Una vita in cambio

Italia-2017- di Roberto Mariotti- Noir- 75′. Recensione di Antonio Falcone

Anguillara Sabazia, un paese sulle sponde del lago di Bracciano (RM), tempi nostri. Il pensionato Gustavo Gentili (Toni Garrani), uomo solo, carattere scostante, aspetto elegante e distinto, mette in affitto un appartamento comperato qualche tempo fa, situato nello stesso condominio ove ha sede la propria abitazione, ereditata dai genitori. A chiedere notizie relative alle condizioni locative si presenta tale Marcello Silvestri (Stefano Fresi), rappresentante di alimenti surgelati; il colloquio fra i due, però, non si limita soltanto alle clausole contrattuali o alla determinazione del canone mensile, in quanto il potenziale affittuario incalza Gentili con una serie di domande, intende sapere chi vi abitava precedentemente, anzi, è a conoscenza che fosse una donna… Pur contrariato, Gentili  conferma… Sì, precedentemente aveva affittato l’appartamento ad una giovane coppia, Vittoria (Elena Arvigo), cameriera, e Francesco (Diego Florio), lavorante sul locale traghetto. Puntuali nei pagamenti, pur con un certo affanno, non tenuto in debita considerazione da Gentili, i due sembravano avviati ad una felice vita insieme, fiduciosi verso il futuro, quando la notte di San Silvestro ecco irrompere una tragedia improvvisa, la morte di Francesco causa una caduta… Vittoria restava così da sola, nessun contatto con i familiari, un dolore difficile da elaborare e pressanti difficoltà economiche, tanto che Gentili si offriva di aiutarla in vari modi, non ultima la previsione di una donazione dei suoi beni, slanci di generosità visti con diffidenza dalla donna, anche perché non accompagnati da alcun apporto sinceramente empatico, finché, una sera…

Sceneggiato da Ilaria Jovine ispirandosi ad un racconto di Bernard Malamud (Take Pity) e diretto da Roberto Mariotti, qui al suo secondo lungometraggio dopo The Italian Dream (2014) e la partecipazione al concept film collettivo Walls and Borders (2009), preceduti da alcuni documentari e cortometraggi, Una vita in cambio offre una resa visiva da classico noir: l’intima correlazione fra ambiente e personaggi, con una sottile e progressiva manifestazione delle psicologie di quest’ultimi, la fotografia, sempre opera di Mariotti, intesa ad avallare un’atmosfera brumosa e rarefatta, le prospettive distorte di alcune inquadrature, volte a sottolineare la deformità morale di quanti rasentano i limitrofi confini luce-ombra o di coloro che si trovano coinvolti in una dolorosa acquiescenza esistenziale, dialoghi essenziali, sospesi fra detto e non detto. Nel suggestivo intarsio fra presente e passato, reso attraverso un efficace montaggio alternato, va progressivamente a sostanziarsi tanto il divario fra vecchie e nuove generazioni, che vede le prime delimitare il proprio territorio costituito da certezze acquisite nel passato e le seconde inclini a vivere ogni attimo del presente quale sprone per un futuro comunque incerto, quanto, soprattutto, la difficoltà insita nei rapporti sociali all’interno dell’odierna società, contornata spesso da una certa ambiguità morale.

Allora ecco che anche uno slancio altruistico, apparentemente spontaneo, può assumere una declinazione in certo qual modo sinistra, se la parte destinata a riceverlo non lo avverte come un gesto veramente sentito e considera l’insistenza protesa al riguardo quale intromissione nella propria sfera personale. L’apparizione di Silvestri, uno Stefano Fresi piacevolmente misterioso e sardonico, si sostanzia dunque come l’incarnazione di una coscienza a lungo sopita, idonea con il suo palesarsi a riportare una congrua percezione degli accadimenti all’interno della sfera esistenziale dell’agiato Gentili, cui Garrani offre con la sua interpretazione una profonda cripticità, che si nasconde fra le ruvide pieghe di un modo di fare “da buon borghese”, per cui le varie elargizioni profuse verso Vittoria (brava la Arrigo nel rendere tanto la felicità quanto il dolore implosivo del personaggio) assumono la consistenza primaria di un egoistico appagamento proteso ad annientare un profondo senso di colpa scatenato dalla sua strisciante ignavia, nell’incapacità sottesa di manifestare un sentimento sincero, fra timori personali e quelli propri delle convenzioni sociali.

Mariotti asseconda l’iter narrativo con una cadenza ponderata, rimarcata dalle sonorità stranianti di un contrappunto musicale che vede quale leitmotiv l’esecuzione di House of the Rising Sun (1964), offrendo così sapida sostanza all’insinuarsi del mistero e alla sua rivelazione all’interno di un’atmosfera cupa e sospesa, che sembra fluttuare nell’assecondare avvenimenti e quanti ne sono coinvolti, al pari delle acque del lago, anch’esso idoneo ad assurgere al ruolo di protagonista, che si riversano placidamente verso la riva, così come le onde del Bene e del Male vanno ad infrangersi, confondendosi, sulle sponde della quotidiana esistenza. Una vita in cambio, concludendo, è quindi una valida realizzazione, un buon esempio di cinema indipendente capace d’indicare  una valida via per venir fuori da una certa omologazione nelle proposte propria della produzione “ordinaria”, fatte salve benvenute eccezioni, ovvero la riscoperta del genere e la sua caratterizzazione, in nome di una diversificazione stratiforme, ritrovando il giusto connubio fra intuizione, creatività e considerazione per gli spettatori.

Voto: 7

Una risposta a "Una vita in cambio"

Add yours

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: