: i nostri personaggi originari, nella “nostra” realtà, combattono con un’entità che chiamiamo “Fumo nero”, o “Mostro”, o “Nemesi”, che è nemico di Jacob, il protettore dell’isola, a causa di ciò che è successo in origine proprio in questo luogo. Queste due creature sono fratelli, divinità che vivono lì da secoli e che sono in contrasto, oltre che per le loro rispettive funzioni, anche per il modo di vedere l’esistenza umana: Jacob è sostenitore degli uomini e del libero arbitrio in ogni situazione e l’Altro è invece un seguace del destino, un’entità che crede più nel Fato che nella libertà d’azione dell’uomo. Nelle ultime tre puntate veniamo a scoprire che Nemesi è stato ucciso e trasformato in Fumo da Jacob e che, per andarsene dall’isola ed essere libero, deve distruggerla e per questo gli serve Desmond, l’unico che può resistere alla fonte di luce e di energia (elettromagnetica???) che, in qualche modo, il successore di Jacob deve invece proteggere. Intanto Jack si è offerto volontario come custode di questa sorgente luminosa e, probabilmente, come difensore dell’umanità, così entra apertamente in conflitto con il Mostro e, insieme a lui e a Desmond, va verso la luce… Qui accade ciò che tutti aspettavamo, Desmond spegne la fonte di energia, il finto Locke diventa vulnerabile e finalmente Jack, con l’aiuto degli altri, può sconfiggerlo. Ovviamente, per la soddisfazione di tutti noi, riesce ad ucciderlo. Infine realizza che, se non riaccenderà la luce, tutto intorno a lui cesserà di esistere, a partire dall’isola stessa, che immediatamente inizia a sgretolarsi sotto di loro; così torna nella grotta per portare a termine il suo compito e, intanto, nomina Hugo suo successore.

Tutti gli altri (compresi Kate e James) decidono di lasciare l’isola con l’aereo e corrono a prenderlo mentre già sta per decollare. Intanto Hurley, nel suo nuovo ruolo di protettore dell’isola, decide di aiutare Desmond a tornare a casa e chiede a Ben di fare da suo braccio destro: Ben accetta, coronando così l’aspirazione di una vita. Jack riaccende la luce, salva il mondo e camminando si trascina nel posto in cui si risvegliò subito dopo l’incidente aereo, nel primo episodio. Qui è tutta una citazione della scena iniziale dell’intera serie: Jack crolla a terra, la telecamera indugia sulla scarpa di suo padre, Vincent arriva a leccargli la faccia, Jack fa in tempo a vedere partire l’aereo dei suoi amici e muore, chiudendo gli occhi in una sequenza che richiama direttamente la prima scena, e il suo occhio che si apre. Ecco quello che succede sull’isola, ma nella loro realtà alternativa che cosa accade? Desmond (la costante) sta radunando tutti, aiutato da Hugo, per portarli al concerto di Daniel e Charlie, e, in questa caotica corsa contro il tempo, tutti prima o poi si ricordano, in una sorta di immediata reminiscenza, la loro vita sull’isola e arrivano a capire cosa li accomuna lì, in quel luogo e in quella realtà. Giungono tutti nella chiesa dove doveva essere celebrato il funerale del padre di Jack, che riappare spiegando al figlio che in realtà sono tutti morti e che quello è soltanto il loro modo di ritrovarsi prima di “andare avanti” e di accettare il trapasso. È un luogo senza tempo, una sorta di limbo dove, prima o poi, tutti arriveranno per riunirsi agli altri, non appena saranno pronti. I sideways non sono altro che costruzioni della mente di ogni personaggio, un modo per riparare alle questioni in sospeso che ognuno di loro aveva: James è ossessionato dal “Sawyer” che uccise i suoi genitori e ora è diventato un detective che dà la caccia a tutti i truffatori, Jack riesce ad avere un buon rapporto con il figlio e a salvare Locke, Desmond è apprezzato e realizzato e finalmente ritrova anche Penny, Sayid ha trovato uno strano modo di espiare le sue presunte colpe e anche Ben si è costruito un suo mondo in cui continua ad avere un rapporto irrisolto con Alex e sua madre.

John guarisce e inizia immediatamente a camminare (tanto si tratta di una realtà illusoria!!! ), Hugo è ricchissimo e fortunato, Kate purtroppo è ancora una fuggitiva e Daniel è addirittura un musicista… Sono comunque tutti morti, prima o poi (Hurley, per esempio, potrebbe anche essere morto mille anni dopo il naufragio, insieme al suo numero due Ben) e che quel posto, i sideways, non ha una precisa collocazione spazio-temporale. In tutto questo mancano personaggi come Eko (che prima di morire sull’isola raggiunge la pace interiore e non ha bisogno di passare dal purgatorio) e Michael (che sappiamo essere imprigionato sull’isola a causa delle sue colpe) ma nessuno sembra volerlo spiegare nella sceneggiatura… Jack e suo padre entrano in chiesa, tutti si ritrovano con tutti, lacrimoni, abbracci e si è pronti a passare alla fase successiva: la vita dopo la morte… Noi invece resteremo con mille dubbi, conflitti irrisolti a causa di tutte le domande che gli sceneggiatori ci hanno lasciato in sospeso, per creare abilmente un alone di mistero che questa serie si porterà dietro per sempre…

La strategia di mercato che sta dietro Lost è finalizzata a creare interesse anche dopo l’ultima puntata, in modo che tutti gli spettatori vadano su siti e blog vari a cercare le risposte alle mille possibili questioni che non hanno avuto spiegazione razionale, ma è davvero una mossa onesta e lecita nei nostri confronti? Ben venga l’interesse e la curiosità ma non vi sorge il dubbio che sia tutto il frutto di una grande confusione di troppi sceneggiatori con le idee poco chiare e che forse Lost non sia un prodotto di altissimo livello, come si pensava all’inizio della serie? Beh, ora potremo finalmente dedicare il nostro tempo e la nostra curiosità ad altro…

In definitiva, resta la consapevolezza che si sia trattato di una serie cult, di un livello alto, ma con deplorevoli cadute di stile, che, nonostante tutto, ha contribuito a far conoscere ad un pubblico più vasto l’universo dei serial televisivi. Lost è la storia di un naufragio, quindi di un viaggio. Forse da sempre, la parte meno interessante di un cammino tanto lungo e insidioso è proprio la sua conclusione, ma questo non toglie nulla alle avventure vissute prima dell’approdo. Forse, la chiave di lettura più intrigante, sarebbe quella di considerarlo quasi un viaggio iniziatico.

Voto: 8

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