Gli Equilibristi

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Gli Equilibristi – Italia/Francia 2012 – Ivano De Matteo

Drammatico – 107′

Scritto da Federica Banfi (fonte immagine: movieplayer.it)

Giulio (Valerio Mastrandrea) è un padre e marito amorevole, impiegato al comune e serio lavoratore, ma a causa di una scappatella con una collega e alla conseguente separazione dalla moglie Elena (Barbora Bobulova), si troverà a dover fare i conti con la crisi e la povertà.

Dopo Posti in piedi in paradiso, tragicommedia di Carlo Verdone uscita nelle sale lo scorso marzo, anche Ivano De Matteo dedica il suo Gli equilibristi, presentato alla 69esima Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, a uno dei problemi meno tenuti in considerazione nell’arte cinematografica, ma tra i più attuali e allarmanti nell’Italia contemporanea: quello dei padri separati.

Nonostante spesso rischi di sfiorare il patetismo (in particolare nel finale), De Matteo, che fino ad oggi si era dedicato principalmente al cinema documentario e alla recitazione, riesce a trattare talvolta con ironia un tema tanto complicato da portare sul grande schermo, inserendosi perfettamente nella tradizione italiana che, partendo dalla commedia all’italiana, si è sempre premurata di cercare la risata nella sofferenza quotidiana.

Evitando di scadere quindi nel melodrammatico, il regista riesce efficacemente a dare un’immagine reale e al tempo stesso emozionante del dramma che quotidianamente deve vivere la maggior parte dei padri separati.

Non è il tema della separazione, ciò di cui il regista vuol raccontare, quanto quello della difficoltà nel mantenere un equilibrio economico: è l’incapacità di Giulio di sopravvivere con uno stipendio che non gli basta nemmeno per pagare un alloggio, il vedersi costretto a negare una stabilità economica ai propri figli e a se stesso, ciò che De Matteo vuole portare in scena e mostrare al pubblico italiano, perché è questa la problematica che condurrà Giulio sempre più nella miseria (economica, ma anche morale).

Purtroppo la grave pecca de Gli equilibristi è l’esile trama sulla quale il regista tenta di costruire qualcosa di nuovo, perdendosi tuttavia troppo spesso nello stereotipo e nel colpo di scena gratuito. Ci pensa però Valerio Mastrandrea a risollevare le sorti di un film che risulterebbe altrimenti ben poco riuscito: con la sua autoironia, il suo cinismo e la sua ‘romanità’, e nonostante talvolta risulti un po’ troppo caricato, è proprio lui che dona alla pellicola freschezza, riuscendo a trasformare momenti che risulterebbero troppo pregnanti o grevi, in spunti di umorismo, ma allo stesso tempo diriflessione.

Voto: 5

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