A Christmas Carol

a christmas carol.jpgUSA 2009 – di Robert Zemeckis – animazione/fantastico – 96′Scritto da Gabriele Niola (fonte immagine: imdb.com)

Ebenezer Scrooge è un vecchio e incallito avaro, indurito dalla vita non ha pietà per nessuno, cerca solo il denaro e soprattutto odia il Natale, manifestazione di scempiaggini, occasione di far festa quando non ce n’è vero motivo e momento di vacanza, cioè mancato guadagno. Perchè essere più buoni a Natale? Cosa cambia? E’ un giorno come un altro e questo mondo non merita nessuna bontà. A fargli cambiare idea interverrà il suo defunto socio in affari, ormai fantasma afflitto da mille dolori per la sua vita misera e cinica, lui gli annuncia la visita di tre spiriti, rispettivamente incaricati di mostrare a Scrooge i suoi natali passati, il natale presente e quelli futuri con l’obiettivo di fargli cambiare idea.

La trama è nota ma come dice Zemeckis si tratta della “miglior storia di viaggi nel tempo mai raccontata” e lui di queste cose se ne intende. Ma non è certo in Ebenezer Scrooge e nelle sue peripezie attraverso il tempo che A Christmas Carol trova il suo senso, non siamo di fronte ad un film Disney con Topolino, qui siamo di fronte a pura sperimentazione finanziata da Hollywood, siamo di fronte a qualcosa di mai visto. A Christmas Carol non è animazione e non è cinema dal vero ma una perfetta fusione degli elementi più interessanti di queste due forme filmiche. Come Polar Express e La leggenda di Beowulf in precedenza anche qui i personaggi digitali che si muovono in ambienti digitali hanno le movenze catturate con precisione millimetrica a veri attori (Jim Carrey per Scrooge e i tre fantasmi ma anche in parti minori, Bob Hoskins, Colin Firth e Robin  Wright Penn), veri attori che recitano con la più ingannevole delle maschere in ruoli altrimenti impossibili per loro. Uomini finti in ambienti finti e non (come capita nei film con effetti visivi) uomini reali in ambienti finti.

Ma ancora di più Zemeckis realizza questi film cercando metodicamente di fare cose impossibili altrimenti, sceglie le sue storie con il misurino perché siano appetibili al pubblico (niente soldi, niente sperimentazione) e consentano con il loro svolgersi una messa in scena creativa. Ci sono movimenti di macchina (virtuale) impossibili se non in un mondo in cui le leggi della fisica non contano, ci sono ambienti fenomenali, luci, colori, suoni e quant’altro impossibili con il cinema vero, tutto fuso per dar vita ad un film come non se ne potrebbero fare nè con l’animazione nè con le tecniche tradizionali. Il 3D è la ciliegina sulla torta.

Voto: 8

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