Attacco Al Potere – Olympus Has Fallen

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Olympus Has Fallen – Stati Uniti 2013 – di Antoine Fuqua

Azione/Thriller – 119′

Scritto da A. Graziosi (fonte immagine: cinemadelsilenzio.it)

Un gruppo di estremisti nord coreani dà il via ad un audace agguato in pieno giorno alla Casa Bianca, oltrepassando l’edificio e prendendo in ostaggio il Presidente Benjamin Asher e il suo staff all’interno dell’impenetrabile bunker presidenziale sotterraneo. Il loro obiettivo è quello di mettere sotto scacco l’intera nazione degli Stati Uniti. L’unica speranza per evitare la catastrofe è Mike Banning, l’ex responsabile della sicurezza il quale, rimasto l’unico membro dei Servizi Segreti ancora vivo nell’edificio assediato, diventerà gli occhi e le orecchie del Portavoce della Casa Bianca Allan Trumbull e dei suoi consiglieri.

Attacco al potere sembra, di primo acchitto, appena uscito dagli anni Ottanta, regno in cui Stallone, Schwarzenegger Bruce Willis spadroneggiavano, praticamente incontrastati, e in cui l’Unico, l’Eroe riusciva sempre, in un paio d’ore scarse di pellicola, a risolvere in solitaria situazioni così impossibili da sfiorare (o sfondare) il ridicolo. In questo caso c’è in- vece Gerard Butler, nei panni dell’imperturbabile Mike Banning, a dover salvare un’America che si fa (fin troppo facilmente) invadere e che deve essere riconquistata a suon di mazzate e sangue. Una volta giunti in sala si ha quasi da subito l’impressione che più di un film di scottante attualità (a causa della presenza di terroristi nord coreani), ci si trovi in realtà di fronte alla classica pellicola, imbevuta di retorica patriottica, in cui si realizzano tutti insieme e in pochi minuti i peggiori incubi degli americani, dall’invasione della Casa Bianca al rapimento del presidente (Aaron Eckart) al foramento della più che simbolica bandiera a stelle e strisce. Che l’invasione sia ad opera di nord coreani, islamici, alieni o mostri a otto zampe non ha molta importanza in fondo, perché tutto converge verso l’obiettivo, nemmeno troppo velato, di riaffermare con rinnovata forza gli ideali stile God bless America e così attrarre facilmente, e con poca fatica e novità a livello di contenuti, un pubblico più vasto possibile. Tutto questo ha (fortunatamente per gli incassi) sortito una certa ed importante eco in patria, ma lo stesso non si può dire da noi in Italia (dove ad attrarre sono probabilmente stati semplicemente i divi): una retorica di per sé non molto esportabile e forse anche un po’ indigesta per i non americani. In generale, Attacco al potere è un film che non rischia e non si sbilancia, mantenendo fin dal principio, uno stampo nettamente classico a livello tecnico, sia a livello di fotografia che di montaggio. C’è da dire però che gli effetti speciali purtroppo non sono il massimo della verosimiglianza e dell’avanguardia. Bisogna anche sottolineare però che Attacco al Potere è costato “solamente” settanta milioni di dollori, un budget non molto alto (nonostante la presenza di star del calibro di Morgan Freeman) se lo si confronta con la media dei grandi film d’azione made in Usa. Ci si potrebbe dunque aspettare lo stesso, nonostante i difetti, di trovarsi di fronte a un film d’intrattenimento abbastanza completo, da gustarsi con leggerezza e con un cestino pieno di pop corn e annessa bibita da mezzo litro. In realtà il meccanismo dell’in- trattenimento di Attacco al potere si inceppa facilmente e per un motivo fondamentale: l’attore protagonista Gerard Butler, nonostante l’impegno, non sembra possedere molto dello charme e della simpatia dei suoi “predecessori”, i quali grazie a queste due qualità, imprescindibili per il tipo di ruolo, riuscivano quasi sempre a smorzare e a ironizzare storie inverosimili e un po’ ripetitive, ma tutto sommato di grande intrattenimento.

Lo stesso purtroppo non si può dire per Attacco al potere…

Voto: 6

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