Cosa voglio di più

cosa voglio di piùItalia 2010 – di Silvio Soldini – drammatico/sentimentale – 126′Scritto da Alessandro Naboni (fonte immagine: imdb.com)

Alessio è buono, troppo buono. E’ sempre contento, tra bricolage casalingo, giradischi ed elicotteri da riparare, mimo e birra al pub con gli amici, un documentario su Fausto Coppi o il solito film di spionaggio prima della lettura sotto le coperte con la lampadina attaccata al libro. Niente sesso, passione (quasi) allo zero assoluto sognando però un figlio.

Anna è viva. La periferia dove abita, nitida nel suo essere indistinta/indistinguibile, gli sta stretta così come una vita fatta di routine e di un marito buono, troppo buono; lo sfocato centro meneghino non riesce ad appartenergli perchè borghese, asettico, milanese.

Prima per caso e poi per curiosa volontà incontra l’uomo-catering-calabrese Domenico in cerca di un diversivo a mutuo, lavoro da tuttofare, moglie e due figli; lui pensa di amarla, ma il problema sta proprio nel fatto che lo pensi perchè ha paura o non vuole viverlo veramente. Però c’è la passione e l’imbarazzo dei primi incontri, i (brevi) momenti spensierati. Illusioni. Scuse più o meno plausibili, scomodi pedinamenti reciproci, messaggi e telefonate rabbiose, motel e stanze da letto dove sembrano (ri)trovare per magia quel sesso che manca coi rispettivi partner. ‘Tanto lo sapevo che prima o poi tornavi’: sono le ingenue certezze di Alessio che fanno incazzare Anna perchè non capisce come il marito riesca a non vedere oltre la sconfinata fiducia che ha per lei; è la rabbia di chi non riesce a confrontarsi con un partner che non ha cedimenti, ama e fortissimamente ama nell’ormai quotidiana routine che non pesa solo se si prova un sentimento forte e vero. Altrimenti è gabbia dalla quale si cerca una qualsiasi scusa per scappare.

Il tradimento. E’ come un valzer, uno due e tre. Ci vuole poco e ci si ritrova dentro un vortice da cui non si riesce/vuole uscire. Quando si sta lontani si pensa di poter far a meno dell’altro, sconosciuto che risveglia anima e corpo. Ma poi un’immediata nostalgia, fisica più che mentale, fa cadere le poche (finte) certezze che uno cerca di costruirsi.

Cosa voglio di più non è semplicemente il film di un uomo e una donna che tradiscono i loro partner per lasciarsi andare ad adolescenzial passioni ed istinti. E’ la storia di due famiglie, di lavori/esistenze più o meno precarie che si traducono violentemente in precariato emotivo e relazionale. In un mondo dove le certezze (economiche) sono poche o nulla, Anna e Domenico prendono al volo la prima via di fuga che gli si presenta, un carpe diem necessario non in quanto tale ma perchè è quel runaway train da non perdere per provare a dare una svolta/scossa ad una vita appesantita da tante preoccupazioni. L’altro non è la persona giusta in assoluto, ma la migliore per quel dato momento.

L’abilità di Soldini sta nel far percepire difficoltà e angosce quotidiane senza far(ce)le pesare; incombono ma non sono mai giustificazione di un comportamento, solo come lucida analisi di un contesto sociale e umano. Fin dalle prime inquadrature la macchina da presa (a mano) segue/bracca da vicino i suoi personaggi, documentando ogni loro movimento, emozione, esitazione; se all’inizio il film parte lento, ci si trova in fretta nel mezzo di una non-storia tra due persone nata per caso/gioco, seguendo i passi incerti/falsi di un amore precario.

Finale brusco, poco italiano nel suo essere essenziale, improvviso, non prolisso. Ma è la vita vera perchè ha la risolutezza di quelle scelte prese senza pensarci troppo, istinto di auto-conservazione o volontà di non ‘perdere tempo’ in un rapporto destinato a non ufficializzarsi mai come tale. Anna prende in mano la sua vita con l’unica decisione veramente coraggiosa, quella più difficile, più matura. Soldini sa scegliere le facce giuste, normali quanto basta per essere perfette: Alba Rohrwacher, eye-liner e pelle bianca che più bianca non si può, dimostra ancora una volta grande talento e un’intelligenza attoriale che la porta a scegliere ruoli mai banali; Favino è l’impacciato uomo del catering che non vuole davvero cambiare vita; e poi quel Battiston marito troppo buono e attore sempre straordinario (spesso sottovalutato) nel suo essere low profile con stile. Notevole colonna sonora di Giovanni Venosta.

Non è un film perfetto ma è sincero. Che non è poco per un cinema italiano affollato da pseudo-autori che pensano di aver qualcosa da dire e di sapere come farlo. Soldini invece sa bene cosa raccontare e come muovere macchina da presa, personaggi ed emozioni.

Voto: 7

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