Agora

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Agora – Spagna 2009 – di Alejandro Amenábar

Avventura/Biografico/Drammatico – 127′

Scritto da Dmitrij Palagi (fonte immagine: movieplayer.it)

Agorà “sotto il cielo di Ipazia”

 Dalla “fredda stanza” di “Mare dentro” a “guardar le stelle che tremano d’amore” di Agora,  Alejandro Amenábar ci porta indietro nel tempo (IV sec. d.C.) sotto il cielo di Hypatia.

Alessandria d’Egitto, 391 d.C., nell’omonima biblioteca, oltre a conservare il sapere, filosofi e scienziati pagani regalano i “segreti” del mondo ai giovani studenti, Ipazia (Rachel Weisz), figlia di Teone (Michael Lonsdale), rettore della biblioteca, insegna con amore l’astronomia ai suoi prediletti studenti, senza badare alle loro differenze, siano essi liberi o schiavi, pagani, ebrei o cristiani.

Ipazia, la filosofa, una purezza d’animo più bianca delle sue vesti, non lascia spazio all’amore dei suoi due giovani allievi, Oreste (Oscar Isaac) ricco rampollo che si dichiara pubblicamente e Davus (Max Minghella), un giovane schiavo a lei devoto.

Sotto il dominio dell’impero romano, dopo l’editto di Costantino (313 d.C.), i cristiani dopo secoli di persecuzioni, iniziano a diffondere la propria fede nell’agorà di Alessandria, lo scontro con i pagani è ormai inevitabile, con delle sfide, potremmo definire poco ortodosse, si assiste ad un proselitismo discutibile, che cerca con ogni mezzo di ridicolizzare le divi-nità del tempo, sovvertendo gli antichi culti pagani. Tra i “procacciatori di anime”, da convertire al cristianesimo, emerge la spietata figura di Ammonio (Ashraf Barhom).

La tensione sociale, tra pagani e cristiani sale dalle piazze alle aule della Biblioteca, Ipazia, cerca di salvare i suoi studenti dall’imminente scontro, insegnando anche la laicità della scienza “non dimenticate che molte più cose ci uniscono di quante ci dividano, noi siamo fratelli”.

Dopo l’ennesima offesa per mano dei cristiani arriva la risposta violenta dei giovani studenti pagani, armati dalle incitazioni degli intellettuali della Biblioteca alessandrina, l’onta viene punita col sangue cristiano.

I parabolani, milizie cristiane capeggiate da Ammonio, dopo aver subito l’assalto dei pagani assediano la Biblioteca, e poi, dopo giorni di assedio, forti di un editto dell’Imperatore cristiano Teodosio, ostile alla “saggezza pagana”, la occupano, devastandola e saccheggiandola, bruciando ogni testo del sapere, espressione egemonica del paganesimo. Durante il saccheggio, forte dell’aiuto dei suoi allievi cerca di salvare il possibile, con i pochi testi che riesce a salvare fugge sfiorando la morte.

 La deturpazione per opera dei cristiani, non si limita a distruggere l’edificio, ma arriva a passare con la spada ogni pagano alessandrino, la biblioteca brucia, crollano colonne e statue, la violenza cieca devasta ogni cosa, lo stupro culturale è compiuto, anche nel cuore della filosofa Ipazia.

Dopo anni di esilio Ipazia, ormai sola, tornata ad Alessandria, ritroverà il suo allievo Oreste, divenuto cristiano e Prefetto della città, e Davus, ormai libero e fervente miliziano tra i parabolani di Ammonio, ed una città ormai soggiogata al potere cristiano e alle ambizioni del vescovo Cirillo (Sami Samir).

Sempre con gli occhi rivolti al cielo delle stelle erranti, accolta amorevolmente da Orazio che le offre protezione, Ipazia riprenderà i suoi sofferti studi, passando lunghe notti alla ricerca ossessiva sui segreti dell’universo astrale ed il moto dei pianeti, con i pochi manoscritti salvati dalla devastazione, cercherà di comprendere le leggi della fisica gravitazionale.

Ma l’egemonia della nuova Chiesa alessandrina, forte del sostegno popolare, non si fermerà ad affermare un’unica fede, chiederà all’autorità secolare di assoggettarsi al potere spirituale.

Ipazia oltre ad essere l’espressione di un’intellettualità laica, ha la colpa di essere una donna libera da ogni condizionamento religioso, diventa sempre più un personaggio scomodo per il nuovo Clero, mentre tutti si sottomettono al volere di Dio, lei è devota solo alla perfezione del cerchio.

Quando le sue parole di libertà “per quanto mi risulta il vostro Dio non ha ancora dimostrato di essere più giusto o più pietoso dei vostri predecessori”, le sue frasi risuoneranno oltraggiose e blasfeme, e segneranno la fine dei suoi giorni.

Le sue idee metteranno in crisi Orazio e i dignitari di Alessandria riuniti in assise per decidere sull’opportunità’ politica di riconoscere a Cirillo il potere assoluto. La reazione cristiana non si farà attendere, Cirillo scaglierà l’anatema di empietà nei confronti di Ipazia dall’alto di un altare “non permetterò a nessuna donna d’insegnare e dominare sull’uomo, voglio invece che stia in silenzio”, condannata a morte per stregoneria, ri- fiutando la protezione di Orazio e la sua scorta armata, verrà arrestata e giustiziata con la lapidazione.

