Adam

adamUSA 2009 – di Max Meyer – commedia/drammatico/sentimentale – 99′Scritto da Alessandro Naboni (fonte immagine: imdb.com)

Adam è un procione parlante che abita con la sua famiglia a Central Park: non è originario di New York, eppure vive lì.

La storia del film è tutta qui, nell’incipit di una favola per bambini che (Eliza)Beth dedica al più-che-amico Adam, un ragazzo introverso e pieno d’immaginazione, appena rimasto solo dopo la morte del padre. Adam è affetto dalla sindrome di Asperger, un disturbo dello sviluppo che rientra nel cosiddetto spettro autistico ad alto funzionamento: difficoltà nelle interazioni sociali, schemi comportamentali ripetitivi e spesso tendenti all’ossessivo-compulsivo o all’infantile, ma anche capacità intellettive e ingegno fuori dal comune (in campi molto ristretti) e una grande memoria. A questo si aggiungono altre problematiche non direttamente connesse con la sindrome, ma da essa indirettamente generate come ansia, depressione e rabbia, spesso dovuti all’incapacità di capire i comportamenti umani e il loro non essere ‘logici’.

Un quadro ‘clinico’ decisamente complesso.

Dopo aver perso il genitore, Adam rischia di cadere in un baratro senza fine: si ritrova senza la necessaria guida, senza qualcuno che gli dica cosa fare, quando e perché, senza un riferimento per affrontare da solo la vita; gli rimangono soltanto la sconfinata passione per lo spazio e i corpi celesti e Harlan, vecchio amico del padre e unico legame ‘affettivo’.

Poi l’incontro nel locale lavanderia della palazzina a Manhattan: Adam entra nella vita di Beth con la stessa semplicità di un bambino, la conquista lentamente con il suo entusiasmo, la affascina con la sua curiosità e la sua passione. La scoperta della malattia non è per lei un motivo per fuggire, anzi, la possibilità per apprezzare ancora di più lui e gli sforzi per vivere in un mondo di NT, neuro tipici, dove la sua sincerità, onestà e assenza di ‘maschere’ non sono d’aiuto, dove non si devono vendere 5 bambole a 1000 dollari ma 5000 a 100.

‘Quelli come me non sanno cosa pensano gli altri…soprattutto se intendono qualcosa di diverso rispetto a quello che dicono’.

Beth scoprirà di non essere il piccolo principe del romanzo di Saint-Exupéry, ma il pilota caduto nel deserto cui il ragazzo insegna molte cose sull’amore e sulle persone.

Quando si trattano argomenti così delicati ci vuol poco a cadere nella trappola della retorica, della commozione facile o in quella opposta del realismo che si fa (spietato) cinismo. Max Mayer trova la via di mezzo, bilanciando le due istanze con maestria. Meritato premio al Sundance. Hugh Dancy è il protagonista perfetto: la sua evoluzione racconta la progressiva presa di coscienza del suo personaggio, il suo imparare a relazionarsi con il mondo andando oltre i limiti (non-voluti) imposti dalla sua malattia. Il pensiero va a Max, il bambino protagonista dello splendido Nel paese delle creature selvagge di Spike Jonze: entrambi, anche se per motivi diversi, non riescono ad adattarsi a un mondo che non li capisce, inutilmente difficile, poco sincero e dove le persone ‘vestono’ fin troppe maschere sociali. Alla fine ce la faranno. Adam imparerà a capire, a suo modo, le persone e a riconoscere tra tutti i bugiardi che incontrerà quelli normali e quelli che meritano amore.

Voto: 8

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