Sharknado 2: A volte ripiovono

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Sharknado 2: The Second One – Stati Uniti 2014 – di Anthony C. Ferrante

Azione/Avventura/Commedia – 95′

Scritto da Beatrix Kiddo (fonte immagine. filmtv.it)

Fin e April sono in volo per New York. Lui è un eroe nazionale, lei ha scritto un libro “come sopravvivere ad un tornado di squali”. Tutto sembra andare per il meglio, a New York li attendono la sorella di Fin e tra loro due le cose stanno ricominciando a funzionare…ma la tragedia è in agguato….e sarà soltanto il preludio all’incubo che li attenderà a New York…la tempesta, anzi, LE tempeste perfette che presto colpiranno New York, facendo piovere…squali!!!!

Era ampiamente annunciato. Dopo l’incredibile, ed a tratti inquietante confesso, successo del primo Sharknado, ritorna il dinamico duo The Asylum/Syfy con l’inevitabile sequel Sharknado 2. Rispetto al suo predecessore, bisogna ammettere, qualche merito questo secondo capitolo ce l’ha. Tecnicamente è un pochino più decente. Certo, siamo sempre di fronte ad un prodotto abbastanza infimo, gli squali questa volta son di plastilina anzichè cartone e quanto meno la fotografia è più nitida, togliendo al film la fastidiosa patina giallastra che faceva tanto filmino amatoriale. E vogliamo parlare dei primi dodici minuti? Parliamone pure. La lunga sequenza prima dei titoli di testa è qualcosa di assolutamente assurdo, capolavoro trash come se ne son visti pochi. Cominciando con la coda dell’aereo che fa capolino tra le nuvole come la pinna di uno squalo e passando per Robert Hays, leggendario Ted Striker de L’aereo più pazzo del mondo, solo uno dei tanti vips (o presunti tali) che compaiono in numerosissimi cameo, protagonista di un dialogo imperdibile, assistiamo a 12 minuti idioti eppure incredibilmente divertenti. Peccato che finisca tutto lì. Dopo la sigletta degnamente “scult” il film perde inesorabilmente terreno e si affloscia senza pietà. Se il primo Sharknado era, mi si perdoni il francesismo, una pellicola cazzona consapevole di esserlo, il suo seguito è tremendamente stupido eppure si maschera da opera seria. Ian Ziering ci mette l’anima poraccio, e c’è da capirlo visto che non se lo filava nessuno da vent’anni, ma era e rimane un cane senza pietà, come Tara Reid, anche se la signora ci mette un pochino più di impegno rispetto alla volta scorsa. La parte newyorkese si riduce ad un’autocitazione del primo capitolo, compresa la scena della sega elettrica, e di altre film horror, con Fin che si comporta come una specie di Ash dei poveri. Ma Ferrante, che comunque tanto scemo non deve essere, non è Sam Raimi, non dimentichiamolo mai… Il finale poi, in un tripudio di squali squartati ed in fiamme, perde completamente la bussola, ma non potevamo aspettarci tanto di più in fondo… A conti fatti mentre nel primo capitolo eravamo di fronte ad un semplice “brutto”, qui siamo dalle parti del “brutto senza appello” che, più che divertire, alla fine annoia, baciato però anche questa volta da un successo di quelli con pochi precedenti, nell’attesa, ahinoi, di un terzo, e già annunciato, capitolo.

Voto: 1

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