Giulia non esce la sera

giulia non esce la seraItalia 2009 – di Giuseppe Piccioni – sentimentale – 105′Scritto da Alessandro Naboni (fonte immagine: imdb.com)

“Io so stare a galla, a fondo non ci vado”. Guido, scrittore in crisi creativa ma finalista di un prestigioso premio letterario, la pensa così, o almeno ci crede (poco).

Ma nella vita non basta stare a galla, o meglio si corre il pericolo di rimanere in balia della corrente/eventi; si rischia di rimanere senza forze e affogare senza essere arrivati da nessuna parte. Per Guido però il semplice (soprav)vivere, il lasciarsi cullare “intorpidito” dallo scorrere del tempo e degli eventi, è sufficiente per star bene con sé stessi; in realtà è quello che vuole credere perché nel profondo sa che non è la strada giusta. Si autoconvince che non gli interessi vincere il premio (dal curioso nome di Malaspina), perché pensa che alla fine quel tipo di riconoscimenti non vale nulla. Non è vero. Quando tutto il suo mondo reale e della mente inizia lentamente a sgretolarsi capisce che lo stare semplicemente a galla non gli serve a nulla, è necessario muoversi. Ed è per questo che forse decide di imparare a nuotare, per capire come vivere. In piscina incontra la Giulia del titolo, la sua istruttrice, che non esce la sera perché non può e poi fuori “casa” non c’è nulla da fare o qualcuno a cui far visita. Durante il giorno insegna nuoto, “libera” nell’acqua riesce ad isolarsi da quel mondo che non (la) vuole, condizione necessaria per non affogarci. Ma forse Giulia non esiste, magari è solo uno dei tanti personaggi che popolano la vita e le storie di Guido, una sorta di Virgilio che lo scrittore si crea per farsi guidare fuori dalla crisi.

I due protagonisti si trovano perché sono due solitudini, persone sole che cercano di aiutarsi reciprocamente con un improbabile amore: la poesia dura un attimo, momenti tanto estemporanei quanto effimeri, pur nel loro essere di grande intensità. La vita poi sa essere crudele e a volte non basta saper nuotare per sopravvivere; così circostanze avverse possono portare a scelte più o meno drastiche o definitive che, nel bene e nel male, sono comunque rare in un mondo dominato dall’indecisione e dall’accettazione (passiva) del destino.

A ben cinque anni da La vita che vorrei e otto da Luce dei miei occhi (per il quale i due protagonisti, Luigi Lo Cascio e Sandra Ceccarelli vinsero la Coppa Volpi a Venezia), ritorna Giuseppe Piccioni, uno dei registi italiani più apprezzati per il modo particolare con cui affronta i sentimenti umani, l’amore in particolare, prestando attenzione soprattutto alle situazioni più problematiche e a quelle persone distaccate dal mondo ma (forse, anche se non sempre) desiderose di farne parte.

Non è un film perfetto, anzi. Però è sincero e non è poco; sa raccontare in modo semplice ma non semplicistico la difficoltà di due persone che annaspano nella vita senza riuscire a muoversi realmente in nessuna direzione, senza poter dare un senso a persone/eventi o ai personaggi di un libro in cerca di un motivo per esistere e non d’autore. Bravissima la coppia di protagonisti, con un Valerio Mastandrea straordinariamente di basso profilo, nel reggere una storia che altrimenti avrebbe mostrato delle lacune, figlie di una sceneggiatura non sempre brillante.

Curiosamente le iniziali dei due personaggi (G-G) sono le stesse dei due attori (V-V). Solo una coincidenza che, banalmente, fa capire quanto il mondo possa disporsi autonomamente in modo curioso.

“Com’è che uno decide di incominciare a scrivere?”

“Ero molto innamorato di una ragazza e scrivere era l’unico modo di starle vicino…per dirle tutto quello che non le avrei mai detto”

Arte come esigenza/necessità che nasce sincera nel cuore/mente di una persona. Non come pretesto per raccontare più o meno credibili mocciosità.

Voto: 7

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