L’inizio del film è suggestivo, l’universo infinito delle galassie è un sipario naturale di stelle in movimento, si scende lentamente, la dimensione della Terra è svelata da uno squarcio di luce fino ad approdare sul mondo “finito” degli uomini.

La storia del film raccontata in Agorà emoziona, le scene iniziali dove Ipazia amorevolmente cerca di coinvolgere i suoi studenti sullo studio dei corpi celesti, sono scene di poesia, l’attrice bene incarna l’icona della bellezza classica del tempo, la sua purezza si specchia nel suo abito candido, il suo sorriso espressione di un viso disarmante simbolo di grazia, ben realizza l’icona di Ipazia nel nostro immaginario collettivo.

La scelta del cast è riuscita, ogni attore è una maschera naturale nel ruolo e nel personaggio storico del film, degna di nota la fotografia che riesce ad impressionare gli ambienti, giocando con luminosità cromatiche per la biblioteca pagana e chiari oscuri marcati per i templi cristiani. Il film ben descrive l’armonia culturale e la pacifica convivenza sociale che regnava ad Alessandria prima che la furia mistica del cristianesimo ingoiasse la ragione della scienza.

Un’armonia culturale precristiana ben raffigurata negli ambienti della Biblioteca alessandrina, che enfatizza il contrasto con le scene successive di violenza, consumate nel segno della croce, che non hanno precedenti nella storia del cinema, scenari violenti che arrivano forti come un pugno nello stomaco e nell’anima, si arriva ad odiare il cristianesimo ed i cristiani, forse solo per il fatto di incarnare il fondamentalismo religioso del momento, ma l’impatto è dirompente, come ineluttabile è la riflessione sul perché debba esistere una religione in senso assoluto, ed un clero, che già nella sua fase embrionale, diffonde un verbo manipolativo tutto teso e concentrato ad assoggettare le masse, a prescindere che sia cattolico, ebraico o pagano ! In maniera empatica si assiste alla passione di Ipazia, un entusiasmo contagioso della filosofa nel voler capire il cosmo, capace di sacrificare ogni piacere fisico, respingendo ogni atto d’amore a lei rivolto, per sentirsi viva solo quando scruta il cielo, studiando le stelle e i misteri dell’universo.

Le scene corali dei tumulti tra cristiani e pagani sono ben dirette, girate con enfasi, la preferenza data alle riprese aeree da dinamismo suggestivo agli scontri, la scelta dei colori nettamente diversi e uniformi tra cristiani e pagani, facilmente riconoscibili agli occhi dello spettatore risulta agevole, rende sempre l’idea delle forze in campo durante i tafferugli e le mischie nell’agorà di Alessandria. Le ricostruzioni da computer grafica, fanno rivivere la grandezza e l’imperiosità della città, riprese che regalano agli occhi quello che doveva essere il gigantesco Faro di Alessandria, fino a sorvolare la cupola della Biblioteca, regalando una ricostruzione monumentale del tempo.

Il film prende un ritmo incalzante, ben scandito da una colonna sonora coinvolgente e che da rilievo alla violenza, quando cade la porta della Biblioteca e si consuma l’assalto degli assedianti, le riprese dall’alto in movimento, un po’ inflazionate dal regista per tutto il film, sembrano dare l’impressione di come il cielo di Ipazia sia testimone dello scempio che si sta consumando, le scene di massa dei parabolani che invadono e devastano vengono accelerate progressivamente dal basso verso l’alto fino ad arrivare a dimensioni piccolissime, dando la sensazione di un’invasione di formiche fameliche, “portate dal vento d’oriente”.

L’immagine dell’Universo e delle stelle di Alessandria è ricorrente, un cielo che sembra essere la soggettiva dominante per tutto il film, molti sono i simboli nelle inquadrature e nelle citazioni, come il cerchio, disegno e orbita perfetta.

Le scoperte innovative di Ipazia di Alessandria, raccontata da Amenábar, non trovano riscontro nei documenti ufficiali dell’epoca, ciò che è certo è che Ipazia sia esistita realmente e che sia stata uccisa per mano dei cristiani, ma è palesemente comprensibile che la sceneggiatura del film sia stata scritta per regalare alla storia del cinema, un’icona di donna scienziata, con delle idee innovative che possono oscurare il potere degli uomini di fede, mettendo in crisi l’ordine precostituito, la vita di Ipazia trascende l’aspetto temporale, la cultura e le idee di una donna che con il suo libero pensiero, non assoggettabile al potere degli uomini, è un fatto intollerabile per la storia del Mondo. Ipazia una donna con un’unica fede, il Cielo, un cielo che unisce, uguale in ogni parte del mondo per tutti gli uomini, qualunque sia la loro fede, un simbolo di libertà ed uguaglianza.

La sua religione la scienza “Come posso credere a ciò che voi ritenete indiscutibile, quando la cosa per cui io credo, la metto in discussione ogni giorno”.

Ipazia, La Filosofa che aveva regalato il cuore al suo unico infinito amore “Le stelle erranti”.

Voto: 8

 

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