Cleo Dalle 5 Alle 7

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Cléo de 5 à 7 – Francia/Italia 1962 – di  Agnès Varda

Commedia/Drammatico – 90′

Scritto da Francesco Carabelli (fonte immagine: filmtv.it)

La giovane cantante Cleo deve fare i conti con un problema di salute piuttosto grave. La accompagneremo nelle due ore che precedono il responso medico. Gli amici non riescono a sollevarla da una situazione di prostrazione, solo l’incontro casuale con un giovane militare in procinto di partire per l’Algeria, riuscirà a darle il coraggio di affrontare la situazione e di recarsi all’ospedale per conoscere la verità sul suo futuro…

Entrare nella vita di una donna per due ore della sua esistenza, scoprirne i problemi e gli atteggiamenti davanti alle difficoltà della vita. Questo in sintesi lo scopo dell’opera della regista Agnès VardaCleo è una giovane cantante di musica leggera, che ha appena raggiunto un qualche successo, ma deve confrontarsi con un grave problema di salute. Accompagneremo Cleo nelle due ore (o meglio un’ora e mezzo) che precedono i risultati medici, dalle 5 alle 7 del primo giorno d’estate; l’accompagneremo nei suoi andirivieni, nelle sue fughe dalla realtà e nei suoi ritorni, nella sua ricerca della verità, costantemente in conflitto con la superstizione. L’idea è in sé geniale in quanto il tempo filmico coincide con il tempo reale, senza cesure e salti temporali.

Gli stessi orologi che Cleo trova nel suo percorso indicano il tempo preciso al minuto nel quale accadano i fatti. La costruzione è per capitoli. Ogni capitolo è introdotto da un titolo che indica i protagonisti della scena e il lasso temporale preciso nel quale essa si svolge. Il film è stato girato in ordine cronologico, rispettando così il susseguirsi naturale degli eventi. LaVarda sottolinea come il film debba essere considerato diviso in due parti distinte: una prima parte (i primi 45 minuti) nei quali Cleo è vista dagli altri, ossia ne subisce le attenzioni e deve stare al loro gioco, assecondandoli e recitando una parte già scritta; una seconda parte (i secondi 45 minuti) nei quali invece Cleo guarda gli altri, ossia assume un atteggiamento attivo verso il mondo e decide autonomamente della propria vita.

A questa divisione corrisponde non solo un atteggiamento mentale diverso di Cleo, ma anche un abbigliamento diverso: dal bianco al nero, dal camuffamento-maschera alla semplicità del sé. Stilisticamente la linearità della narrazione filmica è in qualche modo interrotta dall’uso di jump-cuts che segnano un salto e una divisione, accelerando gli eventi. Questo uso è tipico di quegli anni (primi anni ’60) e in particolare del cinema di Godard (penso qui all’uso che ne fa in Fino all’ultimo respiro). Ma questo omaggio a Godard non è casuale, in quanto egli è protagonista di un film nel film. In uno dei capitoli in cui è diviso il film, Cleo ed un’amica, giovane modella d’arte, si recano dal ragazzo di quest’ultima, che fa il proiezionista e assistono alla proiezione di un film muto che ha tra gli in- terpreti Jean-Luc Godard e la di lui consorte Anna Karina.

Un corto muto che in qualche modo stacca e interrompe a sua volta la tensione della narrazione e funge da divertissement . Ricercato è l’uso della luce che privilegia il bianco, inondando gli ambienti di questo colore grazie ad un’illuminazione quasi sempre naturale e all’uso di filtri particolari. La pellicola è pressoché in bianco e nero eccettuato l’incipit nel quale una maga legge le carte a Cleo. In questo caso le inquadrature rivolte alle carte sono a colori. La Varda ci parla qui di una finzione che si contrappone alla realtà, e che pertanto se ne distingue grazie all’uso del colore (ricordo qui l’uso del colore e della luce sempre ricercato nelle opere della Varda quasi a farne dei quadri in movimento, penso in particolare al successivo Le Bonheur).

Da segnalare l’uso delle voci interiori dei protagonisti che accompagnano lo svolgersi delle vicende, quasi a volersi in qualche modo staccare dagli eventi , creando un momento di riflessione e di sospensione. Vediamo dunque come la realtà oggettuale seppur filmata e narrata con precisione è spesso interrotta con modalità che rendono il film maggiormente ricco e completo e lo rendono per la sua complessità una pietra miliare del cinema della Nouvelle Vague.

Voto: 9

 

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